lunedì 4 settembre 2017

Un altro pianeta - prima parte

Come si può descrivere la bellezza? Ogni paese mi ha donato qualcosa, e quel qualcosa è conservato tra le pagine di un libro, dentro un cassetto, in una scatola. Ora, nella mia vita ho avuto la fortuna di inciampare su città straordinarie, deserti di sabbia, oceani, spesso "congelati", scogliere scoscese, alberi secolari. Mi sono sorpresa dinanzi ad una delle tante cicale provenzali, ad una "lagartos" di Lanzarote o ad una semplice alba nella valle delle Regine. Ricordo ancora il primo aereo, la prima volta che ho visto Parigi, la crepes mangiata a Fougères, la pioggia sui Vosgi, le Highlands in autunno, i mulini a vento di Kinderdijk, la gola di accesso alla città rosa di Petra, le litigate con la migliore amica a Vienna. Eppure i ricordi sfumano col passare degli anni, galleggiano a mezza aria tra quella che ero e quella che sono diventata.
Gli Stati Uniti non sono mai stati il mio sogno, ho sempre pensato a me in un deserto o in una landa sperduta. Quando mio marito ha espresso il desiderio, da astrofilo appassionato, di vedere l'eclissi di sole nel Wyoming, ho iniziato a buttare giù qualche nome, agganciando le località meno popolate degli States ai luoghi più turistici del pianeta. Ne è venuto fuori un viaggio particolare, difficile, in bilico tra una crisi di nervi e una sindrome di Stendhal. Viaggio costoso, sudato e, diciamolo, avventuroso. Due settimane, fatemelo dire, sono troppo poche! 

Un altro pianeta



Non posso raccontarvi degli States, non li conosco abbastanza per dargli un giudizio finale. Ci sono persone che parlano dell'Irlanda e hanno visto solo Dublino, c'è chi pensa di aver capito il mondo perché si è spinto più lontano di altri. Il mondo, ho imparato, è fatto di paesi, stradine, isole, culture, boschi, mari, persone. Il bello e il brutto si scontrano e si rincorrono ovunque. Quindi il mio resoconto, seppur breve (e si fa per dire), non lo troverete in nessuna agenzia o libro di viaggio. Ho imparato a diffidare da chi vi racconta soltanto una parte della storia.

Al di là degli aeroporti, che per spostarti prendi trenini e shuttle, sono stata catapultata in un altro pianeta. Denver è stata la prima meta, e seppur incuriosita dalla città americana, il jet lag, le dodici ore di viaggio, i transiti aeroportuali e i controlli doganali mi hanno gettata, alle sette del pomeriggio ora locale, in un sonno profondo. Tra parentesi alla dogana abbiamo perso soltanto un'oretta. Per fortuna mi sono abituata immediatamente alle regole solari e grazie a mio marito, infaticabile guidatore, abbiamo attraversato un pezzettino di Colorado per raggiungere il Wyoming. Il traffico lungo l'autostrada, soprattutto alla periferia di Denver, è abbastanza tosto. Le auto ti superano da destra a sinistra, senza nessuna regola, anzi se non corri sei tagliato fuori! La corsia di destra viene utilizzata per l'uscita e ti porta direttamente nella via prescelta. Una volta superato il caos cittadino ti ritrovi quasi subito in mezzo al nulla. Terre sconfinate, semi aride, dove il cielo, che qui da noi è quasi un optional, stravince in tutta la sua magnificenza. Ed è il cielo, con le sue nuvole bianche, talvolta gonfie, che mi ha accompagnata per l'intero viaggio. Dell'America rammenterò sicuramente lo spazio, l'aria pulita, gli animali, il piumaggio di alcuni uccelli, le ali coloratissime delle farfalle. Fort Collins (Colorado) è stata la prima cittadina incontrata nel percorso, una delle più popolate. Colorata e con dei negozietti molto carini e accoglienti. Tra i centri abitati che ho visto è una delle poche ad avere una piazza. Da italiana antipatica, e solitamente non parlo mai di cibo, ho mangiato abbastanza male per due settimane. Spesso mi sono ritrovata con un'accozzaglia di ingredienti sul piatto, in cui le proteine e i vegetali - sempre troppo pochi - affogano tra salse buttate a caso. Le marmellate vendute o propinate al supermercato o negli hotel non contengono solo frutta, zucchero e pectina (quella che faccio io solo frutta e zucchero) ma anche olio o estratti di mais, coloranti e conservanti vari. Le patatine in busta americane sono cucinate con tre tipi di olio: olio di girasole, olio di palma e olio di mais. I famosi Donuts, che nel Veneto somigliano più a dei kraphen a forma di ciambella, sono ricoperti da glasse colorate, spesso tuffati nella cannella, e per quanto adori questa spezia mi sembrava di mangiare qualcosa di artificiale più che di "artificioso". La birra europea stravince su tutta la linea.
I viaggi fortunatamente non sono fatti di solo cibo, altrimenti il mio sarebbe stato fallimentare. 
Lungo la strada tra il Colorado e il Wyoming le praterie mi salutavano con le loro molteplici mandrie: mucche, bisonti e perfino dromedari.
Il 19 agosto si respirava nell'aria l'eclissi, la scorgevi tra i menù, le riviste, i giornali locali, le locandine agli angoli delle strade. Le radio e le TV ti travolgevano di parole.
Casper (1570 metri di altitudine), il luogo prescelto dalla stragrande parte degli astrofili, è stato il connubio perfetto per comprendere una "piccola" fetta d'America. I negozi di stivali da Cowboy, la cordialità delle persone e la "fiera" pro eclissi mi hanno coinvolta sul piano emozionale. Non mi aspettavo nulla e ho ricevuto in cambio saluti, sorrisi e parole di curiosità. Dinanzi ad un Fish and Chips una signora simpaticissima ci ha chiesto con un certo interesse la nostra provenienza e questa domanda ci è stata fatta più volte anche da un gruppetto di ragazzi che raccoglieva notizie sui "futuri spettatori" dell'eclissi. 
Quando si parla di America si pensa immediatamente ai telefilm e ai film, agli indiani e agli afroamericani, nella settimana in cui sono stata nel Wyoming ho visto solo bianchi. E' lo stato, dopo l'Alaska, con meno popolazione, conservatore e sostenitore del partito repubblicano, tuttavia non posso negare di essere stata trattata bene.
Prima di partire ci avevano dato alcuni consigli sulla guida, peccato che negli stati in cui mio marito ed io siamo stati le auto di notte procedano quasi tutte con gli abbaglianti accesi fregandosene apertamente della visibilità altrui.
Uscendo dalla città, ho avuto un incontro ravvicinato con un paio di antilopi, animali che ho potuto ammirare per quasi tutta la durata del viaggio.
Se Casper è una cittadina ricca, soprannominata la città del Petrolio, Thermopolis (1320 metri di altitudine) ha parecchie case fatiscenti e robivecchi. In verità le cittadine incontrate lungo il percorso sono per lo più paesi, senza piazze, estesi su lunghe strade, in cui stravincono i prefabbricati, le roulotte e gli sfasciacarrozze. A Thermopolis abbiamo incontrato una mandria di antilopi che scorrazzavano non distanti dai campi da golf. Naturalmente l'unico ristorante decente era chiuso! Nonostante il cibo scadente e il paese ordinario, il museo dei Dinosauri è davvero interessante, come lo sono le sorgenti termali naturali, in cui le acque calde sono riscaldate da fenomeni geotermici. Hot Spring State Park è visivamente incredibile, ed è un peccato che non esista una guida in italiano che ne parli. Un'altra piccola grande avventura è stata la ricerca de "Legend Rock Petrogliph site", sito archeologico situato ad una ventina di chilometri da Thermopolis e raggiungibile attraverso una strada bianca, in cui ancora una volta antilopi e cervi la fanno da padroni. Qui nel cuore della natura si cela il tesoro storico dei nativi, alcuni disegni hanno più di 11000 anni e ancora oggi si possono scorgere tra le sacre rocce gli antichi spiriti.
Il 21 agosto è stato un giorno incredibile, sveglia alle cinque del mattino per raggiungere il Boysen State Park. Lentamente le persone si sono riversate lungo la strada e nei parchi circostanti per osservare l'eclissi totale di sole. Il fenomeno è iniziato alle 10 ed è terminato alle 13. L'eclissi è avvenuta alle 11.39 ed è durata un paio di minuti. Nell'emozione generale, un gruppetto di francesi scattava foto di gruppo, alcuni ragazzotti americani intonavano canzoni e un paio di vecchietti osservavano con muta attenzione, sotto degli adorabili ombrellini, l'evento. Tra creme solari, occhiali, binocoli, macchine fotografiche, borse e sedie da picnic, non c'è stato il cosiddetto affiatamento da "capodanno", quando le persone festeggiano e si abbracciano tra sconosciuti. Anzi, appena è spuntato il sole le auto hanno ripreso la strada di casa, andando incontro a code interminabili, che ancora non sospettavo.
Osservare un'eclissi di sole totale è qualcosa di ancestrale, la luce è quasi gialla. Nell'aria rimane un sottile raggio arancione simile al tramonto, che si staglia sospeso all'orizzonte. Il giorno non diventa notte, si tinge di colori arcaici, pregni di incanto e promesse.
Mio marito, una volta terminate le ultime foto, mi ha portata a vedere un ponte di origine naturale, "Ayres Natural Bridge Park", situato in una sorta di parco meta dei vacanzieri americani, in cui ovviamente non esistono bar o ristoranti. Dopo una rilassante passeggiata e le classiche foto di rito, abbiamo preso l'autostrada per Cheyenne. Purtroppo, all'altezza di Douglas, non lontano da Casper, a 211 km dalla meta, abbiamo trovato una coda lunghissima in autostrada. Lunghissima è un eufemismo!
Alle 18,00, dopo un'ora di traffico e soltanto 15 km percorsi, ho iniziato a scalciare come un mulo impazzito, per fortuna mio marito ha avuto la brillante idea di sostituire il navigatore dell'auto con quello del cellulare, e miracolosamente abbiamo trovato una strada secondaria, che per quanto sembrerà normale in Italia, vi posso assicurare che lì non ci sono molte alternative. La polizia locale, per evitare il traffico nelle strade interne, ci ha ributtato in autostrada, tuttavia dopo le 20.00 siamo nuovamente usciti e abbiamo percorso più di 100 km nel nulla e al buio. Abbiamo visto un auto fuori strada e poi nuovamente sagome di prateria e alberi. Ho messo piede in albergo alle 11.00, dopo sei ore di traffico, se non fosse stato per mio marito saremmo arrivati ben più tardi.
Cheyenne (1848 metri di altitudine) è una cittadina carina, capitale del Wyoming. Si respira ancora l'aria del vecchio west, attraverso i musei, gli stivali da cowboys e il "Cheyenne frontiers days". Ancora una volta ho trovato persone simpatiche e cordiali sia nei musei che nei negozietti di souvenir. Mi sono stupita della maestosità del vecchio locomotore "Big Boy" 4004 dell'Union Pacific e ho sognato all'interno della casa del governatore.
Purtroppo non sono riuscita, visto il tempo a disposizione, a vedere il parco dello Yellowstone, eppure lasciando il Wyoming mi si è stretto il cuore: sarà per gli animali, le praterie, la gola che porta a Thermopolis, quel cielo infinito che si tuffa da qualche parte... 
Passeggiare per Denver (1560 metri di altitudine) non è facile. Nonostante sia una città ordinata, con giardini, villette ben tenute, grattacieli moderni, la povertà è visibile attraverso i barboni che sbucano a decine per le vie principali. Sostano ovunque, dinanzi allo State Capitol o non lontano dalla casa di Molly Brown (superstite del Titanic).
La prima settimana non mi ha dato un'idea precisa degli Stati Uniti, credo davvero che ogni paese, città e stato siano una cosa a sé. Naturalmente non mancavano le bandiere americane, che sventolavano sia tra le catapecchie che nei quartieri più belli. Ho trovato una sana ingenuità, libertà nel vestire. Gli americani del Wyoming o del Colorado non guardano cosa indossi e te ne accorgi quando, tornando a casa, noti che ad Este (PD), ad esempio, le ragazze si vestano a festa come se fossero a Las Vegas. Ecco a Casper o a Cheyenne non ho visto un utilizzo INSANO del cellulare, né una corsa al "trucco e al parrucco". Forse sono più provinciali di me... e questo mi fa stare meglio.
Gli alberghi del Wyoming sono tutti simili, i miscelatori dei bagni sono fatti in serie e i corridoi ricordano quelli di Shining. Al di là dei distributori del ghiaccio, che ho trovato anche in Utha, Arizona e Nevada, negli hotel ti imbatti nell'acqua al cetriolo che è una manna per combattere l'arsura.
Nonostante l'altitudine, i luoghi visitati non erano "freschi" né ricordavano i tranquilli paesaggi di montagna.

Continua... prossimamente Las Vegas, Route 66, Zion, Bryce, Monument Valley e Gran Canyon...




















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Dove riposano gli spiriti















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Eclissi Totale di sole









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Le foto sono davvero tante...

16 commenti:

  1. Che bel viaggio Simo!!! Il tuo racconto+foto è molto affascinante. Le immagini dell'eclissi sono stupende!!
    Attendo il seguito. E bentornata :***

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  2. Sarà stata un'esperienza unica e bellissima !!! Immagino che hai fatto tante foto !!!Ogni foto è un ricordo.. l'eclissi di sole poi .. !! In Italia non si vedeva, chissà lo spettacolo !!
    Un saluto e aspetto altre foto. Ciaoooooooo

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    1. Tutto spettacolare... tornerei lì anche domani!

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  3. Devo dirti che poche volte somo rimasto presdionato dai tanti post che ho letto questo è uno di questi. Per dettagli e sincerità descrittiva. I miei complimenti Simona. Ottimo reportage.
    Ti ringrazio di cuore per la gradita visita sei gentile
    A presto
    Maurizio

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  4. Leggendo questo tuo posto ho ricordato l'eclissi totale di sole del 2012... c'è stato un gran fermento in tutto il Giappone...
    Ma che viaggio bellissimo e avventuroso! Il tuo racconto è molto interessante e provo simpatia per quelli che scrivi. Poi le tue foto sono meravigliose...

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    1. Grazie, a me piacciono i tuoi post.. ;)

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  5. Sai cosa vorrei? Leggere i tuoi reportage e godermi le foto in un libro. Sarebbe una di quelle letture che terrei sempre sul comodino, un po' come "Donne che corrono con i lupi" di Pìnkola-Estès.

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    1. Grazie Nat. Ogni tanto mi piacerebbe realizzare un libro del genere, ma mi tuffo sempre in cose più grandi di me ;)

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  6. Vorrei tanto visitare i grandi parchi e i luoghi di interesse archeologico degli USA, ma è un posto che sarà l'oceano, sarà l'aura di fanatismo e chiusura che passano i media, mi fa un po' paura :) Chissà magari un giorno la supererò, o magari comincerò dal Canada ;)
    Bellissime foto, complimenti a tuo marito per quelle dell'eclissi <3

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    1. In verità, pensavo anch'io che gli americani fossero un po' stronzi, invece quelli che ho incontrato sono stati alquanto carini e disponibili. CANADA FOREVER!

      Grazie, Stefano adora il cielo, qualche giorno fa era a caccia di "aurore boreali" per via delle esplosioni solari che hanno raggiunto la terra... storia lunga. Naturalmente il cielo era pieno di nuvole...

      :*

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  7. Devo far i complimenti a Stefano per Le foto sull'eclissi davvero molto belle e perfette, nonostante qualche anno in fotografia non sono mai riuscito ad ottenere questi tosti risultati.
    Ti ringrazio Simona per la graditissima visita, sei gentile.
    A presto
    Maurizio

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  8. Devo far i complimenti a Stefano per Le foto sull'eclissi davvero molto belle e perfette, nonostante qualche anno in fotografia non sono mai riuscito ad ottenere questi tosti risultati.
    Ti ringrazio Simona per la graditissima visita, sei gentile.
    A presto
    Maurizio

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