domenica 22 ottobre 2017

Entropia



Questo post è un po' lungo... riassume una piccola parte del mio stato d'animo. Piccola.

Sto scrivendo un saggio, ormai l'ho detto un centinaio di volte, e francamente ho qualche difficoltà, non tanto con le parole e lo studio ma con la famosa "grammatica". In rete tutti si beano di saperne più di me, più di voi, offendendo chi sbaglia un congiuntivo. Peccato, però, che i più scrivano un paio di righe, non abbiano la mia velocità e non conoscano il significato delle parole "modestia" e "refuso". 
Io, francamente la grammatica non l'ho mai fatta, ma non facciamone un dramma. S'impara!
Credo nella comunicazione e nella sana partecipazione. 
Il saggio mi porta via molto tempo, talvolta rimango ancorata ad alcune storie. Dopo aver studiato un quadro di Eych, ho sognato per giorni la casa dei coniugi Arnolfini. Quando sono uscita dalle stragi di balene, volevo unirmi a Greenpeace. Ora la mia testa è bloccata a Salem, e vi dirò sono abbastanza arrabbiata.
Il saggio dovrebbe tratteggiare le luci e le ombre della nostra storia, raccogliere curiosità e piccoli prodigi.
Per questo motivo da tempo non scrivo un post "decente", uno di quei post in cui le parole escono da sole, senza che io le comandi.
Le letture si aggrovigliano, intensificate, come giusto che sia, dalle mie ricerche. Molti temi, e ce ne sono davvero tanti, non verranno affrontanti. E quindi li ripropongo qua...

"... Molti si credono troppo superiori per farsi mantenere dalla città, ma più spesso succede che non siano tanto superiori da non mantenersi con mezzi disonesti, cosa che dovrebbe essere assai più disonorevole..." (David Thoreau)


"Per quanti uomini la lettura d'un libro è stata l'inizio d'una nuova era nella loro vita!" (David Thoreau)

Ogni persona ha le sue letture, c'è chi si ostina ad acquistare libri tipicamente commerciali, quelli del resto li trovi ovunque, perfino sugli scaffali dei supermercati. C'è chi si ostina a leggere soltanto libri particolarmente complicati, snobbando la recente letteratura o i romanzi usa e getta. Trovo ridicole certe diatribe, da una parte incontri quelli che non si spingono oltre i propri limiti, dall'altra ci sono coloro che pensano che l'intelletto sia l'unica forma di comunicazione, e per intelletto non intendono "il cervello" bensì la cultura, stratificata da paroloni come "espungere" e "omeostasi". E nel mentre sei dinanzi ad uno/a con cotanta sapienza, ti verrebbe da chiedere "perché sei così stupido?". Parliamoci chiaro, nella storia sono rimasti i romanzieri, meno i poeti o gli storici,  fondamentalmente è più facile che un ragazzo conosca Kerouac che Nepote. A me piace leggere, e non riesco ad essere vicina all'una o all'altra idea. Ogni tanto, spesso, mi scontro con pretestuosi scrittori/studiosi che danno dell'ignorante a chicchessia, nascondendosi dietro "paroloni" - rubate - o strani ragionamenti che non vanno oltre lo sbadiglio. Questi signori e queste signore non hanno il coraggio delle proprie azioni, e sono avvezzi a porsi su un gradino più alto. Francamente sono ingorda, eclettica e purtroppo pigra. Questi, che incolpano la società dei loro insuccessi, che scuse hanno?
Non si scrive per arrivare primi. Non si legge per dimostrare quanto si è intelligenti,  per urlare: IO LEGGO E TU? 
I miei insegnanti, quelli di italiano, erano noiosi. Prendete, ad esempio, "I promessi sposi" o "I malavoglia", provate a pensare a come li avete letti e studiati, alla sfilza dei saccenti critici che vi suggerivano cosa dire durante l'interrogazione. Ora, provate a pensare al vostro scrittore preferito, se ne avete uno, o a un libro, e fate la stessa cosa, trovate l'estetica, la sintassi, l'anima. Vi insegnano il romanticismo, il verismo con le solite frapposizioni del caso, mescolate ad anni di studi classici, sbattute in faccia appena possibile, soprattutto se, come me, gli studi classici non li avete fatti. Ed è così che arriva la noia! E' un caso che io ami la letteratura, il cinema e il teatro. Non è un caso, però, che capisca poco la matematica. La scuola è fatta di programmi, di vocaboli che seguono altri vocaboli, di storie lasciate lì, nel cantuccio delle meraviglie. La passione, e vi ho già annoiato ;), è tutt'altra cosa. Se ci fossero insegnanti come il Professore Keating nessuno esclamerebbe: "In Italia si legge sempre di meno".


Cucina

Mi piacciono i libri di cucina, non solo i ricettari (sono tra quelle che ha "Il Cucchiaio Verde" e "La scienza in cucina e l'arte di mangiare bene" di Pellegrino Artusi"), ma anche quei romanzi (alcuni stupidi) e saggi che nascondono ingredienti segreti, spezie e sapori di una volta. Ogni tanto, tra i mille progetti, c'è pure un libro di ricette, quelle di famiglia. Insomma, per non farci mancare nulla questi sono alcuni dei libri che ho in casa - non li ho ancora letti tutti -:

Isabel Allende - Afrodita

Chutra Banerjee Divakaruni - La maga delle spezie


Joanne Harris - Chocolat


Andrea Israel e Nancy Garfinkel - Il club delle ricette segrete

Allegra Goodman - La collezionista di ricette segrete


Erica Bauermeister - La scuola degli ingredienti segreti


Katharina Hagena - Il sapore dei semi di mela


Jules Stanbridge - La ricetta segreta della felicità


Clara Sereni - Casalinghitudine


Cucine Cibi e Vini nell'Età di Andrea Palladio

Daniela Francescutto - Racconti di Campagna e di Cucina

Nataša Cvijanović - Il ricettario di Baba Ljuba

Del "saggio"




Non so se scriverò di Donald Crowhurst, tuttavia mi sento di consigliare il film documentario "Deep Water" e il libro "Lo strano viaggio di Donald Crowhurst" di Nicholas Tomalin e Ron Hall. Continuo a dire di uscire dagli schemi. So a malapena galleggiare, ma AMO l'acqua. E' nel mio dna. Nel mio sangue scorre il mare e la campagna, il sud e il nord, ed è per questo che ADORO il deserto e vorrei andare ai Poli. So che un uomo fa ancora fatica a leggere un libro di ricette, sebbene i grandi cuochi siano uomini - e non aggiungo altro -, ma il viaggio di Donald non può essere messo da parte, dalle donne, perché è un "racconto di uomini", altrimenti dovremmo abbandonare metà letteratura.


Inciampando per caso su Elizabeth Gaskell, interessante scrittrice vittoriana, non ho potuto fare a meno di notare un testo di Mara Barbuni sulle case di quell'epoca. Attraverso gli scritti di Elizabeth Gaskell, Barbuni conduce il lettore nell'ambiente domestico tra fragilità, dubbi e moralità. Saggio semplicemente impeccabile.


Natura







Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici. (David Thoureau)




La seta


Da un vecchio post



Per anni ho cercato di spiegare il "guscio" e la "seta". Racconti di bruchi e farfalle. Di bozzoli e ali bagnate. Alcune farfalle svernano e ritornano in estate. 
La maggior parte di esse vivono pochi giorni, per gran parte del tempo indossano la divisa da bruco. La loro vita si basa sulla mutazione. L'uovo dura una settimana, il bruco 30 giorni, la crisalide 10 giorni, la farfalla dai 10 ai 30 giorni. Molte vivono qualche giorno. Il bruco si nutre di foglie, muta più volte, ingrassa per un unico scopo: morire per rinascere farfalla. Crea un'armatura. Il destino della Bombyx mori finisce nel bozzolo. La sua seta è preziosa. Pochi sanno che il baco (da seta) impiega dai 3 ai quattro giorni per creare un'armatura perfetta, formata da una ventina o trentina di strati costituiti da un unico e lunghissimo filo. La bellezza della farfalla è racchiusa nel bruco. Lo scopo del bruco è quello di diventare farfalla, quello della farfalla è di accoppiarsi. La natura di questo insetto funziona al contrario, nasce "brutto" e si spegne "bello". Lao Tse diceva: "Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla". La polverina sulle ali  serve a farle volare, senza non sopravviverebbero. Sono certa di una cosa... non sarò mai una farfalla.
Ho tentato di spiegare cosa voglia dire avere un cuore di ragno. La ragnatela che intrappola le vittime, soprattutto insetti - il ragno non è un insetto - ha una potenza pari a quella dell'acciaio. La ragnatela è un ricamo perfetto, preparato da una creaturina non del tutto pacifica. E' formata da fili di seta che la rendono flessibile ed elastica. Coloro che hanno un cuore di ragno riescono a "intrappolare" le persone, a stupirle ed infine a "mangiarle" simbolicamente. Una volta che cadiamo nella loro tela, non riusciamo  ad uscirne, tanta è la potenza della trama.

 Nella ragnatela si svolgono i riti nuziali... ora sto parlando dell'aracnide, non dell'essere umano.

Avrei voluto capire il flusso della seta. 

***

10 commenti:

  1. Ahahaha!! Se penso che mi chiamavi cuore di ragno.... e continua ad essere un complimento.
    Non so cosa abbiano da dire gli espertoni della grammatica, ma tu scrivi benissimo, te lo ripeto fino a sfinirti, e non annoi mai.
    Mi intriga quel libro su E. Gaskell e la casa vittoriana.
    Ma soprattutto, adoro le tue foto, e le tue cortecce <3
    :**

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    1. Tu sei ancora un cuore di ragno!
      Gli espertoni della grammatica criticano chiunque, non soltanto la sottoscritta, peccato però che postino cose scritte da altri.
      Il libro sulla Gaskell è interessante, e ora mi viene voglia di leggere tutti i libri della Gaskell.
      Per il resto, grazie :*

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  2. I critici letterari sono il male, fino al liceo hai i manuali che non ti fanno capire niente dell’autore, tra commenti insulsi ed estratti di opere. All’università si aggiungono anche i testi di critica, che non dicono assolutamente NIENTE ma lo dicono con parole complicatissime e scarso uso della punteggiatura. Ricordano quei testi di critica d’arte dove a parte la parola ‘panneggio’ non c’è niente di chiaro. La cosa più utile sono le note di traduzione ai versi più complicati delle opere volgari.
    A parte questo non ho mai capito perché dici che non sai scrivere e che non conosci la grammatica, sei una delle mie ‘autrici’ preferite e poi sei una ‘parlante’, non hai bisogno di conoscere le regole della grammatica per usarla bene e in quanto parlante anche quando la conosci puoi decidere di ignorarla, come quando si costruisce un periodo ipotetico col doppio indicativo, non ci vedo nulla di male se rende più scorrevole la lettura. I bacchettoni della grammatica sono quasi sempre persone che non la studiano più dal liceo e magari leggono anche poco, perché quasi tutti gli autori, poeti in primis, fanno quello che gli pare con la lingua e la sintassi. Se continui a studiare una lingua, una qualsiasi lingua, persino quelle morte, devi arrenderti al fatto che continuano a mutare e che non fai quasi in tempo a fissare un punto, un canone, che la lingua è già cambiata o è diventata un’altra.
    Se parlassimo di qualsiasi altra forma d’arte, come la pittura, ti direi che effettivamente prima di poter dipingere ‘male’ bisogna saper dipingere ‘bene’, che bisogna impararla, ma con la letteratura no perché la nostra lingua la introiettiamo da prima di impararne le regole, è ‘induzione’. Con un corso di scrittura creativa e/o comunicazione al massimo si diventa copyrighter, con una erudizione perfetta in fatto di grammatica e vocabolario si possono scrivere degli impeccabili documenti legali, ma è leggere che fa la differenza se si vuole provare a scrivere qualcosa di più, che trasmetta un pensiero e ne stimoli altri cento. Se voglio scrivere un articolo di giornale posso pure studiarmene tutte le regole e scrivere un articolo stilisticamente perfetto ma palloso nella forma o vuoto di contenuto. Solo leggendo tutti i giorni il giornale imparerò davvero qualcosa, le regole sono solo linee-guida per quando dobbiamo rimetterci in carreggiata.

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    1. Silvia, condivido tutto! Non ho fatto il liceo ma condivido tutto!

      So scrivere a giorni alterni e sono ripetitiva, sarà l'età. So leggere, però! Ahahahah

      In ogni caso, mi fanno incazzare i sotuttoio del web, ogni giorno postano qualcosa sulla grammatica, alcune volte mi hanno scritto in privato. A me più di tanto non tange, ma odio l'incoerenza, quando scriveranno tanto quanto me potranno parlare.

      :*

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  3. Io leggo fin da quando ho memoria ma a scuola mi sono sempre annoiata a morte durante le lezioni di letteratura. La maggior parte delle lezioni si concentravano sul mero studio della grammatica e sull'imparare quasi a memoria quello che l'Egregio Personaggio di turno diceva sulle opere. La rara volta che in classe leggevamo un testo, subito dopo si procedeva verso l'analisi di qualcun altro, senza darci il tempo di riflettere, o di ascoltare la voce dell'autore in modo da elaborare pensieri propri. Ho sempre preferito che fosse il testo "a parlare" piuttosto che sorbirmi quello che qualcun altro pensava, accettandolo come fosse il giudizio divino.
    Perdona lo sfogo, ti scrivo di getto. Hai comunicato in modo efficace e se ci sono errori grammaticali neanche me ne sono accorta.

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    1. Maya, ci siamo capite! A scuola purtroppo insegnano più la forma che la sostanza, e si perde buona parte della cultura per strada. Condivido quanto hai detto.
      E qui puoi sfogarti quanto vuoi! ;)

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  4. Io credo che, in questi casi, più che la grammatica, conti il desiderio di comunicare in modo amichevole e costruttivo con gli altri, poi, se qualche congiuntivo è sbagliato, pazienza..
    A scuola non amavo molto leggere, i Promessi Sposi, I Malavoglia, La Divina Commedia..niente da dire sono dei capolavori ma non sono certo libri che si prestano ad una lettura fatta per il piacere di leggere (almeno per me), io amo i libri che dicano qualche cosa, ma più leggeri...

    I libri di cucina... ho visto il film Chocolat, ho un paio di ricettari della Parodi ma niente di più !! Le tue foto son molto belle !! Un saluto

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    1. Infatti, preferisco comunicare che pensare alla grammatica. La comunicazione è più importante in questo caso.
      A scuola non riescono a trasmettere la bellezza di certe letture, ma questo vale anche per la storia, la geografia ecc. Si guarda "la tecnica" e meno "l'anima". "I promessi sposi", ad esempio, non è così malvagio ed è interessante sotto molti aspetti, che non sto qua a dire altrimenti ti annoio.

      Infine, l'importante è leggere ;)

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  5. Chapeau per tutto il tuo discorso, la conoscenza è fatta per migliorare prima se stessi e nella vita c'è sempre da imparare.
    Saluti a presto.

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  6. Mi è venuta voglia di rileggere "I promessi sposi" e "I malavoglia"...
    Le tue fono sono meravigliose come sempre, e questi colori caldi mi riscaldano il cuore...

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