martedì 19 settembre 2017

L'Anima del mondo


L'autunno è alle porte. E' tempo di costruire nuovi progetti. Riordinare i cassetti, i bauli, gli armadi.


Raccogliere le foglie. Scoppiettanti. Conservare l'estate in una tasca. Tra fotografie, conchiglie e biglie colorate.


Trame...


Qui piove da quasi due settimane, la stagione dell'acqua è arrivata, portando con sé promesse e altri racconti.


Ho acquistato libri, colori e fogli. Cucinato pane, polenta, risotti e biscotti. E' tempo di piumini e sogni arancioni.



Adoro fotografare, soprattutto se con gli scatti riesco a raccontare una storia...


***

Nuove letture e nuove ricette prossimamente in "Appunti e altre storie"

libro della settimana


Mi trovate, purtroppo ;), anche su Facebook: qui

lunedì 18 settembre 2017

Anima Mundi






Andare a funghi non è uno scherzo, mio suocero lo sa. A me piace pensare di essere la detentrice di saperi arcaici, un po' come l'ultima narratrice di storie irlandesi, quella di cui parlava Joyce. Così prendo appunti, nella mia testa, li tengo stretti e li racconto, quando e appena posso. 
Quasi sei ore, nell'umidità del bosco, con le mani congelate. Le mie lo erano! 
Imparo sempre qualcosa, oggi so riconoscere mazze di tamburo, finferli e i Lactarrius sanguifluus. Ed è già qualcosa. I porcini naturalmente non li ho trovati... io.
Mio suocero ti racconta di quando a 10 anni portava le mucche al pascolo, percorrendo chilometri e chilometri di sentieri, in quella natura selvaggia tanto amata e declamata in questa "NUOVA ERA". E rimaneva sotto la pioggia, lui ed altri bambini, a prendersi uno, due, forse, tre temporali. Con gli abiti bagnati tornava dalla padrona, che gli chiedeva "Hai mangiato?" e lo spediva al letto con un bicchiere di latte caldo. Gli abiti rimanevamo umidi per giorni e poi, quando la stagione finiva, tornava a casa a farsi rammendare il maglione.
Sì, andare a funghi non è uno scherzo, mio suocero lo sa.

E stamattina ho visto uno scoiattolo tra i rami. Per carità, alcuni di voi ci sono abituati, tuttavia mi meraviglio sempre! E' accaduto anche ieri, quando ho visto un branco di caprioli...


"... nonostante non mi ritrovi all'interno di una religione, credo nella voce del bosco e nelle acque ancora stregate..."


lunedì 11 settembre 2017

Un altro pianeta - seconda parte


Ricordi americani

Las Vegas è una città a sé. Al di là dell'atterraggio, che è stato alquanto turbolento, mio marito ed io abbiamo girato un'ora in aeroporto alla ricerca delle valigie, per fortuna con il fuso orario l'abbiamo recuperata. Dopo aver ritirato bagagli e auto, ci siamo diretti in Hotel per rinfrescarci. Peccato che per fare il check-in ci si impieghi dai 30 ai 60 minuti, a seconda della fila. Insomma Las Vegas è una città colma di umanità, come Monte Carlo raccoglie curiosi, turisti, prostitute, ricconi e arricchiti, con l'unica differenza che Monte Carlo è chic, mentre Las Vegas è trash. Per farsi notare si può girare con la "limo" (limousine) e sperperare il proprio denaro in uno dei tanti Casinò, che sono, a differenza del principato di Monaco, alla portata di tutti. Li trovi ovunque, in tutti gli Hotel, all'aeroporto o ancora fuori città, lungo il deserto del Nevada. Monte Carlo è elegante, ma noiosa, grigia e gli edifici, troppi per i miei gusti, soffocano la bellezza del mare. Las Vegas, invece, è bastarda imbrogliona, ricca, bugiarda e, diciamolo, un po' mignotta. E' una città pulsante, puzzolente, calda (al ritorno, prima di tornare in Italia, c'erano 43 gradi), colorata, cara, non dorme mai! 
L'albergo in cui stavo, "Excalibur", ha le fattezze di un castello, ma più che dai racconti arturiani prende spunto da quelli Disney, con slot machine compresi. Naturalmente ogni albergo ha un suo tema, il Bellagio presenta degli splendidi giochi d'acqua al ritmo di musica, che seppur fatti dall'uomo riescono a strappare meraviglia e sorrisi. Quando mi ricapita di vedere colonne d'acqua alte 76 metri accompagnate da "Fly me to the moon"? Forse sono americana e non lo sapevo.



Insomma dopo due ore di cammino scopri di aver visto soltanto quattro, forse cinque, alberghi. Sembra un parco di divertimenti, con la Tour Eiffel, la Statua della libertà, la piccola Venezia, i quartieri di New York o le farlocche ville arabe. Diciamo che ti prende per sfinimento. Inizialmente sei curioso, poi le scale mobili, i ponti, i semafori, le strade affollate, il caldo schiacciano l'euforia e quando decidi di tornare indietro è già troppo tardi! Sai che ci impiegherai ore prima di rivedere la stanza! 
Ovviamente non mancano i barboni, che vi dirò sono più invisibili di quelli di Denver. Un pensiero va al musicista di colore, alla signora con il cane, al dormiente, al fumatore di cannabis e all'uomo senza gambe! 
Un altro pensiero va al vino italiano che costa  20 dollari a bottiglia e alla coppietta che acquistava vodka in quantità industriale.
Infine un altro pensiero va ai 5 dollari persi in una manciata di secondi e all'acqua venduta a peso d'oro!




Usciti da Las Vegas vedi il deserto. Brullo, aspro, quasi cattivo, con piante grasse mai incontrate prima, veri propri alberelli, resi famosi dal cd degli U2 " The Joshua Tree".



Giunti in Utah e nuovamente con un'ora in avanti (nove ore indietro rispetto all'Italia e un'ora in avanti rispetto al Nevada) abbiamo attraversato il paese di Saint George*, che non ha nulla di speciale se non che viene consigliato da alcuni blogger e webmaster. 
Se non avessimo seguito alcuni consigli trovati sul web e di alcune persone che si occupano di viaggi per mestiere, avremmo speso più tempo nei parchi tra lo Utha e l'Arizona.
Ad ogni modo, le strade che portano ai parchi dello Zion, Bryce Canyon, Monument Valley (Arizona) e Gran Canyon (Arizona) sono spettacolari.




Solo per il parco nazionale dello Zion ci vorrebbero un paio di giorni, purtroppo l'ho visitato in un pomeriggio, con l'aiuto di una "navetta" e un paio di passeggiate a piedi. I sentieri conducono ai piedi di maestose formazioni rocciose e lungo il Virgin River. L'entrata al parco è di 15 dollari a persona, ma se si acquista la "carta parchi" (che va bene ad esempio per Zion, Bryce e Gran Canyon) paghi 80 dollari a coppia. Naturalmente ci abbiamo rimesso, infatti il giorno seguente, una volta arrivati al Bryce Canyon il ranger ha esclamato: It's Free Free Day!!!! 
E TI PAREVA!
Arrivati a Bryce, paese, ho dormito in un Motel, che gli americani chiamano Lodge, ad ogni modo fuori c'erano appena dieci gradi e si percepiva l'aria di montagna.



Il Bryce Canyon è un parco particolare, famoso per i pinnacoli che vanno dal bianco all'arancione, dal marrone al rosso. Gli Hoodoos dello Utah sono il prodotto di erosioni dovute all'acqua, al vento e al ghiaccio. Nonostante ci si trovi a 2000 metri di altitudine, e al mattino presto si stia piuttosto bene, il caldo ti accompagna ovunque, soprattutto nei tragitti più impervi. La bellezza di Bryce è indescrivibile, le foto e i video sono insufficienti a spiegarne la GRANDEZZA.






I boschi montani, visti durante il viaggio, sono alquanto secchi, aridi, allo stesso tempo misteriosi. Ricordano le pinete romane della mia infanzia, ma questa è un'altra storia.




Horseshoe Bend è una tappa obbligata, è una ansa del fiume Colorado non distante da Page (paese alquanto insignificante). La forma dell'Horseshoe  è quella di una U che ricorda un ferro di cavallo per l'appunto, mentre la profondità in cui si trova il fiume è di 300 metri. Insomma, qui i turisti si spingono sulla sponde vertiginose per scattare la foto migliore. Noi, naturalmente, come spesso è capitato, avevamo il sole contro.
Non distante da Page, e dalle riserve indiane dei Navajo, si trova l'Antelope Canyon.







Non ci siamo fatti mancare il tour, che dall'Italia ci avevano detto sarebbe stato su una Jeep 4x4, mentre abbiamo percorso il tragitto, che conduce al sito, su una camionetta. La guida Navaho, piuttosto simpatica, più che descrivere lo strepitoso dono della natura, si dilettava ad indicarci i punti fotografici migliori, quelli resi famosi dagli screenserver di tutto il mondo.
Il Grand Canyon non ha bisogno di tante parole, è ENORME, spettacolare, gigantesco, imponente. Vedere il sole scendere dietro le rocce, provare ad immaginare il percorso del fiume Colorado sono doni unici. Il Canyon è profondo più di 1800 metri e largo dai 500 metri ad una trentina di chilometri. Il parco, quello da noi percorso, per vedere il panorama dall'alto è grande una quarantina di chilometri.






La Monument Valley (Arizona - territorio tra Utah e Arizona) è il sito che ho preferito e amato. L'ho visitato sia al tramonto che al mattino, ed entrambe le volte ho provato una grande emozione. Come si può descrivere la bellezza?
Il viaggio però non è fatto soltanto di mete turistiche, ma anche di incontri, alberghi, souvenir, motel/lodge, disavventure. 







Attraversando il Wyoming, il Colorado, lo Utah, l'Arizona e il Nevada mi aspettavo di trovare quei localetti tipici dei film e telefilm americani in cui c'è una tizia che ti serve sempre una marea di caffè. In verità, non ne ho incontrato nemmeno uno. Non troverete autogrill, bensì benzinai con piccoli supermercati, in cui i bagni (RESTROOM) sono spesso puliti.
Per sbaglio siamo finiti a Shonto, una riserva Navajo, e al di là della natura selvaggia e al contempo strepitosa, non posso dire che gli indiani se la passino bene, almeno così mi è sembrato.
Mi aspettavo qualcosa di diverso nel visitare l'Arizona e lo Utah, pensavo, fossero più aride, calde, quasi selvagge. Per certi versi il Wyoming, meno turistico, mi ha colpita di più.
Credevo che l'incontro con gli indiani d'America sarebbe stato "sacro", in verità la cucina navajo è simile a quella messicana e il piatto "vegetariano" da me scelto era identico a quello "carnivoro" ordinato da mio marito. Della serie "prese per i fondelli". Perfino il serpente, assaggiato qualche giorno più tardi, sembrava pesce impanato. L'artigianato indiano è costosissimo, mentre le cose più economiche sono, come accade ovunque, sfornate in fotocopia. 
Da una parte ho visto indiani benestanti, che trattano i turisti come fossero degli imbecilli (una guida navajo scattava foto ai giapponesi travestiti da cowboys), dall'altra ho visto bambini e uomini con lunghe cicatrici sul volto. Non so cosa pensare.




Abbiamo bucato una ruota a due giorni dalla fine del viaggio, in una zona in cui il cellulare non prendeva e le persone, diversamente dal Wyoming, non sono ospitali. Grazie alla pazienza di mio marito, e all'insistenza della sottoscritta, abbiamo trovato un Garage, in cui per una ventina di dollari ci hanno sistemato il guasto. Peccato che il giorno seguente ci siamo ritrovati nuovamente al punto di partenza, con una ruota che non teneva la pressione. Quindi ogni tanto, visto che il viaggio era quasi terminato, ci fermavamo a gonfiare la ruota.
Sono tante le cose da dire: dai viaggi in aereo, ai controlli in aeroporto, dagli americani conosciuti durante il tragitto a quelli incontrati all'aeroporto di Newark (New Jersey), più simili alla visione di "americani/occidentali/consumisti".
Non dimenticherò: le case mobili, i bellissimi TIR, i pulmini della scuola, le macchine del ghiaccio, la sera stellata al Lodge della Monument Valley, il piccolo appartamento alla Monument Valley, la gita sulla camionetta, il deserto del Mojave, la Route 66, il freddo e il caldo, la natura strepitosa, l'acqua al cetriolo e gli animali incontrati lungo il tragitto.
Sono passati quasi dieci giorni e continuo a sognare l'infinita, assoluta, bellezza AMERICANA.
GRAZIE STEFANO per questo, faticosissimo, meraviglioso viaggio!


















43 gradi


E ora sogniamo qualche aurora boreale ;).


ps: le foto sono scattate con macchine fotografiche differenti da Stefano e dalla sottoscritta. Ho firmato quasi tutte le foto per "semplificare".


*MESSAGGIO PER I BLOGSTAR E WEBMASTER E SOCIALMASTER VATTELAPESCA:

A Cavaillon non c'è la lavanda. E' una cittadina "non molto carina" famosa per il melone.
Grasse non è la città del passato e per vedere i campi di lavanda bisogna spingersi in cima, sul Verdon, o nei pressi di Sault, capitale della lavanda. 
Il Belgio non è solo Gant e Bruges! Sia in Francia che in Belgio si possono trovare megalitici come a Weris o Brignole.
St. George (Utah) non è particolare, e si può evitare!