giovedì 7 dicembre 2017

Lezioni di felicità


Sto rileggendo "Piccole donne", un po' perché il mio saggio tratta molti argomenti relativi all'ottocento (non italiano), un po' perché amo i classici. La scrittura di Louisa May Alcott è tipicamente americana. Per capirci, la letteratura inglese  è straripante di descrizioni, perfino Virginia Woolf, che è più moderna, non si sottrae dal "bel compitino". Alcott non è una poetessa, non si sofferma sull'arredamento e il paesaggio. La sua è una scrittura chiara, umana, di pancia. 


Solitamente le ragazze vogliono essere Jo, mentre io mi ritrovo con tutte. Come Meg amo circondarmi di cose belle e piacevoli, insomma sono allergica alla povertà, chi non lo è? Come Beth sono timida, schiva e adoro la solitudine. Come Amy mi guardo spesso allo specchio e non mi piaccio. Come Jo adoro leggere e inventare storie, a modo mio. Amo la musica, l'arte e la letteratura, non sono così diversa dalle donne create da Louisa May Alcott.


Tutte vorremmo appartenere ad una famiglia allegra, moderna, capace di affrontare le avversità della vita assieme.


"Piccole donne" e "Piccole donne crescono", i libri principali della saga, racchiudono un mondo costruito sull'autenticità, l'amore, l'amicizia e la fedeltà. Valori semplici, spesso dimenticati.
Se volete sapere qualcosa di più su Louisa May Alcott: qui


***


Di post questo mese probabilmente ne farò pochi. Ho trascurato la vita quotidiana per concludere i calendari e il mio primo "libro" fotografico. Il saggio è quasi terminato, mancherebbe un capitolo, tuttavia per quest'ultimo le cose sono differenti. Vorrei stamparlo, revisionarlo, farlo leggere a un paio di persone e trovare un editore diverso da Lulù. I costi di spedizione e i diritti sono altini e non dipendono da me, tra parentesi alcuni "scrittori" si ritrovano su Amazon ad insaputa di Lulù, ma tralascio gli aspetti tecnici e burocratici.
Quest'anno mi sono messa in gioco con il negozio, i calendari e questo famoso libro fotografico, che se tutto va bene arriverà sul web (http://www.lulu.com/spotlight/any72) per fine dicembre o sotto Natale. 
Certo, mi piacerebbe dirvi che ci sto guadagnando, ma, purtroppo per me, non è così. Allora perché scrivere, fotografare e trasmettere l'amore per le piccole cose? Beh, diciamo che mi piace e non ho nulla da perdere. Grazie a mio marito sono ricca, non come pensate voi. Sapete, in rete, spesso ci si vanta per quella o quell'altra cosa, nel mio caso è tutto vero. Preparo dolci, zuppe, minestre, pane, pasta, marmellate, conserve. Oggi so come è fatto un alveare, riconosco erbe, fiori e ho visto la luna come non l'avevo mai vista prima. Sì, sono una donna ricca!
Quindi perché non raccogliere il mio "amore" in un libro fotografico? E' da anni che scatto foto, col tempo sono migliorata. A differenza di altri non mi sono mai vantata, credo, né ho ostentato capacità tecniche. Non ho macchine professionali, soltanto reflex che a differenze delle automatiche hanno, per farla breve, obbiettivi e "bottoncini" migliori, tutto qui. Ho sempre scelto "lo sguardo" alla tecnica. Certo, non nego che mi "riconoscerei" tra mille.
Il mio primo libro fotografico racchiude una piccola, piccolissima, parte della "cerca", è un riassunto di questi anni passati sul web. L'anno prossimo ne farò uno sugli alberi, perché, diciamolo, amo vedermi tra i libri in sala - meno alla parete - e sapere che qualche amica o nipote apprezzi "il segreto delle piccole cose".

Ah... dimenticavo, avevo inserito la copertina sbagliata (senza titolo e firma), ora i calendari sono corretti.

Il libro fotografico non è grande, per contenere i costi.





Ringrazio Rossella per le splendide foto per me (quella della panchina è stupenda)
Ringrazio Silvia per i libri
Ringrazio Nat per l'amicizia
E tutte le mie nuove "amichette" di Facebook, su tutte Lunaspina  Shakti che ha un carattere del cavolo come la sottoscritta, ma non diciamolo!

Consigli settimanali (pensavate di cavarvela)

Segnalo la pagina di Simona Cordara (trovate alcuni links sulla sinistra della sua pagina, così mi alleggerite il lavoro ;)). Mi piacciono le sue creazioni. E poi, senza di lei, manco sapevo cosa fossero i cut cup! 
Segnalo il post di Rossella, qui ;) e l'articolo di Nat, qui 

Ed ecco alcune foto "casalinghe" dell'anno...

Se non ci sentiamo buone feste, ma, conoscendomi, torno prima...

Ps - per alcune amiche che passano di qui -: ho spedito alcuni "doni", primo, sono "pensierini", secondo, come ogni anno gli auguri sono stati scritti in velocità su una carta che potrei definire da salumiere... pardon! 












Questo alveare era nel nostro boschetto. Purtroppo non lo abbiamo notato prima e le api che ci abitavano sono morte. Tuttavia, questa tragedia ha i suoi aspetti positivi, ci insegna la vita, la precisione, l'attenzione, il lavoro, la bellezza... e ho tanta cera!


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E vi lascio con un po' di Lezioni di Felicità...


martedì 5 dicembre 2017

Dicembre di ricordi anni ottanta


Anni settanta

Gli anni settanta fanno parte della mia prima infanzia.
Ricordo ancora il profumo del pane, quando i panettieri lavoravano di notte. Ricordo: le patatine San Carlo, gli stivali di gomma, l'impermeabile giallo, i regoli e l'odore degli astucci.
Ero una bambina tranquilla, con la testa tra le nuvole, disordinata e svogliata. Già alle elementari ero considerata strana per i lunghi silenzi, la scrittura fuori dalle righe, nel vero senso del termine, e l'ossatura che mi faceva apparire più grande.
L'immaginazione mi ha salvata!
Le pozzanghere ghiacciate si trasformavano in laghi di montagna e gli alberi in vette da scalare.

Anni ottanta - Generazione X - i figli delle figurine -



Nel 1980 avevo otto anni.

Di quella fetta di storia non è rimasto nulla, se non le prese per i fondelli dei millenium o le rivisitazioni errate della generazione Y.
Da piccolissima vedevo Candy Candy e Heidi, ma sul finire dell'infanzia esplose Lady Oscar.
Di studiare non avevo voglia e alla domanda "cosa vuoi fare da grande?", la risposta era sempre la stessa: "Essere ricca!"
A differenza delle femministe sono vissuta tra gli uomini con una mamma che ammirava John Wayne, i film di guerra, i western e i polizieschi. Non c'era posto per le smancerie, i trucchi e gli abiti da femminuccia.
Adoravo le bambole, soprattutto le Barbie. E mentre alla comunione tutte erano vestite da principessine, io indossavo una terribile gonna azzurra a pieghe. A dieci anni mia madre mi fece tagliare i capelli, e quelli, da quel momento, crebbero crespi e ribelli. Per anni non mi sono fatta fotografare. 
Ero informe, riccia, occhialuta, in compagnia della classica migliore amica magra. Se poi ci aggiungiamo che indossavo pantaloni da uomo, perché alle medie ero fuori misura, il disagio era al culmine. Eppure, nonostante i pianti e la vergogna, l'immaginazione mi ha salvata!



In televisione, soprattutto quando mi fingevo malata, guardavo vecchi film con Vincente Price, Peter Cushing e Cristopher Lee. Ero un'esperta di cartoni animati, film dell'orrore e ingoiavo fiabe, racconti e libri per ragazzi come fossero patatine. A scuola non brillavo, ma fa parte del mio essere "borderline". Sono stata una somara e una secchiona, ho avuto richiami e premi di produzione, ho lavorato ore su ore e oggi mi godo il caffè.



Degli anni ottanta cosa è rimasto? 
I sabati li passavo al cinema, capitava di vedere più volte lo stesso film nello stesso pomeriggio. Faccio parte di quella generazione in cui se si entrava a film incominciato, si rimaneva seduti per guardare l'inizio; faccio parte di quella generazione in cui se la sala era piena, e spesso lo era, si rimaneva in piedi o seduti su uno scalino a guardare la pellicola. Sognavamo di volare nello spazio con "L'impero colpisce ancora" e "Il ritorno dello Jedi". Ci cibavamo di marshmallow, rotoli di liquirizia, caramelle Rossana e bibite colorate. All'epoca non sapevamo che i dolci facessero male, né che la saccarina sarebbe stata peggio. Respiravamo il fumo di sigaretta ovunque, perfino negli ospedali. 
Ogni film era un evento, soprattutto a Natale. Le sceneggiature non si erano ancora piegate agli effetti speciali, checché ne dicano i critici.
I film sfilano tra i miei ricordi, e ogni volto, gesto, immagine accende una lucina: Grosso guaio a Chinatown, Un lupo mannaro americano a Londra, Ritorno al futuro, Stand by me,  Ghostbusters, Excalibur, ET, I predatori dell'arca perduta, 1997 fuga da New York, Piramide di paura, Greemlins, Wargames, Lady Hawke, La storia infinita, I goonies, The Breakfast Club, Labirynt, Willow, Tron, Legend, Una pazza giornata di vacanza, Footloose, Robocop, l'anno del dragone, Annie, Urla nel silenzio, La storia fantastica, Il tempo delle mele, Cercasi Susan disperatamente, Voglia di vincere, L'attimo fuggente, Brazil, Bird, The Elephant man, Christiane F - noi ragazzi dello Zoo di Berlino, Harry ti presento Sally, The Blues Brothers, Poltergeist, Terminator, Gli intoccabili, Amadeus, Platoon, Velluto Blu, L'impero del sole, La cosa, L'ultima tentazione di Cristo, Fog,  Batman, Nightmare, Videodrome, L'ultimo imperatore, Donne sull'orlo di una crisi di nervi, Arizona Junior, Beetlejuice, Il colore viola, Omicidio a luci rosse, Victor Victoria, La mosca, La casa, Full metal Jacket, Shining, Blade Runner...



Si ascoltava e, soprattutto vedeva, la musica con Deejay television, i programmi di Red Ronnie e VideoMusic. Ore e ore di interviste e video e di tentate registrazioni con le nostre apparecchiature d'avanguardia. Appartengo alla generazione delle radioline, i walkman, i walkie talkie. Appartengo alla generazione dei 33 e 45 giri, delle mangiacassette e dei nastri aggiustati per miracolo, dei telefoni a gettoni e "tanti saluti". Appartengo a quella generazione in cui gli insegnanti potevano alzare la voce, darti della somara, mandarti dal direttore/preside, scrivere una nota. 
Quando c'era d'acquistare o regolare un videoregistratore chiamavamo me, l'esperta delle "4 testine".
I cortili erano pieni di bambini e ragazzini; le signore non erano così contente di vederli giocare a pallone. Le madri sbraitavano per chiamare i figli all'ovile. Sono cresciuta così, alla mercé di mostri, pericoli, cadute e bullismo. Eppure, ero più forte dei ragazzini di oggi. Non si poteva e doveva piangere. Non con mia mamma.



Le tragedie ci sfioravano o abbracciavano, talvolta la televisione ci conduceva per mano, come con Alfredino. Nel 1986 non mangiavamo insalata per via della catastrofe di Chernobyl,  tra leggende e falsità temevamo il nucleare. Il film tv "The day after" ci spaventava più dei Visitors. I telefilm ci facevano sognare case nelle praterie o avventure alle Hawaii.



In tv passavano di tutto, da "Grano rosso sangue" a "L'esorcista" (1974).
Eravamo i figli dei cartoni animati, dei Robot, delle Anna dai Capelli Rossi, Hello Spank e Lamù. Ci piacevano i video giochi, Packman e Treasure Island erano i miei preferiti. L'ottimismo era di casa, sempre e nonostante tutto. Un ottimismo fatto di pantaloni a vita alta, maglioni colorati, lacche, paillettes prima e spillette dopo. Sognavamo di vestirci come Madonna o Jennifer Beals. Litigavamo per gli Spandau, i Duran, i Culture Club o i FGTH. Parlavamo di Glasnost e buco dell'ozono, mentre cadevano i muri. 
Ci hanno fatto credere che le band aid avrebbero sfamato il mondo. Ci hanno fatto credere che l'apartheid fosse finita.
A guardare bene i Reagan e i Cernenko sono ancora là. 
La mia anima, per quello che ne so, è sempre stata divisa in due. Una parte solare, disponibile e chiacchierona. L'altra, silenziosa, sognatrice e schiva. Ho avuto una grande amica, con lei ho trascorso mattine, pomeriggi e sere. 



Mi piaceva la musica Dark, eppure oggi mi commuovo nel vedere Billie Jean di  Jackson. Vedete, non si possono spiegare gli anni ottanta a chi è nato all'inizio degli anni sessanta, a chi è nato negli anni ottanta, novanta, duemila... Gli anni novanta li ho passati lavorando e non sono paragonabili a quelli dell'infanzia o della pubertà.



Non si può spiegare l'attesa per un film di Landis o capire cosa volesse dire per me sentire la voce di Vincent Price alla fine di Thriller. Ad oggi non riesco a spiegare l'amore che ho per Burton e Poe, ma questa è un'altra storia.



Mi piace Strange Thinghs (telefilm di questi anni), tuttavia non mi riconosco, manca la follia e l'ironia che ci rendeva unici e irripetibili.

Simona Emme alias Nerd




ps: questo post è tutto un recupero, non inserisco citazioni, notizie e quant'altro...

Probabilmente continua...



A:

Morfeo, amico scomparso
Freddie Mercury
Wes Craven
Robin Williams
River Phoenix
Mick Karn
David Bowie
Michael Jackson
John Candy
John Belushi
George Micheal
Prince
Pete Burns
Falco
Black
Whitney Houston...



Piccolo spazio pubblicità

Sia qui, che in altre sedi, pubblicizzo il mio "lavoro".

Quindi, portate pazienza.

Questa è la mia vetrina su Lulù, a breve arriverà il mio libro fotografico.

Il negozio su Lulù (che tra parentesi si prende quasi tutti i diritti)

Qui ( http://www.lulu.com/spotlight/any72 )

Intanto ci sono i calendari!

Calendario "Il segreto delle piccole cose"




Qui     ( http://www.lulu.com/shop/simona-matarazzo/il-segreto-delle-piccole-cose/calendar/product-23422584.html )

Calendario "Stagioni"



Qui  (  http://www.lulu.com/shop/simona-matarazzo/stagioni/calendar/product-23422321.html )



lunedì 27 novembre 2017

Il respiro delle piccole cose

Non ereditiamo la terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli.
Proverbio del popolo Navajo

Coltivo la Terra per coltivare Me stessa.
Valentina
Arriva il periodo dell'anno in cui la magia si accende. Spesso con un racconto o una fiaba incantata.
Siamo abituati ai draghi, ai cavalieri e alle principesse. Ce lo siamo detti, i tempi sono cambiati, e gli eroi non ci trasportano più tra castelli e boschi minacciosi. Oggi ci sono le eroine, magari minute, in grado di regalarci trame avvincenti, dagli ingredienti vivaci, scoppiettanti, talvolta frenetici, altre volte fatti di gesti e linguaggi antichi.
Ogni terra ha una storia, ogni storia, da che mondo è mondo, ha una protagonista, la nostra si chiama Valentina.
Ora dovete chiudere gli occhi ed immaginare un regno al di là del mare.
Valentina è un tipetto tosto, lo si evince dagli occhi vivaci, curiosi. Occhi pieni di sogni, scoperte, raccolti. 
La sua pelle è fatta di terra e il suo sangue di linfa, qualcuno la chiama la strega del sud. 
In queste epoche di rappresaglie, in cui tutti vogliono apparire, nel bene o nel male, Valentina custodisce segreti, ricette, piccoli incanti. Da un piatto si possono tirare fuori miriadi di sapori: il dolce, l'amaro, il granuloso, il cremoso, l'esotico e il tradizionale. 
A me piace pensarla mentre crea liquori al Mirto, fra alambicchi e profumi di stagione. E non importa se non li utilizza, gli alambicchi, in fondo è la custode di bacche, fiori, frutti e verdure.
Un proverbio svedese recita "Lagom ar bast", ossia "la giusta quantità è la cosa migliore". Ecco, ogni volta che vengo attaccata per i miei post o le mie piccole credenze - non qui -, penso a chi le mani le infila per davvero nella terra, a quelle, come Valentina, che conoscono l'equilibrio della semplicità. Non esistono lavori facili, esistono lavori onesti e "sostenibili".
E se gli altri hanno scelto di urlare, io scelgo di seguire i custodi "delle piccole, grandi, cose". Ognuno ha le sue battaglie.

Voglio dirti che non sarai regina di un mondo che non esiste, che non sempre ti sentirai al centro delle attenzioni di un principe, ma non ne avrai bisogno perché tu hai il bosco, il mare, la luna, i prati pieni di fiori, la neve soffice di promesse, la pioggia canterina. 

Valentina (Titolare dell'azienda agricola naturale DEINAS)



***


Accade che in rete si debba dimostrare di essere attivisti, non basta firmare petizioni, divulgare notizie (magari vere), scendere in piazza (non sempre è possibile). Bisogna dimostrare! La mia "battaglia", da qualche anno, è raccontare la bellezza, non sempre ci riesco. Vivo tra due mondi, l'ho già detto. Davanti casa ho una strada trafficata, dietro casa c'è la campagna. Penso, e ci credo pure, che l'essere umano possa "evolversi" attraverso la bellezza. Penso, e ci credo pure, che urlare non sia la giusta soluzione. Ora, non è che pretenda con questo post di riuscire a trasmettere "la non violenza", tuttavia le cose non cambiano se non estirpiamo la pigrizia e abbassiamo il livello di arroganza. Con mio marito ho raccolto immondizia in luoghi impensabili, cosa dovrei fare? Fotografarci?


Questa estate ho conosciuto alcuni indiani Navajo, sono finita in una riserva, ho mangiato il cibo locale e non mi sono scontrata con la spiritualità, semmai con la miseria. Tuttavia non posso giudicare, bisogna conoscere prima di parlare. I petroglifi non lontano da Thermopolis (Wyoming) mi hanno suscitato bellezza e umanità. Il sito è situato nel bel mezzo della natura, tra rocce, nidi di rondine, antilopi e cervi. Nella mia vita ho visto l'ombelico del mondo, colonne imponenti, statue altissime, piramidi, templi rosa, tuttavia col tempo mi sono innamorata delle falesie, delle dune di sabbia, delle foreste... Per questo preferisco leggere le "battaglie" di Valentina a quelli che ricordano "chi sono e come dovrei comportarmi".



***

Antica borsa dell'acqua calda o scalda letto - oggetto "contadino" di famiglia




Volano le libellule
Sopra gli stagni e le pozzanghere in città

Sembra che se ne freghino
Della ricchezza che ora viene e dopo va

Prendimi non mi concedere
Nessuna replica alle tue fatalità
Eccomi son tutto un fremito ehi

Passano alcune musiche
Ma quando passano la terra tremerà
Sembrano esplosioni inutili
Ma in certi cuori qualche cosa resterà

Non si sa come si creano
Costellazioni di galassie e di energia
Giocano a dadi gli uomini
Resta sul tavolo un avanzo di magia

Sono solo stasera senza di te
Mi hai lasciato da solo davanti al cielo
E non so leggere, vienimi a prendere
Mi riconosci ho le tasche piene di sassi

Sono solo stasera senza di te
Mi hai lasciato da solo davanti a scuola
Mi vien da piangere
Arriva subito
Mi riconosci ho le scarpe piene di passi
La faccia piena di schiaffi
Il cuore pieno di battiti
E gli occhi pieni di te

Sbocciano I fiori sbocciano

E danno tutto quel che hanno in libertà
Donano non si interessano
Di ricompense e tutto quello che verrà
Mormora la gente mormora
Falla tacere praticando l'allegria
Giocano a dadi gli uomini
Resta sul tavolo un avanzo di magia

Sono solo stasera senza di te,
Mi hai lasciato da solo davanti al cielo
E non so leggere, vienimi a prendere

Mi riconosci ho un mantello fatto di stracci.

Sono solo stasera senza di te,
Mi hai lasciato da solo davanti a scuola
Mi vien da piangere,
Arriva subito,
Mi riconosci ho le scarpe piene di passi
La faccia piena di schiaffi
Il cuore pieno di battiti
E gli occhi pieni di te

Sono solo stasera senza di te
Mi hai lasciato da solo davanti al cielo
Vienimi a prendere
Mi vien da piangere

Mi riconosci ho le scarpe piene di passi

La faccia piena di schiaffi
Il cuore pieno di battiti
E gli occhi pieni di te

***

A breve pubblicherò su Lulu i miei calendari fotografici, sto lavorando anche ad un libro fotografico, sempre sull'amore delle piccole cose.

lunedì 20 novembre 2017

Tra campagne, colli e montagne


Il recupero

Grazie a Silvia, ho deciso di creare una nuova "rubrica". Ogni volta aprirò un post con una poesia, frase, personaggio antico... Il recupero ha senso se lascio libero spazio alla ricerca.



Questa signora è Jane Margaret Cameron (1815-1879), fotografa inglese, esponente del pittoricismo.

A me piace Jane per due motivi: è diventata fotografa all'età di 48 anni;  ha creato una "tecnica" tutta sua, fregandosene altamente dei principi della fotografia.
Come vi direbbe Silvia, un bravo pittore prima di dipingere "male" deve saper dipingere bene.






L'ago e il focolare?



Borsa appartenuta a mia nonna. Anni trenta del novecento. Mia nonna era una contadina veneta, che finì in fabbrica tra i bachi da seta. Mia nonna lavorava.


Quando cammino tra gli alberi, mi slego completamente dalla realtà, stessa cosa accade quando, guardando fuori dal finestrino dell'auto, mi domando come doveva essere il mondo.  Una parte di me smette di respirare, rimane in ascolto. Perfino ieri, mentre camminavo con mio marito, col vento che ci schiaffeggiava la faccia, cercavo di captare, registrare qualsiasi rumore, canto, silenzio. Mi piace recuperare pezzetti di folclore. 
La mia famiglia non mi ha lasciato molto, parlo di racconti, leggende, tradizioni. Non ho storia. Perfino le rocce erose dal mare hanno più cose da raccontare. Attenzione, non rifaccio gli stessi gesti del passato, molti sono anacronistici, ortodossi e "fuori luogo". Del maiale non si buttava via nulla, questo non significa che dobbiamo mangiarlo, ma che c'era un certo "rispetto" delle regole, chiamatele comportamentali. Per assurdo l'uomo moderno è convinto che "un tempo si viveva meglio", che i valori fossero migliori. Il recupero delle tradizioni è una sorta di "cerca". Non sta a me dire quale sfumatura cogliere. Tuttavia, mi limiterò a descrivere esclusivamente, o quasi, il lato positivo. Il rovescio della medaglia non mi compete.

Durante il quilting bee le americane del XVIII secolo si riunivano per scambiarsi trucchi, pareri, tecniche e disegni sull'arte del "trapuntare". Le chiesette talvolta permettevano di ospitare una dozzina di donne. Uno dei requisiti importanti era saper utilizzare alla perfezione l'ago. Mentre gli uomini erano intenti a lavorare o a giocare con i ferri di cavallo, le donne spettegolavano tra disegni acrobatici e fili colorati. La festa si concludeva con l'arrivo degli uomini, con canti, musica e balli.
La trama della trapunta chiamata "Log Cabin" (casetta di legno) è uno dei modelli più conosciuti. Spesso si pensa che la sua origine derivi dai primi pionieri arrivati negli Stati Uniti, tuttavia sembra che tra le mummie egiziane e in una trapunta inglese siano stati trovati disegni simili.
La "Log Cabin" fa la sua apparizione negli anni '60 dell'ottocento, durante la Guerra Civile Americana. Spesso viene identificata con lo spirito dei primi pionieri.

Qui, nel Veneto, il "Filò" era una consuetudine del mondo rurale. Presumibilmente nasce dal verbo "filare", ossia del lavoro che le donne praticavano nelle stalle. Gli incontri serali, nel periodo più freddo dell'anno, avvenivano per stare al caldo, con il passare del tempo, le persone si riunivano per fare piccoli lavori a mano, per recitare il rosario, per parlare e spettegolare. Fare "filò" voleva dire trascorrere del tempo con i propri vicini, tra gruppetti di persone, per custodire e tramandare tradizioni.
Si sopportava l'aria, talvolta malsana, di vacche e maiali, pur di stare al caldo, anche perché era un momento sociale, a cui non ci si poteva, voleva, sottrarre. Mentre i bambini dormivano, le donne e gli uomini si davano appuntamento in stalla. Nelle sere più buie, tra ferri, matasse, lana, fili, gerle, scope, rastrelli si accendeva il mondo.

Quello che rimane del passato


Quilting, punta spilli fatti a cuore - a mano -, cosucce in pasta di sale, gesso e das
Non sono quella che si dice "brava" con le mani, amo le cose altrui. Tutto quello che faccio, e mio marito è uguale a me, è per "archeologia". Entrambi compriamo materiale per carpirne il segreto, quindi non stupitevi se un giorno vi faccio vedere una biglia di vetro fatta in casa. Noi siamo quelli del "ho capito, ho capito!" e dei video su Youtube, dei manuali, tanti, del faidate. Iniziamo un lavoro, ne pensiamo subito un altro; siamo curiosi e ci annoiamo facilmente. Sarà per questo che ero brava nel mio lavoro, se fossi stata una contabile "registra fatture" sarei finita sotto ad un ponte. Ed è uno dei motivi per il quale non sono andata avanti con gli studi, sì, vabbeh, lavoravo tanto...


Questo è un diario fatto a mano di Marta Anzolla - http://www.emozioniinpatchwork.com/

All'ombra della religione - Lessinia 


Santini anni venti e trenta di famiglia - alcuni -
Non sono "religiosa", naturalmente non mi ritengo cattolica, ciò nonostante, invecchiando (ho solo 45 anni) sono diventata saggia, e oggi so che la brava gente è sempre esistita. Credere in qualcosa fa parte della nostra natura,  un tempo era l'essenza stessa della vita. Se si riuscisse a fare un'analisi oggettiva, potremmo, senza tanti preamboli e scusanti, esclamare che senza guerre, religioni e figliate oggi non avremmo computer, cellulari e navi spaziali. Il concetto è così ampio che spesso ci riduciamo a dire "un tempo si viveva meglio". Allora mi scoccio... e l'idea romantica la faccio mia, e guardando i santini e le lettere degli anni venti, trenta, quaranta e cinquanta del novecento mi commuovo. E comprendo che "è tutta vita".






Lassù


Quando cammino nei boschi, tra gli alberi, al tramonto, non riesco a non pensare a come doveva essere il mondo. Questa è la mia spiritualità, ma voi chiamatela pure Lagom, Higge o "amore per le piccole, grandi, cose". E se sono riuscita a trasmettere ad una sola persona il senso di "quiete", per me è già tanto.

Il rosso di alcune foto è naturale (tramonto).