venerdì 16 dicembre 2016

Dal rumore alla quiete... delle parole... SUPER POST (da leggere a puntate) - BUONE FESTE

Un tempo il Natale era: le palline colorate dell'albero, la raccolta del muschio per il presepe, le pozzanghere ghiacciate, i petardi, le stelline colorate, la messa di mezzanotte, le mattinate in chiesa o in pasticceria, la cioccolata calda con i savoiardi e la neve che non arrivava mai o era troppo poca. Il Natale era speranza. Ho sempre amato le candele, il fuoco, il freddo, l'odore della nebbia, le caldarroste e il profumo delle arance.
I film erano sempre gli stessi: La guerra dei bottoni, Il principe e il povero, Il piccolo Lord, Tutti assieme appassionatamente. 
I libri vicino al letto: Pattini d'argento e le fiabe di Andersen.


L'odore della nebbia penetrava nella sciarpa e si mescolava con la lana. 

- Nota di testa: incantevole essenza di aria gelida.
- Nota di cuore: tocco fiorito di detersivo profumato.
- Nota di fondo: fragranza morbida di asfalto e ghiaccio.


A Natale poteva accadere qualsiasi cosa: un prodigio/prestigio/miracolo/sogno. Ma, non arrivava. E forse, ancora oggi, sono lì che aspetto.



Premettendo che ho avuto altri anni nefasti, il 1986, il 1996, il 2006 e il 2016 sono stati particolarmente sfortunati. In questi giorni, saltellando su Facebook, ho compreso che il mondo non sta bene! Quest'anno, un po' come l'anno scorso, ho avuto a che fare con ospedali (parenti e sottoscritta), e  FB mi ha aiutata a spezzare il tempo, che talvolta è fin troppo abbondante. I libri da soli non bastano. 
Come sempre ringrazio Stefano. Quest'anno ci è capitato di tutto, c'est la vie!

Ti ringrazio per i viaggi: Lubiana, Bratislava, Vienna, Celje, Žiče, Tovo S. Giacomo, Final Borgo, Noli, Sarzana, Ameglia, Montemarcello, Manarola, Vernazza, Rio Maggiore, Cannes, Nizza, Monteccarlo, Mentone, Brignoles, Il dolmen di Brignoles, Menerbe, Arles, Saint Ramie, Glanum, Boires, Gordes, Javon, Roussilon, Saint Saturnine les apt, Moustiers Saint-Marie, Cavaillon, Grasse, Aix En Provence, Camargue, Saintes Marie de la Mer, Firenze, Merano e dintorni. 

Ti ringrazio per le gite, le mostre i musei e le fiere: Piazzola, Santorso, Valdagno, Brenzone, Padova, Venezia, Bolca, Villa di Beatrice d'Este a Baone, Cena con i fantasmi al Castello di Valbona, fiere del fumetto, fiera Abilmente, Meda, Rio Freddo, Sedico, Mel, Adria...



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Con il 2017 vorrei approfondire la vita di alcuni personaggi femminili come Chiara Varotari e Elizabeth Gaskell.

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Nel 2017 aprirò un negozio on line, ho già iniziato le pratiche.

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Sono in procinto di acquistare l'ennesima (SUPER) macchina fotografica per fare un ulteriore passo in avanti. Ho abbandonato i vecchi progetti "Volti femminili" e libro fotografico, torno alla natura e al silenzio. Probabilmente compro pure una Gopro e vado direttamente su Youtube. Mi evolvo.

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Sto scrivendo una sorta di saggio. Si aspetta.


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Dopo aver letto Natasa e i suoi spunti di lettura, mi sono regalata "Il pastore d'Islanda" di Gunnar Gunnarsson. Non l'ho ancora guardato, purtroppo leggo tanti post, riviste e saggi.

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Non mi fotografo più (non vi perdete niente), non faccio le migliaia di cose che facevo un tempo e sinceramente, visti gli ultimi anni, va bene così. Invidio sempre tutte quelle che leggono, scrivono, disegnano ecc. Ma, che vi devo dire? Anche ora, che sono a casa, ho sempre qualcosa da fare. Speriamo nel 2017.


Ci sono dei post che amo, un po' perché mi somigliano, un po' perché mi piace sognare.

Dal blog di Niv:

 ... siccome non hai un lavoro dipendente, te ne stai tutto il giorno a casa senza fare niente aspettando speranzosa che qualcuno ti dia un motivo per vivere, e cercano di "coinvolgerti" in soccorso delle loro necessità o progetti senza curarsi di chiederti se puoi o se hai tempo, con l'arroganza di chi si comporta come se il favore fosse fatto a te, dando per scontato che ti debba interessare come se loro fossero il centro del mondo e che non hai un tubo da fare. E' l'arroganza dei tempi moderni. Il mio problema è che faccio fatica a dire di no prima di realizzare mentalmente la maleducazione e il poco rispetto con cui è stata fatta la richiesta.


la Strega del passato andava a cercare le erbe, accarezzava la corteccia degli alberi e se era in gruppo danzava in cerchio per festeggiare l'armonia e la bellezza. Forse la mia testa è un po' antica, affezionata ad una certa visione ormai superata. Se penso alla Strega di allora mi vengono in mente gonne stropicciate, piedi scalzi, capelli al vento, in una full-immersion nella natura. A questo tendeva anche la strega moderna, per la quale non c'era la questione maschile-femminile, anche se con una propensione verso la Dea come Madre Creatrice del mondo, e la ricerca era sempre verso un equilibrio degli opposti, verso una riscoperta dell'aspetto selvaggio di se, e questo valeva per la strega in genere, che fosse sacerdotessa wicca-druida-avaloniana (di allora), erbaria, guaritrice ecc... e sapendo che per diventare una Strega con la S maiuscola ci voleva lo studio di una vita e forse non sarebbe bastato: è per onorare quella Strega che ho seguito certi corsi sulle erbe, i cristalli, le energie lunari e cosmiche ecc...eppure continuo a sentirmi un'eterna studente. Certo, non erano tutte rose e fiori, anche allora c'era l'esibizionista, la provocatrice, quella che cercava sempre la rissa, quella che riteneva di avere il sapere assoluto, e certi gruppi erano insopportabili. Anni fa, spinta dalla curiosità dato che avevo letto i loro libri, sono stata  ad alcuni seminari, tenuti dalle famose streghe sacerdotesse wiccan americane Starhawk e Phillis Curott: impensabilmente mi sono trovata davanti delle allegre e carismatiche burlone, persone alla mano, divertenti ma allo stesso tempo con tanta esperienza vera e seria di cui parlare e da condividere, persone che non giudicano, che prendono molto sul serio ciò che fanno ma molto meno sul serio se stesse. "Se non ti diverti, stai sbagliando qualcosa" diceva Phillis Curott.


Da un mio vecchio blog:

Sono agnostica, animista, qualche volta mi sono definita "pagana" altre volte "strega". Come altri, ho sfogliato testi e incontrato persone prima di capire chi fossi. Ma, forse non lo capiamo mai fino in fondo. Ho visto i mutamenti del web, e mi sono posta, qualche volta, in modo antipatico nei confronti di chi cambia opinione, come se l'opinione fosse una borsa o un paio di scarpe vecchie. Contrariamente a quanto si pensi non temo i cambiamenti, fanno parte della vita, ma sopra ogni cosa detesto l'incoerenza. E anche adesso mi sfugge il termine per spiegare quello che ho dentro. Non concepisco come una persona possa mangiare il pesto il giorno prima e quello dopo rifiutarlo, additandolo come cibo spazzatura.
Sono stata cattolica, anzi volevo fare la chierichetta, quando alle femmine era vietato! Parlavo con dio e credevo, e ci credevo sul serio, che vivesse all'interno del salice piangente vicino casa. Quando lo tagliarono piansi per giorni. A nove anni iniziai ad interessarmi di egittologia, mummificazione per l'esattezza, a dieci anni lessi un libro; "L'uomo preistorico" di James Collier, che ho ancora con me. Il testo è del 1974, fu scritto quando avevo appena due anni, e quello che più mi affascinava erano l'immagine della Venere di Willendorf e la frase di John Lewis sull'uomo di Neanderthal: "Esso può essere stato la fonte delle favole che parlano degli orchi, grandi mostri brutti e pelosi che si nascondevano nelle foreste e nelle caverne". Lì nacque il mio amore per l'archeologia e l'assoluto desiderio di trovare il divino, un posto all'interno di una religione. Col passare del tempo capii, e non dal giorno alla notte, che il cattolicesimo non faceva per me. Più leggevo e più imparavo che le religioni, qualsiasi religione, erano state scritte dall'uomo, con l'intento di soppiantare quelle venute prima. A dodici anni realizzai che nella tavola XI dell'epopea di Gilgamesh si parlava del diluvio universale: Utnapishtim ricevette un messaggio dal dio Ea che lo avvisava di un imminente diluvio. Utnapishtim portò in salvo la sua famiglia e tutte le specie di creature viventi su una dimora acquatica. Al settimo giorno, finito il diluvio, liberò prima una colomba, che tornò indietro, poi una rondine ed infine un corvo, che non rivide più. Utnapisthitm fece sbarcare la sua famiglia e offrì libagioni agli dei, i quali accorsero come api sul miele. La Dea Madre, in lacrime per la morte delle sue creature, accusò Enlil per la distruzione quasi completa dell'umanità. Enlil a sua volta adirato per la salvezza di una famiglia, placò la sua ira quando scoprì che c'era lo zampino del dio Ea ed infine benedisse l'eroe e la moglie concedendo loro la vita eterna.
A dodici anni ero convinta che la terra fosse un grande organismo e il mio credo si basa su una semplice costatazione: c'è qualcosa là fuori!
Sono Animista, in quanto è la religione più antica praticata dall'umanità, dove il divino e l'anima si incontrano nelle creature viventi, negli esseri inanimati e nei fenomeni naturali. Non si può cambiare il letto di un fiume senza conseguenze, non si possono sradicare alberi evitando di apportare cambiamenti al territorio (dai batteri alle frane, dall'ozono ai cambiamenti climatici).
A tredici anni mi avvicinai alla teoria di Gaia.
Agnostica lo sono diventata a quattordici, e come Protagora, bandito dagli ateniesi, potrei tranquillamente esclamare: "Intorno agli dei non ho alcuna possibilità di sapere né che sono né che non sono. Molti sono gli ostacoli che impediscono di sapere, sia l'oscurità dell'argomento sia la brevità della vita umana."
Una sete romantica mi condusse in territori incantati. Mi immedesimavo in Agatha Christie, pensando alle scoperte dell'archeologo Max Mallowan (suo marito). Da una parte leggevo Wells, Poe e Hoffmann, dall'altra contemplavo gli scritti di Thoureau. Un giorno mi gettavo tra le braccia di George Emerson (Camera con vista di Forster), un altro mi trovavo in Etiopia per il Santo Graal. Mia cugina, l'unica che capiva la mia sete, mi donò nel 1998 "I romanzi della tavola rotonda" di Jacques Boulanger e nel mentre mi organizzavo, tra il 1999 e il 2000, per una spedizione archeologica in Francia...

"Il destino di ogni uomo è personale solo perché può accadere che assomigli a ciò che è già nella sua memoria." Eduardo Mellera

Comprendo la "cerca" di Niviene, il suo viaggio spirituale. Ogni persona compie un balzo in avanti, si assume delle responsabilità, esercita il diritto di fare una scelta. L'uomo è fatto di esperienze, di letture, di incontri, perfino di film, mostre e giochi.



CREDERE

Quando si visitano antiche vestigia si percepisce il cuore sotto la corazza. E non importa se ci troviamo dinanzi a vecchie carcasse simili a scheletri di dinosauri, riusciamo ancora ad avvertirne il battito. Lento. Sentiamo l'aroma, il profumo inebriante o l'odore agre della storia.  Un passato impregnato di saccheggi, battaglie, cavalieri, anime erranti, reliquie, vite nei campi, malattie, carestie e leggende. Strati di patina celano la parte infantile della nostra coscienza, il gusto del magnifico... di quando il nostro pianeta era in balia di idre, sirene, draghi, grifoni e piante misteriose. Nonostante la storia ci abbia mostrato il lato oscuro dell'animo umano, la stessa storia ci ha donato racconti centellinati nei secoli, preziosi tasselli di una mappa scritta nel linguaggio universale dell'immaginazione. Laddove l'ignoranza segnò il fato di creature innocenti, le tradizioni donarono poemi, incanti, raffigurazioni magiche di altri mondi.
Per secoli non abbiamo fatto altro che ingigantire la mappa, nutrendoci delle nostre stesse fantasie, paure e speranze. Ed è la speranza che ha mosso l'animo di scultori, poeti, scrittori, pittori, ricamatrici, avventurieri e archeologi.
Provate a mettervi per un attimo nei panni di Howard Carter, se non fosse stata la fede a muovere i suoi passi non avrebbe scoperto la tomba di Tutankhamon.
Juan Ponce de Leon inciampò sulla Florida cercando la fonte dell'eterna giovinezza e ancora John Hanning Speke e Richard Frances Burton trovarono la città proibita di Harar.
L'immaginazione scorre ancora in alcuni scrittori contemporanei come Felix J. Palma, che nei suoi romanzi descrive personaggi realmente esistiti. Richard Adam Locke (uno dei tanti protagonisti de "La mappa del cielo" di Felix J. Palma), ad esempio, nel 1835 convinse  i lettori del The New York sun che la luna fosse abitata da unicorni, bisonti ed esseri con le ali. Edgar Allan Poe scrisse "Storia di Arthur Gordon Pym" e l'ispirazione gli nacque dopo aver letto i racconti dell'esploratore Jeramiah Reynolds, il quale asseriva che la terra fosse cava. Lo stesso Reynolds influenzò Melville per "Moby Dick", dopo aver narrato la storia sfortunata della balena Mocha Dick, abbattuta per la preziosa sostanza che il suo corpo racchiudeva: l'ambra grigia.
Tornando a Poe, prima di morire di "infiammazione cerebrale" invocò più volte il nome  Reynolds, e ad oggi nessuno sa a chi si riferisse. Felix J. Palma, nella sua folle passione per i personaggi "fantastici", ha fatto incontrare l'esploratore Reynolds e lo scrittore Poe, unendoli in uno dei più bei capitoli de "La mappa del cielo".
Sì, la fantasia, la fede, la speranza hanno scosso e cambiato la vita di molte persone. Se Bela Lugosi non avesse incontrato Ed Wood, Tim Burton ne avrebbe mai fatto un film? Se H. G. Wells non si fosse ammalato da ragazzino, avrebbe mai scritto di macchine del tempo, di uomini invisibili, di guerre dei mondi e di esperimenti su isole sperdute?
Salgari narrò di corsari e di paesi esotici senza aver mai viaggiato, eppure con la mente è andato dovunque. Ed è il dovunque che ha spinto Wolfram von Eschenbach a credere in una pietra magica, lapis exillis, conosciuta come Il santo Graal. E per secoli ci siamo inebriati di racconti arturiani, da Y Gododdin a La Storia dei re di Britannia, da Thomas Malory a Mark Twain, da Marion Zimmer Bradley a Terence Hanbury White.
Wagner compose "l'anello del Nibelungo" attingendo da un antico poema tedesco del XIII secolo e dall'Edda norreno. Ludovico II di Baviera, suggestionato da Wagner, fece erigere il Castello di Hohenschwangu, conosciuto oggi come il Castello di Neuschwanstein. Un palazzo fiabesco, mai terminato, che a sua volta influenzò le favole della Disney.
Abbiamo nuotato nelle onde della fantasia, ingigantendo miti rimasti sepolti  nelle trame del tempo. Alcuni di noi hanno creduto davvero alle fate, come nel caso di Sir Arthur Conan Doyle.
L'immaginazione è una continua evoluzione della mente umana, e se l'archeologo, lo studioso provano a capirne il comportamento, il movimento lineare dal punto Alfa al punto Omega, per alcuni non vedere il confine della mappa è motivo di sollievo. Non importa se Bram Stocker non mise mai piede in Romania, non importa se inventò Dracula leggendo le gesta di un principe valacco, il cui nome significava "diavolo" - dracul. E non importa se i vampiri rumeni si comportano in modo differente da quelli inglesi. No, non importa. E non importa se siamo abituati a vedere gli orchi e le fate nel modo in cui ce li ha fatti vedere Tolkien.
Talvolta è piacevole andare per musei e leggere il nome degli antichi abitanti, sembrano provenire dalle terre "di mezzo".
Non si può dar torto a coloro che pensano di essere discendenti dei cimbri, nonostante gli studiosi non sappiano con certezza cosa sia realmente accaduto. Gallio (comune montano sotto la provincia di Vicenza) in cimbro si pronuncia Ghél...
E oggi la mappa si sta assottigliando.
E non c'è nulla di male se alcuni credono nelle spezie, nell'odore della cannella, negli oggetti al sapore del "c'era una volta". In rete ci sono interi sezione comportamentali: cake design e/o shabby style. No, non c'è nulla di male, sempre che la fantasia non sia frutto di una mera ricerca estetica. Una candela profumata non sostituirà mai un cestino di paglia acciaccato colmo di fragole, e un mobile pseudo antico non vi porterà da nessuna parte senza immaginazione.
L'essenza stessa della mappa è CREDERE.

***

Kate chiuse gli occhi e tornò indietro con la memoria, a  quando con un dito sceglieva la meta dove avrebbe trascorso il pomeriggio: la cameretta, il cortile, la cantina, il giardino. Ad un tratto avvertì il tepore del sole, quel vento che segnava l'inizio dell'inverno. 
Con movimenti lenti e il viso tempestato di rughe, fece un bel respiro,  girò il mappamondo e, con lo stesso gesto di quando era bambina, scelse il suo ultimo viaggio: NUOVA ZELANDA.
Nonostante i figli e i nipoti cercassero di dissuaderla da quell'idea tanto assurda, Kate non si perse d'animo. Arrivò all'aeroporto di Gatwich alle 4 del mattino, e dopo due ore era già in volo verso Dubai. Sull'aereo non toccò cibo, e preferì guardare dal finestrino quella terra così lontana che l'aveva sempre protetta e accudita come una madre.
Una volta giunta all'aeroporto di Dubai International, attese altre sette ore per il prossimo volo, questa volta l'aspettava Melbourne.
Il tempo per Kate era importante quanto un francobollo per una lettera. Ancora una volta non si dette per vinta, gironzolò a lungo per i negozietti e scambiò quattro chiacchiere con i viaggiatori, che come lei transitavano negli aeroporti.
Sorseggiò una tazza di tè con una fetta di torta, in compagnia di una famigliola fracassona come il suono delle fanfare, ma a Kate non dispiaceva ed in fondo non ci sentiva più tanto bene.
Quattordici furono le ore per arrivare a Melbourne, e quattordici furono i compagni di quella avventura. Sì, Kate l'aveva contati, e per una volta si sentì appagata e sollevata di trovarsi in un luogo semi deserto. Dopo tanto tempo riuscì perfino a dormire. Sognò la tana di un coniglio bianco.
Una volta giunta all'aeroporto di Tullamarine, a Kate il tempo sembrò passare rapidamente, sebbene dovette attendere altre undici ore, tra attese e volo, per vedere Aukland.

Régine viveva in un piccolo e sperduto villaggio tra i boschi e sognava di raggiungere la leggendaria foresta di Broceliande, dove si narrava vivesse Merlino. Sì,  avrebbe voluto partecipare ad un grande avventura, fatta di prodigi, presagi e poteri soprannaturali.
Le ore erano scandite dal suono della campana, e quando Régine non era con la schiena piegata sui campi, aiutava la madre nelle faccende domestiche.
In quei primi giorni invernali gli abitanti pregavano o digiunavano per scongiurare il peggio. Persi nelle loro superstizioni, al calare delle tenebre si rifugiavano in casa, sbarrando porte e finestre.
Così Régine era costretta ad andare a letto presto; mangiava una sbobba di farro e miglio, scioglieva le trecce brune, illuminate da una flebile luce proveniente da una candela di sego, e si rannicchiava in un piccolo angolo del letto, condiviso dalla madre e dalla sorella maggiore.
In una notte buia e tempestosa le tre donne sentirono bussare alla porta, sulle prime, spaventate, si armarono di pentole e ramazza, poi la madre prese in mano la situazione e urlò con un groppo alla gola: "Chi è?"
Da fuori rispose una voce maschile: "Sono Laurent de Fougères... vi prego aiutatemi..."
Quando aprirono la porta trovarono un cavaliere in ginocchio. Lo aiutarono ad entrare e, dopo aver tolto la pesante armatura, gli posarono sulle spalle una vecchia coperta sgualcita. Un tozzo di pane e una zuppa di farro fecero tornare la lingua al giovane, che ringraziò tutte loro con le lacrime agli occhi. Dopo due giorni di riposo, Laurent de Fougères  fu pronto a raccontare cosa lo avesse spinto in quel villaggio dimenticato da Dio.
Vagava da settimane... partito dal sud della Francia, era rimasto senza cavallo e compagni per i molti nemici e briganti incontrati lungo il cammino. Ma, prima di arrivare al castello, voleva raggiungere a tutti i costi le foreste nascoste di Broceliande. Un'antica leggenda, infatti, raccontava di una fonte prodigiosa che avrebbe salvato il regno dalla pestilenza proveniente dal mare. Solo Régine credette a Laurent de Fougéres, e solo Régine tra le donne presenti avrebbe voluto accompagnare il giovane.
48 ore separavano Laurent dal suo destino, e 48 sarebbero stati i giorni più freddi dell'anno per il piccolo paese sperduto tra i boschi.
Quella notte Régine sognò una mano anziana sfiorare una piccola sfera trapuntata di strani paesi, una sorta di mappa circolare.

Simona cercò su internet le mete più disparate, quelle costose, impossibili da raggiungere. Talvolta sognava di poter viaggiare su uno di quei treni lussuosi dall'arredamento anni trenta. Quei treni che attraversavano lande desolate, insenature strettissime, canyon... quei treni che ti facevano capire quanto fosse bellissimo il mondo con le sue coste e i paesaggi mozzafiato.
Simona pensava a come sarebbe stato affascinante attraversare il fiume Kway o perdersi in un territorio innevato tra renne e case di ghiaccio.
Per schiarirsi le idee camminò per ore, attraversando strade e piazze, superando chiese e palazzi. Ed infine giunse al parco. Lì le foglie, come ogni anno, la sorpresero. Nonostante l'inverno fosse alle porte, i colori autunnali non erano del tutto spariti.
Un coniglietto bianco sbucò dalla tana e le fece l'occhiolino; spinta dalla curiosità lo immortalò in un angolo sicuro della memoria. TIC TAC.
Simona raccolse un po' di foglie: rosse, gialle ed arancioni. E dimenticò, sì, dimenticò il tempo e i fiumi che avrebbe potuto e voluto attraversare.
Due giorni separavano Simona dai suoi doveri, e due erano i desideri.
Quella notte sognò una ragazzina dalle lunghe trecce, che sognava, all'interno di una casetta illuminata da una candela, una signora anziana e il suo mappamondo.

Simona Emme

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... Si comincia con qualche sporadica voce a cui nessuno presta attenzione. Si fa finta di niente, perché la sua assenza era bella per tutti. Gli anziani provano a passeggiare lo stesso, le biciclette ad andare, e le braccia a farsi vedere di tanto in tanto. Ma le passeggiate sono più frettolose, chi pedala si trova tra i capelli una foglia ingiallita, e quando la butta in terra si rende conto che ce ne sono già altre cadute prima di lei. E così di colpo si capisce che il freddo è sulla via del ritorno. Allora le biciclette tornano in cantina, si riportano in casa le sedie, qualcuno accende la televisione agli anziani, e alla fermata del bus si ricomincia a guardare per terra. E' il ritorno del padre severo dopo mesi in viaggio d'affari. (...)
... Ci sono quelli che mettono gli anziani vicino al camino e poi li ritirano affumicati la sera; e ci sono quelli più freddolosi che si mettono addosso tutto quello che trovano per casa, e scompaiono sui divani sotto montagne di vestiti e coperte; ci sono quelli che tirano fuori un bicchiere prima di pranzo per sentire la vampata dell'alcol che incendia in un colpo la pancia; ci sono quelli che escono fuori - anche se la temperatura è vicina allo zero - solo per poter sentire la dolcezza del caldo al rientro; ci sono quelli che si attaccano al telefono e parlano piano, e vorrebbero solo parole d'amore; e ci sono le madri che portano i figli a scuola vestiti come esquimesi; e ci sono le nonne che quando i bambini piangono con le manine gelate gliele prendono tra le mani e gli alitano sopra finché non vedono sorrisi ancora rigati dal pianto. Poi ci sono quelli che si fermano sulle grate della metropolitana, per sentire il tepore arrugginito del sottosuolo, e quelli che in casa tengono il forno aperto anche dopo aver tirato fuori la torta, e quelli che si raccolgono intorno ad un piatto di castagne bollenti, e quelli che fanno più forte l'amore per riuscire almeno ogni tanto a sudare, e quelli che invece non lo fanno per niente perché s'infilano sotto le lenzuola con la tuta e i calzini.
Infine ci sono quelli che anche quando il padre severo è tornato non hanno paura di uscire. Li vedi camminare per strada, la sera, e per strada incrociano altri che come loro non hanno paura del freddo. Certe volte si spingono fin dove finisce la città. Altre volte prendono la macchina la mattina, quando il sole è appena uscito, e vanno in posti in cui non ci sono nemmeno più le case, ma solo i campi, le montagne con sopra la neve, e i laghi ghiacciati. Stanno seduti dentro le macchine e passano accanto a quello spazio e a quella luce gelata, e c'è un silenzio che non si ricordavano più. Lo sentono anche gli anziani messi davanti alle stufe, e i freddolosi sotto le montagne di coperte e vestiti, e gli uccelli emigrati, e gli animali nel nido, e i pesci che nuotano perplessi sotto uno strato di ghiaccio. Ecco: forse tra qualche mese il padre severo ripartirà e saremo tutti più contenti di quando era qui, pensano tutti. Però ora, davanti a quella luce che c'è sopra un lago gelato, e a quella prima neve sulle montagne, e a questo vento, sentiamo un piacere che contiene una punta di dolore. E se avremo freddo alle mani ci aliteremo sopra, e ogni volta ci sorprenderemo di tutto il calore che misteriosamente portiamo dentro.

Di Andrea Bajani (dalla rivista "Io Donna")

Mi scuso per gli errori, purtroppo scrivo sempre tanto e mi rileggo dopo giorno o ore (se mi rileggo)... Buone feste!