venerdì 16 novembre 2018

Cambiamenti

dal film "E' Ricca, la sposo, l'ammazzo"


Rifletto sulla mia persona. Cosa facevo ieri, cosa faccio oggi. Amo la mia libertà, sono quella che sono, senza tante problematiche del caso. Voglio dire, non sono una scrittrice eppure mi piace scrivere. Non sono una cuoca eppure mi piace cucinare. Non sono una fotografa eppure mi piace fotografare. Ho molta fantasia, questo sì.
Vent'anni di web e sentirli tutti. Mi mancano le lunghe mail di Miriam, di Salvatore e di Silvia (la mia Silvia). Mi mancano le mail. Sì.
Un tempo, e Silvia lo sa, mi divertivo a fare post complicatissimi o semplicissimi, ingarbugliati o sfigurati. Errori, orrori e chissenefrega! Mi piacevano i commenti, Miss Kundalini alias Francesca mi bacchettava, e si fa per dire, se ero troppo seriosa. E oggi mi sento una donna, porca miseriaccia, di mezza età (e ho solo 46 anni, cazzo! E come Silvia, o la Silvia che fu, odio invecchiare, lo odio dal profondo delle viscere), tutta composta, educata, manco fosse arrivata la pace dei sensi. Perché io ai sensi ci penso ancora, e non voglio che pensiate male, anzi, ma che importa, pensate male! E mi piacciono le virgole! E le pause. E i puntini di sospensione...
C'è sempre stato qualcuno o qualcuna che criticava il mio linguaggio scurrile, i miei post strampalati, i miei amori sofferti, i miei post sull'imbranataggine, come se sognare un Darcy (quello di "Il diario di Bridget Jones" primo film, primo libro) fosse reato. No, non si fa! Devi comportarti con educazione! Ma io di educazione, signore e signori, ne ho da vendere. Non sono MAI andata a rompere le palle ad altri blogger, webmaster o social vattelapesca. Ho sempre speso, già raccontato, una buona parola per tutti. Ti offendi? Scusa. Ti arrabbi? Lascia perdere. Non ti piace? Non ci pensare. Non ami il mio blog? Pazienza me ne farò una ragione. Quanto mi sono divertita. Da una parte musi lunghi, dall'altra avevo Miriam, Francesca, Salvatore (non che Morfeo fosse così divertente, e ora starà sorridendo nel luogo in cui si trova, da qualche parte...), Silvia, Adrenalina, Absinth, Marina (la mia Marina) e Julysan... un esercito di commentatori. "Rispondo qui, da me, no, vengo da te! Aspè che mi sono persa...", oddio le risate. Risate alle nove o dieci di sera. Si litigava? Sì. Si commentava? Tanto. Sempre persi in una marea di cazzate, che a pensarci mi piange il cuore. Sono nostalgica come mio nonno, prima di me.
Mi manca quando parlavo di uomini e c'era sempre qualcuna che mi diceva: "Eh no, noi donne ci salviamo da sole."
"Ci salviamo da sole." Che bella frase, non trovate? Devi sempre giustificarti, devi sempre raccontarti, devi sempre ricordare chi eri, cosa sei e cosa farai. Devi sempre spiegare le tue intenzioni, i tuoi problemi, i tuoi lavori, le tue disgrazie, perché, no, Mr Darcy non va bene. Eppure  Mr Darcy non l'ho mai incontrato e non penso esista. Sono stata con brave persone, ho sposato degli uomini buoni, pacati, gentili, orsi e maledettamente strani. Mio marito è talmente pacioso che ci, non gli o mi, ci dovrebbero fare un monumento: lui sopporta le mie paturnie, io le sue mancanze. E ora ci sarà qualcuno che dirà "Che brutto il verbo sopportare gnè gnè gnè". 
Non mi piacciono i film o i libri romantici, amo gli Horror, ho sempre voluto essere salvata, da me stessa in primis. Se raccontavo di un mobbing o di una violenza subita, c'era sempre qualcuno che interpretava male il messaggio, lasciava banalità o commentava cattiverie del tipo "non sei l'unica a soffrire" o "non sei così speciale". E ora, guardandomi indietro, mi chiedo ancora il perché di questo astio. I miei post erano solo post, come oggi. Non mi prendo sul serio nemmeno quando racconto cose serie, sui miei drammi rido sempre. Questa "bipolarità" mi ha resa la donna che sono. Marina è sparita per la mia distrazione, non ho salutato Salvatore/Morfeo per l'ultima volta... perché lavoravo troppo, di tanto in tanto penso a loro, al mio fallimento come amica. Penso a quella schiera di persone che ascoltavo: io aiutavo loro e loro, in qualche modo, mi salvavano. Penso a quando facevo la webmaster (avevo un paio di siti) e mi scrivevano a decine ogni settimana. Penso a loro, sì.
Da bambina non sognavo di diventare una principessa, ero già goffa e in sovrappeso,  me lo si ricordava in ogni momento. Mostro di Loch Ness era il mio secondo nome. Non ho avuto tempo per essere una femminuccia, non sono stata un maschiaccio, ero e sono Simona, pensierosa, fantasiosa, sognatrice e soprattutto sbadata. Volevo viaggiare e fare l'archeologa, volevo costruire robot, diventare una pirata. Non sognavo il vestito da sposa e non mi sono vestita da sposa, se non per i guanti. Non mi trucco, ho le mani rovinate e sarebbero bellissime, sono imbranata, leggo anche per strada (riviste, libri, giornali, cellulare...), sono femminista, sbatto contro i cartelli pubblicitari, non guido, mi metto spesso gli slip al contrario, talvolta pure i maglioni, e più che a Bridget Jones, come carattere, somiglio all'imbranata del film "E' ricca, la sposo, l'ammazzo",  ma amo l'intimo, i metalli preziosi e le creme da morire. Nonostante le premesse, nonostante abbia affrontato i miei mostri, pur non facendo parte della categoria delle donne fighe, c'è sempre quella che mi ricorda: "No, ti devi salvare da sola!". Ora, ci sta... sono pure d'accordo, ma a forza di salvarmi da sola, non essendo un peso piuma, non mi reggo più! 😉

Ho pubblicato un racconto anni fa di una donna che ama un uomo, a me interessava il punto di vista di lei, perché fino a prova contraria sono una lei, e seppur romantico, e ci stanno le critiche (ripeto, ci stanno!), ho deciso di pubblicarlo perché i Mr Darcy e i Gatsby non moriranno mai, fanno parte di quella che ero, che sono. Non amo Stefano perché è  pacioso, lo amo soprattutto perché mi ha aspettata per anni. Quante persone lo farebbero? Lo amo perché non parliamo la lingua dei "ruoli".

Il mio racconto, scritto anni fa, lo trovate qui:

https://www.amazon.it/Racconto-Gotico-Simona-Matarazzo-ebook/dp/B07KJ8ZFPV/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1542395545&sr=8-1&keywords=racconto+gotico+matarazzo


giovedì 1 novembre 2018

Raccontarsi - super post 2018

Mi piace scrivere. Non dico di saperlo fare bene, tuttavia mi circondo di vocaboli. Mi piacciono le parole, le virgole, che a dir la verità nelle mie frasi abbondano. Come le parentesi. I punti di sospensione. Le pause.
Mi piace leggere, spiare, invidiare i regni altrui. Mi piace la bellezza. Oddio come mi piace la bellezza. Quel certo tocco. Quell'eleganza, mai stravolta dall'eccesso, in cui mi ci vorrei tuffare anima e corpo. Mi piacciono le mani delicate, i visi pallidi, gli occhi enormi. Mi piacciono le imperfezioni. Le lentiggini. Mi piacciono quei blog curati, quelle foto, espropriate dalla rete, in cui c'è sempre il luogo e la luce giusta. Mi piacciono le polaroid e la giovinezza. 

Vorrei fuggire da me stessa, inciampare altrove. Ovunque. Uscire dal mio corpo. Svuotare la testa.

Mi piace fotografare, eppure non sono mai contenta. 

Le fotografie narrano storie, custodiscono istanti della nostra vita. 

Se guardo gli scatti fatti negli USA troverò dettagli apparentemente poco interessanti, ma la vita è fatta anche di questo. Soprattutto di questo.

Foto "scartate" del WY, Route 66 e Gran Canyon






Cuore selvaggio

La madre

Oggi ci sono movimenti che valorizzano la Dea Madre, la divinità femminile primordiale. Il mio spirito selvaggio insegue le gesta primitive perché lì mi ci ritrovo, tra gli sciamani e gli animisti. Chissà come doveva essere il mondo prima della civilizzazione... Ogni percorso - religioso, spirituale, creativo - passa attraverso "La cerca". Ogni persona compie un viaggio, fatto di corsi, letture, incontri, parole. Di idee, in rete, me ne sono state rubate tante, si sa, eppure sono riuscita ad addomesticare la rabbia. Sono istintiva, "basica", a modo mio spirituale. Quando esco con i cani al mattino annuso l'aria per comprenderne il codice. Non ho una madre e un padre da pregare ma una schiera di spiriti che vivono, ascoltano, respirano tra i sassi, il fango e le foglie. Mi piacerebbe chiamarli Kodama, come gli scintoisti. Dialogo con la Natura che non è né giusta né spietata. La Natura è equilibrio. Il virus della Terra è l'uomo, il vaccino si chiama "cambiamento climatico", tuttavia, noi sottostiamo al "sé". 

Ora vi dico cosa mi piace del "Matriarcato". Mi piace l'idea romantica, perché come direbbe Baricco viviamo in un'epoca romantica. Riane Eisler, nel libro "Il calice e la spada", contrappone una società dominatrice (la spada) con una collaborativa (il calice). Mi piace pensare, come Eisler, che una madre non voglia la guerra, eppure la nostra società è fondata sullo "stupro". 
Si pensa che un tempo le donne avessero una posizione magico-religiosa, che fossero la base della coesione sociale. Se dovessimo analizzare le ricerche di studiosi, archeologi, filosofi ci scontreremmo con idee e posizione articolate, come quelle che dividono il mito del matriarcato (parola poco amata dalla sottoscritta e da Riane Eisler) in: demetriano, che esalta la ciclicità della natura; amazzoniano, che mette in luce la libertà e afroditico che inneggia al piacere. Leggendo le ricerche di Robbie Davis-Floyd o/e Vicky Noble scopriamo che la maternità e il ciclo mestruale erano considerati sacri. Ovulazione e mestruazione erano momenti di meditazione e creatività. Non entro nel merito dei cerchi e delle "rivisitazioni" moderne, da mancata "folclorista/studiosa" sono più interessata a sapere il dove, il come e il perché che intromettermi nei percorsi altrui.

Leggendo la tesi e gli appunti di un'amica, mi ritrovo smembrata da animali mistici, antichi spiriti e demoni. Come gli sciamani prima di me, sono immersa nella mia isteria. Non c'è saggezza, espiazione, solo una solitaria consapevolezza. Ed è per questo che scrivo in rete. Non mi basta la vita reale, mi piace trasmettere quello che vedo, respiro, leggo, provo. Religiosamente/spiritualmente parlando mi sento vicina ai "primitivi", provo una sincera commozione nel visitare una grotta, porta di accesso all'altro mondo. Mi commuovono le incisioni rupestri e i resti di palafitte. Poi, finisce là. Nell'ammirare l'ambra, le frecce di selce, gli scheletri, gli antichi reperti archeologici mi sale il freddo. Come vivevano? Avranno patito la fame, la sete? Avranno avuto paura? Oggi ci sono le diete paleolitiche e dai nostri pc scriviamo di saggezza, libertà e recupero di valori. 

Penso alla "Terra", alla parola "Madre". Penso alla Madre Nutrice, alla Genitrice di Dio e sarebbe bello se riuscissimo a cogliere il significato del verbo accudire. 

Guardando le immagini cristiane si avverte un senso di pace, forse gli artisti sognavano un mondo fatto di cura e amore.




Jesus Christ Superstar



Da bambina, per chi non lo sapesse, ero religiosa. A mio modo. Seguivo perfino una sorta di "calendario delle buone azioni": preparare e spreparare la tavola, buttare l'immondizia, aiutare una persona anziana ad attraversare la strada... insomma cose così! Per certi versi sono sempre stata ossessionata dai rituali, durante l'eucarestia ero tra quelle bambine paffutelle e rotolanti che portavano i "doni" sull'altare e naturalmente leggevo la prima o la seconda lettura. Per me Dio era il sole o il salice vicino casa, quando lo tagliarono piansi per giorni. Nel mentre facevo domande assurde agli insegnanti di religione e mi chiedevo la necessità dei santi,  riflettevo sul cattolicesimo. All'epoca non simpatizzavo per quello o quell'altro personaggio biblico, l'unica cosa che mi importasse davvero erano i "regalini", tutte quelle cose kitsch come le candele, le medagliette argentate e le preghierine sul legno della prima comunione. Perché la prima comunione era un affare serio, come la benedizione del Papa per mia nonna Ancilla, che non mancava di prenderla in diretta TV tutte le domeniche, in quella cucina piccolina, di un paese piccolino, con un bagno ancor più piccolo situato fuori dalla casa.
Avrò avuto all'incirca nove o dieci anni quando capii che la mia religione era tutto fuorché gioiosa. I santini, che mia nonna Adelaide portava con sé, narravano storie dell'orrore: c'era la santa a cui avevano strappato un seno, quella a cui avevano cavato gli occhi, quella con disturbi alimentari...  e quando entravi in una chiesa ti imbattevi spesso nel dito o nella lingua di qualcuno. Per non parlare delle pellicole: bambini strappati alla vita dopo aver dialogato con Dio, Gesù tormentati, ragazzine visionarie e santi sofferenti. 
Finché un bel giorno vidi "Jesus Christ Superstar". Nella mia galoppante immaginazione quello era Gesù, un essere umano che parlava ad un popolo arrabbiato, stanco e oppresso. Un essere umano fragile dinanzi ad una folla di lebbrosi. In quel momento capii che la religione non poteva essere eterno dolore, pentimento, volti afflitti, capi chini, lapidazioni, frecce, flagellazioni, stigmate, sangue. Doveva essere qualcosa di più.  
Con gli anni ho smesso di andare in chiesa, sempre più distante dal mio sentire, semplice, umano, spogliato da tanti orpelli. A 14 anni credevo in una grande Energia, a 20 ho capito di essere Animista. Ogni cosa, per me, ha un'anima, femminile e maschile. Eppure sono sempre stata affascinata dai miti, il "cosa c'è di vero" mi conquista più di una torta al cioccolato. A 27 anni stavo partendo alla volta della Francia per una piccola spedizione sulle tracce del Graal, ma questa è un'altra storia.
Ogni cosa ha un senso. La differenza che passa tra una persona religiosa e la sottoscritta, è che il religioso compie un atto di fede, attenendosi alle regole del gruppo, io credo nella Natura e mi baso su quello che vedo. Negare le origini significherebbe cancellare una parte di me.



E poi arriva il musical. Luci sparate, giocolieri, canti e balli e ovviamente Lui, il mio piccolo grande eroe: Ted Neeley.



Finalmente ho visto a teatro uno dei miei musical preferiti, quel "Jesus Christ Superstar" della mia rivoluzione religiosa. E' stato tutto perfetto: regia, attori, balli, canti, musica. Talmente perfetto che quasi mi sono commossa. Ed è difficile spiegare la bellezza quando te la trovi davanti. Il mio eroe era lì, settantacinquenne dalla voce potente, che con il suo "Get out" nella scena del Tempio quasi cascava la sala. Perfino io, che manco se vedo Leonardo DiCaprio mi scompongo, mi sono alzata in piedi ad applaudire. 

Io

Ed è tutta lì la mia essenza. Letture, passeggiate, sguardi. Amo leggere. Mi lancio nello spazio virtuale come un'astronauta. Ogni tanto inciampo su qualche pagina, post, amica. Oh... l'amicizia. Mi commuovo nel sapere che Luna, ad esempio, vive in una casa piccina picciò o che Violet ami scrivere sorseggiando una tisana calda. Ogni loro azione muove la mia immaginazione. Avrei voluto avere una madre allegra come Jessica, scrivere come Viola, amare come Niviene, ridere come Francesca,  possedere l'intelligenza e la cultura di Silvia o Nat, avere una bimba come Silvia. A volte mi piacerebbe essere competitiva, utilizzare form e foto altrui, quelle di Pinterest ad esempio, senza preoccuparmi di citare le fonti e la provenienza, arrabbiarmi, magari, se qualcuno mi ruba un'idea. A volte mi piacerebbe essere nata magra e tremendamente bella, perché, diciamolo, sono stufa di esserlo dentro. Citando Wilde "Tutta l'arte è completamente inutile", e io ne so qualcosa.

365 giorni

Seguire un progetto come 365 giorni non è facile. Soprattutto quando stai male, il morale è a terra o hai avuto una brutta giornata. Come dicevo, mi piace scrivere, "esibirmi". Probabilmente è uno sbaglio.

Fotografia




Le fotografie narrano storie. Quello che mi piace degli spazi altrui è la scelta delle foto. Dove tutto è perfetto. Lineare. Nero su bianco. Luci. Ombre. Fiamme. Ed è lì che molti si perdono. Sulla superficie, dimenticando l'essenza.




Piccoli consigli:  Erika Maderna e Viola del Lago