martedì 13 settembre 2016

La mia verità - sei settimane

Dal diario
Non tutte siamo nate con i cromosomi materni. Per tutta la vita sono scappata dal ruolo di madre, concedendomi il lusso di scegliere  quello di figlia. Ogni tanto ci pensavo, e ci penso: Che madre sarei? Non so cambiare un pannolino, non sopporto tutti quei discorsi sui dentini e pappette e non digerisco l’educazione moderna. Il ruolo da super donna non mi interessa, e francamente non mi si addice.  Se devo crescere un figlio, e se posso permettermelo, voglio concedermi tutto il tempo a disposizione. Lavorando, anche dodici ore al giorno, la vita scorre in fretta ed egoisticamente ho scelto di non avere figli, escludendo anche la minima possibilità che ciò potesse accadere.
Ora mi trovo a 44 anni incinta! E non vedo l’ora che siano passati i primi tre mesi. Questa ansia mi uccide.

***

Non sono una buona amica, sono una pessima zia e francamente non so se sarei stata una brava madre. Ho avuto sei settimane per pensarci.
Si nasce diversi, non lo si diventa. Non è qualcosa che si acquisisce o si insegna. Sono stata amata molto. Da poche persone. Non so cosa voglia dire circondarsi di amici, non amo i gruppi, non amo la competizione e trovo noioso il genere umano. Asociale è il mio secondo nome. In famiglia qualcuno ipotizza che abbia preso il carattere di mio nonno materno, il che è tutto un dire. Era un selvaggio! Convivo con i silenzi da una vita. Conosco e ho incontrato parecchia gente, sul lavoro ero professionale con i clienti. Mai una parola di troppo, mai uno sgarbo e con il  sorriso stampato a 32 denti (facendo conto che io abbia 32 denti). Le persone mi annoiano.
Ho appena perso la mia creatura, quindi se state pensando alle parole “le persone mi annoiano”, fatemi e fatevi un favore, sorridete! C’è di peggio.
Sono anarchica, come ha detto Silvia. Le compagnie mi stanno strette come uno slip che si infila dentro le natiche. Non amo il buonismo, le gatte morte, le finte amiche, la cattiveria gratuita, gli sfruttatori  e la maleducazione. Io, gli angoli li smusso da una vita…
A metà luglio ho scoperto di essere incinta. Alla mia età, dopo quello che mi avevano detto i medici, ho pensato ad un miracolo!
La mia esperienza sulle consulenze e la fertilità assistita è stata negativa. Ho incontrato dottori che mi hanno fatto perdere tempo, e altri, invece, che mi hanno dato fiducia. Per un figlio ho tolto un polipo e un fibroma,  trascorso mesi di attese ed esami. A maggio di quest’anno, dopo aver consultato due centri, ad un passo dalla IUI,  ho rinunciato. La mia vita era puntellata da percentuali: 45/50% di possibilità per fecondazione eterologa; 3% di possibilità per fecondazione omologa; 1% di possibilità per IUI. E ancora: 4 follicoli; ovaie in esaurimento; percentuali di portare a termine una gravidanza pari al 50%. Ancora: 1000 Euro per IUI; 4000,00/5000,00 Euro per fecondazione omologa; 10.000 Euro per fecondazione Eterologa; dai mille ai 2000,00 per tutte le consulenze ed esami. Ho incontrato medici, ed infermiere, che pensavano esclusivamente al vile danaro. La fecondazione eterologa è in voga, soprattutto alla mia età.
Alcune amiche, così si fanno chiamare, adorano raccontarti la loro esperienza negative, e ti ritrovi a prendere decisioni che difficilmente puoi condividere. Ho scelto di intraprendere la via naturale, e da ingenua pensavo che se fosse andata male l’avrei presa con filosofia. Purtroppo non mi conosco.
I primi giorni di gravidanza  li ho vissuti con una certa angoscia.

Non giudico la donna che arriva a 40, nel mio caso 44 anni (ho perso tanto tempo per medici incompetenti), e si ostina a volere a tutti costi un figlio,  ad ogni modo consiglio, data la mia esperienza, di pensarci prima. Dimostriamo meno anni, ciò nonostante invecchiamo ugualmente.
La vecchiaia mi sta stretta.
Nella vita sono inciampata più volte in medici incapaci: ci sono oculisti che ti fanno perdere diottrie, dentisti che non curano fistole ventennali, dermatologi che scambiano la pitiriasi rosea per orticaria, ed infine ginecologi che definiscono “epitelio bianco sottile” una neoplasia. La mia storia, se vogliamo, inizia da lì, dall’epitelio bianco sottile. Probabilmente, durante un rapporto sessuale, pur protetto, mi sono beccata a 27 anni i condilomi, facenti parti del papillomavirus umani. All’epoca li feci bruciare con il laser. A 35 anni, quindi 8 anni dopo, durante un pap test con colposcopia un ginecologo enfatizzò, senza darmi spiegazioni, la parola “neoplasia!”. In quel  frangente non conoscevo il significato del vocabolo, e, pur facendo domande, il dottore in questione esclamò: “Aspettiamo l’esito del test!”. Quando tornai a casa, cercai su internet “neoplasia” e impallidii: tumore. Al di là della mia ignoranza, alcuni medici sarebbero da fucilare.  Il test fu negativo, come quelli successivi, tuttavia non mi fermai alla prima diagnosi. Incontrai altri ginecologi i quali, visto il mio interesse –e i loro interessi -, mi fecero fare: esami del sangue, biopsie e test hpv del dna. L’epitelio bianco sottile è una sorta di lesione provocata dal papillomavirus, ma se gli esiti dei test sono negativi basta un pap test all’anno. Malgrado tutto, pur facendomi visitare da grandi luminari, nessuno si è mai sognato di fare un’ecografia transvaginale. Purtroppo la decisione di avere un figlio arrivò tardi, e quando andai dal medico prescelto, per esporre dubbi e perplessità, finalmente sbirciò lo stato di salute dei miei organi interni. Et voilà, oltre al solito polipetto, nell’utero affiorava un fibroma sottomucoso di un centimetro, fibroma per certi versi sottovalutato. In quel frangente non si affrontò il problema dell’età, anzi… Quel piccolo affarino poteva essere causa di aborto o infertilità. Come sempre, vista l’esitazione del mio ginecologo, cercai un altro parere.
Aprile 2015
Avevo da poco compiuto 43 anni, e finalmente incontrai, sempre a pagamento, un altro ginecologo. L’esperto di turno, che non volle nemmeno visitarmi, si limitò a guardare l’ecografia, fatta dal collega LUMINARE, e dichiarò: “Il fibroma è ENORME ed è la causa della sua infertilità, dovremo toglierlo in più riprese. L’operazione è delicata, indubbiamente farà male ai polmoni… Poi, potrà avere tutti i figli che vorrà!”. Lo guardai con aria perplessa, guardai l’ecografia e dichiarai: “Ne è sicuro? E’ solo un centimetro…”. A quel punto, preso in castagna, farfugliò qualcosa e mi invitò ad uscire. 102 Euro e un calcio nel sedere!
Maggio 2015
Matrimonio. Luna di miele.
Giugno 2015
Tornata dal viaggio, presi appuntamento con l’ennesima Autorità del settore. 250 Euro, 2 mesi di attesa. Che lavori in ospedale è un optional, il DOTTORE visita soltanto nel suo studio.
Agosto 2015
Ironia del destino, il ciclo arrivò in anticipo. Quando chiamai la segretaria per spostare l’appuntamento con l’ESPERTO , si ipotizzò una visita in ottobre.  Luminare o non luminare, telefonai all’ospedale per fissare un incontro con una ginecologa. A settembre finalmente incontrai un essere umano capace  di empatia.
Ottobre 2015
A fine ottobre affrontai un’isteroscopia operativa.  Dopo l’intervento il periodo di attesa per provare ad avere un figlio è di due mesi!
Febbraio 2016
A febbraio decisi di affrontare il problema fertilità, ormai avevo quasi 44 anni e nonostante le belle parole il bimbo non arrivava. Così, provai a fissare un appuntamento con la ginecologa che mi aveva operata:  la prima data utile sarebbe stata in aprile. Decisi allora di parlare con un esperto di procreazione assistita, e finalmente, dopo vari fraintendimenti con la segretaria, riuscii ad incontrarlo il giorno prima del mio compleanno.
Marzo 2016
Il 14 marzo, senza mio marito, incontrai il luminare che mi fece la solita visita ginecologica, con ECOGRAFIA TRANSVAGINALE, e mi espose due soluzioni:
-      la prima, FIVET (omologa), vista la mia età, sarebbe stata un fallimento. Più del 50% degli aborti spontanei oltre i 35 anni d’età è dovuto ad anomalie cromosomiche (trisomie autosomiche), l’incidenza delle quali aumenta con l’età della madre.
-      La seconda, fecondazione eterologa, ossia con ovocita di donatrice, mi avrebbe dato più chance.  La probabilità di gestazione per ciclo con trasferimento di embrioni da ovociti donati è superiore al 50%.
Il medico mi spiegò, dando per scontato che avrei scelto la fecondazione eterologa, come funzionava la procedura. Avrebbero valutato una donna con la mia struttura ossea, la mia altezza... Per qualche istante l’idea non mi sembrò eticamente perversa. Un figlio va amato a prescindere dai legami di sangue. Ad ogni modo, l’idea non piacque a mio marito, e, visto che fino a prova contraria un figlio lo si fa in due, decidemmo per la tecnica di procreazione assistita in vitreo.
 Aprile 2016
Il 4 aprile finalmente mio marito ed io tornammo dal ginecologo, il quale cercò di convincerci ad affrontare la fecondazione eterologa. Ci lasciò una parte degli esami da sostenere, un mese per pensare (giusto il tempo per leggere gli esiti delle prime analisi) e il listino prezzi.
Maggio 2016
Per alcuni test avevamo sprecato giorni di ovulazione, e per quanto faccia sorridere, alla mia età un mese equivale ad un anno di vita di un cane. Comunque, il bello doveva ancora arrivare, Stefano ed io eravamo convinti che avremmo affrontato la FIVET, fin tanto che non arrivò la spiacevole telefonata della segretaria, la quale ci informò che avremmo dovuto pagare un acconto per servizi, diciamolo, non ancora effettuati. Non solo, la signora in questione ci avvisò che avrei affrontato una PESANTISSIMA cura ormonale e che serviva, vista la lista farmacologica, la presenza di mio marito per la consegna del protocollo terapeutico. Avvenne così, per caso, che scoprii a cosa sarei andata incontro, senza, e lo sottolineo, alcuna spiegazione medica. Volli parlare personalmente con il GRANDE LUMINARE. Gli feci presente che non avevo ancora tutti gli esiti delle analisi, senza tante spiegazioni, questi rispose di non tergiversare! La fiducia verso quel centro calò all’istante e decisi, come ho sempre fatto, di sentire un’altra voce.
L’11 maggio incontrai una dottoressa specializzata di un centro specializzato, e anche qui le percentuali a mio favore,  e questa volta con gli esami in mano, erano bassissime. La FIVET e la IUI (inseminazione intrauterina) si distanziavano di qualche punto percentuale, la mia unica possibilità, a detta dell’esperta, era la fecondazione eterologa. Stefano ed io decidemmo di partire con la IUI, per poi passare eventualmente alla FIVET. In quel momento ero già sfiduciata. Per la sola consulenza: 152,00 Euro.
Il 18 maggio tornai dalla dottoressa per l’ennesima ecografia transvaginale e per iniziare il percorso IUI. Durante la visita l’esperta di turno sollevò ulteriori problematiche:
-   Avrei dovuto affrontare un esame delle tube, fino a quel momento non evidenziato;
-     Dopo la cura, se non fossi stata pronta, sarei andata in un altro centro, fuori città, per il prelievo del sangue, per ripresentarmi successivamente da lei in giornata. Ad ogni riscontro negativo la procedura andava ripetuta;
-   Durante l’ecografia fu evidenziato un fibroma sieroso di un centimetro, che destò in lei qualche dubbio.
Per farla breve, avrei iniziato il percorso IUI in luglio, dopo aver affrontato altri esami e cure, a quel punto mollai tutto! La mia rabbia e sfiducia erano dovute a:
-     Fino all’età di 42 anni non avevo fatto un’ecografia transvaginale, se qualcuno si fosse degnato di farmela prima, magari non avrei perso tempo…
-      I ginecologi mi spiegarono che il fibroma sottomucoso poteva essere motivo di infertilità, ma nessuno osò affrontare la questione “età”;
-     Tolto il fibroma venne fuori il problema dell’età.
-     I due centri specializzati erano interessati più al danaro che a spiegare, per filo e per segno, cosa avrei dovuto affrontare. Ancora oggi mi chiedo il motivo delle loro esitazioni. Ogni appuntamento mi costava come minimo un centinaio di Euro.
Luglio 2016
Dopo un paio di settimane trascorse tra Liguria e Francia scoprii di essere incinta.
2 agosto 2016
Sei settimane e 4 giorni, ossia settima settimana: l’embrione stava bene, battito regolare, ovaie e ormoni in ordine.
31 agosto 2016
Senza preavviso l’embrione non è mai diventato feto. Si è bloccato a 8 settimane scarse. Battito assente. Aborto interno.
5 settembre 2016
Raschiamento.

***
Le donne

Durante l’isteroscopia e il raschiamento (revisione di cavità uterina) ho parlato con parecchie donne. L’universo femminile è una costellazione di storie finite male, di dolori, rinunce, sacrifici, strappi, violenze, sorrisi e tenerezze. Quando passi intere giornate in certi reparti respiri aria di gioia e sofferenza. Lì nascono bambini vivi e bambini morti. Si parla tanto di fertility day e  ci si dimentica di far parte dell’universo femminile. Trascuriamo che ci sono problematiche come fibromi grandi quanto pompelmi, tumori alle ovaie, ragazze di 34 anni costrette a sottoporsi a isterectomia, tube scoppiate per gravidanze extrauterine, prolassi dell’utero. In ospedale incontri un universo di mamme di bambini nati morti. E nessuna pacca sulla spalla. Si appartiene alla categoria del “vorrei ma non posso”. Le donne non sostengono le donne. Le donne fuori dall’universo ospedaliero si sopportano appena, madri contro non madri, donne contro donne. Si pensa al femminismo come un avanzamento di grado, di carriera, di qualche strana realizzazione. L’imitazione maschile è alle porte. Incapaci di empatia e di simpatia le donne offendono, attaccano, sbraitano, urlano. Basta una minigonna o uno spacco per offendere la femminista di turno, la quale non scende in piazza, ma si crea un’arena sui social. Da lì si ubriaca con le sue stesse parole. Qualunquismo e ignoranza. Non smetterò mai di dirlo, le persone mi annoiano. Mi annoia la donnetta che mostra una coscia o un occhio dipinto per sentirsi amata, ma ancor di più la donna che crede di aver combattuto in nome delle donne, senza scendere in piazza, senza aver ascoltato davvero un’altra donna, senza aver provato pietà, compassione, amore, amicizia. Non sopporto chi continua a strillare, chi si arroga il diritto di decidere cosa sia giusto o cosa sia sbagliato. Non sopporto le offese gratuite. Non sopporto le sapientone, coloro che vanno contro le donne cosiddette volgari soltanto perché sono state cornificate dai mariti o/e compagni. Le madri non insegnano ai figli, maschi e femmine, il rispetto della PROCREAZIONE, il rispetto per l’universo femminile. Se ci fosse una sola mamma che raccontasse al mondo cosa voglia dire CREARE, forse ci sarebbe più rispetto verso l’universo femminile. Un universo fatto di ormoni: ovaie, mestruazioni, gravidanza, talvolta aborti, menopausa. No, non si racconta mai. Ho incontrato donne bellissime, donne forti, più forti di me, donne pronte a tutto pur di mettere alla luce un figlio. Donne alle quali è stato tolto l’utero, donne a cui ho perfino spiegato, in ospedale, il bonus degli ottanta Euro. Spiegherei all’infinito quando trovo gentilezza e “amore”, soprattutto quando le donne vengono sfruttate dal mondo del lavoro, quando gli assistenti sociali se ne sbattono, i consulenti del lavoro si girano dall’altra parte, i sindacalisti fingono di non vedere, quando il mondo è stato, ed è, crudele con loro. Sì, la cornificazione è poca cosa, eppure la donnetta urla e sbraita contro le altre donne, mentre quella che è stata picchiata, che ha subito aborti e cesarei, che prende 500,00 Euro al mese, mi tira su il morale! Le hanno tolto l’utero, eppure mi accoglie. E io che posso darle? Soltanto qualche banalissima consulenza spicciola.
Ho passato sei settimane nella convinzione che sarei diventata madre. Sei settimane di attese, malumori. Sei settimane ormonali, fatte di sonno, spaventi, preoccupazioni e diciamolo poca voglia di fare. Avevo tutti i sintomi, perfino la pancetta, e sono “ciccia” di mio. Arrivata all’undicesima settimana pensavo di aver superato lo scoglio più grande, ed invece il mio fagiolino, durante l’ecografia, non si vedeva. Il medico mi ha fatto un’eco transvaginale, e lì ho capito! Ho passato cinque giorni di inferno prima del raschiamento. E ancora adesso, ad una settimana dall’ospedale preferisco la solitudine alle tante parole, alla maleducazione gratuita, allo sbraitare stolto, all’infinita indecenza della rete, forse del mondo.
Ho sempre vissuto nel mezzo, in quella terra di confine tra mamme e donne senza figli. Non amo le collocazioni, non mi appartengono.
Non amo le finzioni, le bugie. Non mi fido delle persone che non parlano mai male degli altri, di chi non si schiera mai, di chi non difende le proprie amicizie. Allo stesso tempo non mi piacciono le offese. Aborro la maleducazione gratuita di chi non sa leggere.
Mi hanno fatta sentire rospo così tante volte che alla fine ne ho indossato l’abito. Mi sta a pennello. Perfino alcune, cosiddette amiche, ricordavano la mia goffaggine. Non ho mai odiato, invidiato la bellezza. Non l’ho cercata, né ho capito l’essenza, in fin dei conti non mi apparteneva e io non sono appartenuta a lei. Come direbbe Bradbury ho sempre visto al di là della pelle del drago. Ho sempre difeso le donne in quanto esseri umani, non mi sono preoccupata delle loro minigonne, patate al vento, scelte sessuali. Siamo tutti un po’ puttane, e su “tutti” sono compresi anche i maschi. Non amo le esibizioni, eppure non offendo  la categorie delle miss vattelapesca. Non amo la chirurgia plastica, ma a dirla tutta CHISSENEFREGA! Non simpatizzo per le bruttarelle invidiose, né per le sciacquette con poco cervello. Sono per la generosità, la grazia, l’allegria, lo stile, la femminilità. Mi piace la moda, eppure non mi ci metto, ho visto le olimpiadi, mica sono un’atleta! Amo i profumi, i bei vestiti, i tessuti e cammino più di tutti gli sportivi messi assieme. Per me 8 chilometri equivalgono ad un giro del palazzo. Mi piacciono le persone spiritose, ironiche ed intelligenti. L’intelligenza non è sempre sposa della cultura, anzi. Le donne invidiano. Invidiano il trucco, il parrucco, le tette, la coscia, la gamba scheletrica, l’abbronzatura, il successo. Quando una donna è bella non ci penso due volte a dirle “Sei bella!”, non vedo perché dovrei provare livore nei confronti della natura. Immagino che se fossi nata con un naso piccolo, un corpicino da fata avrei, oggi, un’altra personalità. Tuttavia, come dico sempre, ho viaggiato ugualmente, ho amato e amo, ho letto parecchi libri, lavorato, purtroppo, tanto – tornerò prima o poi a fare qualcosa -, ho visto mostre, musei, strade, cascate, laghi, mari, oceani, boschi, strapiombi, film… Mi sono tuffata tra i fiori, sto imparando il linguaggio “segreto” degli insetti, insomma gli uomini amano anche le donne come me! Non invidio le donne “studiate”, le manager! Oggi, ad una settimana dal raschiamento, ho ancora mal di testa, mal di schiena e altre cosucce poche simpatiche. Siamo fatte di ormoni e fanno parte della nostra creazione! Questo dovremmo ricordare agli uomini che non comprendono le nostre ansie, cambiamenti di umore. Questo dovremmo rammentare a quei datori di lavoro, che ci chiedono, come se fossimo delle mucche: “Ha intenzione di fare figli?” Questo dovremmo raccontare alle donne che si sentono minacciate dal ruolo di “madre”. Nessuno ci impone, o dovrebbe imporre, una scelta così importante, tuttavia non mi sono MAI offesa dinanzi a frasi come: “Non sai cosa voglia dire essere madre.” “Pensi soltanto a divertirti!”. Io, a differenza della moltitudine, non mi sono classificata. Non mi offende il fertility day, sinceramente mi scandalizzano i medici, il commercio degli ovuli, il prezzo delle consulenze ed esami. Il test del Dna fetale costa 700,00/800,00 Euro. Mi scandalizzano quelle maestre d’asilo che picchiano i bambini, mi scandalizzano le madri che non difendono le proprie figlie, mi scandalizzano le madri che non scendono in piazza per tutelare la “creazione” e “l’educazione”, mi scandalizzano le donne che se ne sbattono delle altre donne. Mi scandalizza, e lo sottolineo nuovamente, la donna che odia la donna.
Per sei settimane ho pensato a mio “figlio”, speravo nascesse sano e con una testa meno “bipolare” – passatemi il termine – della mia. Non so se sarei stata una brava madre, ma di una cosa sono certa, gli avrei insegnato che l’universo femminile non è tette e rivalità.

Ringrazio:
Tutti gli “amici” di Facebook
Rossella
Silvia
Jessica
Danila
Miriam :*

Un grazie speciale per le bellissime parole (poi, vi ho trattato male e mi scuso ma ho davvero la testa altrove) Natasa (scusa per come ho scritto il nome) e Raffaella.

Ringrazio:

Errri de Luca per il suo bellissimo libro “I pesci non chiudono gli occhi”. Devo comprarmi tutti i suoi libri!!!!!
Gene Kelly perché mi rilassa vederlo ballare
Soley per la musica


Ringrazio Stefano: vivo di luce riflessa… bella io, perché bello tu (cit. Stefano ;))