mercoledì 15 novembre 2017

Preistoria

Non sposo le tesi di nessuno, questa posizione, che talvolta mi rende sgradevole al gruppo, è ben radicata nelle mie ossa.

Spesso mi sono ritrovata nella situazione di apparire come una persona contraddittoria, ma chi non lo è?
Ho sempre pensato, nella mia testa, che spiritualità fosse sinonimo di "natura", ed è per questo che, da anni, cerco di capirne le sfumature.
Tuttavia non posso negare il mio interesse verso l'archeologia e la preistoria. 
Avrei voluto fare l'antropologa, anche se preferisco il vocabolo "folclorista". Non ho quella spinta, richiamo, che mi fa dire "questa è la mia posizione", "questa è la mia religione o filosofia di vita". Sono quella che sono, figlia di un'epoca con le sue luci e le sue ombre. 
L'altro giorno ho visto una conferenza su YouTube di Luciana Percovich, e ho pensato: "Queste sono le cose che piacciono a me!".
Innanzitutto, senza togliere niente a nessuno, non mi sono annoiata.
Potrei risultare antipatica, e già lo sono di mio, nell'aver utilizzato il vocabolo noia, purtroppo, sebbene non sia una "studiata", trovo che questa società si fondi sul nulla.
Negli ultimi anni ho trovato più divertenti i ghost hunters che alcuni acerrimi ricercatori
Spesso gli archeologi li incontri nei musei, pronti a condividere con te i loro studi e, talvolta, le loro frustrazioni. E' un peccato, ormai mi ripeto, che i musei siano poco visitati, e non parlo di quelli delle grandi città*.
Luciana Percovich è una donna gentile, lo si evince dal tono di voce. Trasmette bellezza e passione, una di quelle cose che pochi conoscono e che tanti scambiano per arroganza. 
Vi lascio un link e naturalmente, per chi non la conoscesse, il video.




Sul web, in alcune conferenze, nei video e documentari, inciampo spesso sulla frase: "A scuola non si insegnano le prime raffigurazioni delle divinità femminili...". Vorrei precisare che a scuola a malapena si fa la storia, figuriamoci la preistoria. La nostra società si fonda sul maschilismo, studiando l'ottocento inglese e americano (per il mio saggio), noi donne, dovremmo prendere gli uomini e lanciarli dalla finestra. Sciaguratamente da una parte abbiamo donne stizzite - per utilizzare un eufemismo -, dall'altra signore che non hanno la minima idea di cosa sia accaduto in questi ultimi duemila anni, dall'altra ancora persone che si crogiolano nell'ignoranza. La via di mezzo? Mai!
Ecco, a me piace uscire dagli schemi, o meglio ci esco senza che me ne accorga. Non riesco a fare di tutta l'erba un fascio, rimanendo in tema, considero Ezra Pound un grande poeta.
Divido sempre la storia dalla spiritualità, l'artista dall'uomo, il genio dall'essere umano, altrimenti dovrei rinnegare la maggior parte degli scrittori, attori, registi, cantanti, pittori, scultori e quant'altro. 
Trovo le scoperte dell'archeologa Marija Gimbutas eccezionali! Credo che qualsiasi ricerca vada letta, recuperata, commentata, discussa. Ovvio non è facile! Non lo è per me (ripeto non sono una studiosa, né un'intellettuale, ahimè), non mi tuffo in ogni parola trasmessa dall'archeologa. Parliamoci chiaro, in questi anni, nei musei e nei siti archeologici, di rado mi sono scontrata con la visione "matriarcale". 
A me non piace, ma ne capisco l'esigenza, che le scoperte vengano deprezzate a scapito di bandiere e posizioni. Ho un grande rispetto, GRANDE, per le/gli studiose/i.
Non amo neppure la parola "matriarcato", perché sembra imporsi, e sostituirsi, al patriarcato. 
Le ragazzine, ma anche molte signore della mia età, pensano che "femminismo" sia una parolaccia, e questo ci dovrebbe far pensare.
Gimbutas scopre, attraverso ritrovamenti archeologici e non con tesi campate in aria, che inizialmente si venerava una DEA e non un DIO. 
Vi dicono qualcosa le "veneri" paleolitiche? 
Sappiamo, ce lo dicono a scuola, che la preistoria è quel periodo temporale che precede la scrittura, va circa da 2.5 milioni di anni fa al quarto millennio a.C.. Da quando sono nate le cosiddette civiltà il mondo non ha mai avuto un giorno di pace, ora, per farla breve, sembrerebbe che prima della nascita della scrittura, esistesse un popolo pacifico, in cui la Dea, la Grande Madre, fosse la divinità principale, se non l'unica divinità. Non so, seppure mi stia simpatico Giacobbo e mi dilettano le teorie del complotto, perché questa scoperta dovrebbe cambiare il nostro modo di pensare, ma tant'è.
Le veneri paleolitiche sono state ritrovate in Francia, Germania, Italia, Russia, Marocco, Svizzera, Slovacchia, Israele... ed emanano un fascino non indifferente. Almeno a me.
La più antica risale a 300.000 anni fa. In rete, su Facebook, ho provato a pubblicizzare un favoloso documento/documentario di Herzog (Herzog fa dei documentari fantastici),  naturalmente se non scrivo la parola "DEA" non se lo fila nessuno. In parole povere, la grotta di Chauvet, chiamata così per il suo scopritore, risale ai tempi dell'uomo di Cro Magnon (paleolitico superiore, ossia 30000 anni fa circa), al suo interno ospita, oltre ai magnifici disegni, un rito di fertilità, in cui il simbolismo femminile celebra la generazione e la rinascita.
Non mi stupisco che inizialmente si credesse in una DEA, la nascita doveva apparire come qualcosa di magico, e fondamentalmente dovrebbe essere così. Oggi si sottovaluta lo straordinario, rilegandolo ad un ruolo marginale, abitudinario e sconveniente. Non vi nascondo le mie perplessità, conoscendo l'animo umano, in merito al pensiero di una CIVILTA' fondata sul sacro, sulla pace e sul rispetto nei confronti della donna.
Ancora oggi alcune ragazze, per ignoranza, tralasciano l'igiene durante le mestruazioni. Molte si vergognano a parlare del proprio ciclo, e purtroppo, ci sono ospedali, non nella mia città, che praticano il parto cesareo in modo irresponsabile, come fosse una cosa "naturale".
Detto questo, chi come me, desidera conoscere il proprio passato, non ama vedere Marija Gimbutas messa su uno scaffale "new age". Qui non si sta parlando del saggio del 1982 "Il santo Graal" di Baigent & C., ma di una storica, che guarda caso ritroviamo esclusivamente nei siti di nicchia, ghettizzata, utilizzata qua e là come spunto di riflessione... o punto di partenza. 

Provo a pubblicizzare quel qualcosa che non appartiene ad alcun schieramento (per me). Consiglio di leggere, vedere, Luciana Percovich e naturalmente di scoprire Marjia Gimbutas.

Simona

***

Questa l'ho vista in Giordania e non so esattamente se sia una Dea, ma ci si avvicina parecchio. Le altre sono a Vienna, l'ultima la stanno ancora studiando.







"... Fino ad oggi la "Venere" preistorica rimane un mistero. Perché è così mostruosa? Perché è steatopigia (presenta cioè natiche pronunciate) e ha enormi seni che pendono sul ventre altrettanto enorme? Perché in molte raffigurazioni non ha una testa umana, ma soltanto un collo di serpente? Perché i posteriori a mo' di uccello? (...)  All'incirca nell'arco degli ultimi cento anni è stato scoperto un migliaio di incisioni,  bassorilievi e sculture di immagini femminili provenienti dal Paleolitico, che datano all'incirca dal 33000 al 9000 a.C. Le più antiche sono incisioni di vulve dell'epoca Aurignaziana, e le più antiche "Veneri" provengono dal periodo Gravettiano orientale dell'Europa centrale, che data fra il 27000 e il 26000 a.C. Immagini femminili sono state ritrovate in un territorio che si estende per circa 3000 km tra i Pirenei a occidente e la Siberia a oriente. In Europa, la maggior parte di esse è stata ritrovata in Francia, Germania, Cecoslovacchia, Italia e Ucraina. L'uso di scolpire o di fare incisioni del corpo femminile o di parti di esso come la vulva, i seni e le natiche, non si arrestò alla fine del Paleolitico, ma si protrasse nel Neolitico e oltre, e ancora sopravvive in forma alterata in certi graffiti..." 

Marija Gimbutas

Da "I nomi della Dea" di Joseph Campbell, Riane Eisler, Marija Gimbutas, Charles Musès - Ubaldini editore - Roma - 1991-1992

"... L'uomo di Cro-Magnon non era un bruto, ma un individuo pensante ed emotivo come noi, il quale aveva un sentimento religioso ed un gusto dell'arte altrettanto forti come noi. Se la cultura megdaleniana fosse continuata ininterrotta fino a noi, l'Europa senza dubbio sarebbe civilizzata molto prima di quanto avvenne..."

L'uomo preistorico di James Collier - 1974 

* Se vi capita, c'entra poco con l'argomento, consiglio di andare al Parco Archeologico del Forcello (MN), lì troverete persone pronte a raccontarvi la storia del territorio. 



A me non interessano le vostre scelte spirituali, religiose, filosofiche. Non vi addito, mai l'ho fatto, se credete nella luna piuttosto che nel sole, se leggete i sassi, pregate in chiesa piuttosto che in un tempio. Non mi accaloro scoprendo che suonate le piume, le pentole o l'arpa, ma sogno un mondo, sono una visionaria lo so, in cui si tramandino le scoperte, separando l'oggettività dalla soggettività. 

Simona


*** 

Aggiornamento 20/11/17


Quando si fa storia in ambito accademico l’onere della prova costringe a districarsi tra i se e i forse, le fonti materiali (primarie) vanno “fatte parlare” e le interpretazioni per forza di cose non sono univoche; le fonti scritte (secondarie) possono essere scarse e arrivare da una sola parte, il ché non le rende necessariamente false ma suscettibili a loro volta di interpretazioni. Gli studiosi non accademici, anche quando dichiarano di fare l’opposto, hanno il vantaggio di poter forzare la mano all’occorrenza, magari non se ne accorgono perché non conoscono tutte le regole “scientifiche” del “fare” storia, magari è sapiente uso della retorica o condizionamento ideologico, ma certo il risultato può essere più simpatico, gradevole, e rivolgersi ad un pubblico che al massimo confronterà la veridicità di ciò che dici con altri testi non specialistici rende il compito assai più semplice. Può capitare anche in ambito accademico di “forzare la mano”, ma di solito non viene perdonato.
Non tutti gli studiosi condividono la stessa interpretazione, alcuni caposcuola hanno più seguito di altri in certi periodi, poi magari nel decennio successivo cambia il vento. Le tesi cosiddette dominanti variano da continente a continente, da stato a stato, a volte da università ad università. Può succedere che uno studioso appartenente ad una corrente minoritaria all’interno di un ateneo abbia un vasto seguito perché particolarmente efficace nel divulgare la teoria o perché lì trova terreno fertile per farlo, ma difficilmente un autore che offre anche solo qualche spunto verrà dimenticato. 
Per anni la Sapienza ha “ignorato” Eliade, fenomenologo e storico delle religioni, perché “fascista”, ciò non vuol dire che non sia stato per decenni il “caposcuola” della materia negli USA o che gli studenti e gli studiosi della Sapienza non lo conoscessero e non leggessero i suoi libri nonostante non fosse nei programmi d’esame. Oggi il vento ha cambiato totalmente direzione e mentre capita di trovare Eliade negli esami in Sapienza ormai da anni, gli americani si sono stufati di lui e hanno iniziato a guardare alle teorie europee che avevano tralasciato. Chiaramente si tratta di una nicchia, la storia delle religioni (o religioni comparate come mi pare la chiamino negli USA) in cui i “seguaci” di Eliade saranno una nicchia ancora più piccola, ma ciò non significa che non lo conoscano anche tutti gli altri della nicchia più grande e pure di quelle contigue.
Mi è capitato di trovare citata la Gimbutas e al peggio ciò che si diceva nel testo era che probabilmente il matriarcato così come da lei teorizzato non era mai esistito, questo non significa buttarne dalla finestra l’intero lavoro, far finta che la teoria non sia mai esistita o condannarla, né che in altri testi (parlo sempre a livello accademico) anche recenti non siano invece recuperate le sue teorie (mi viene in mente “Gli Indoeuropei e le origini dell’Europa” di Villar, se non erro del ‘94 ma ancora il miglior testo - accademico - in circolazione sugli indoeuropei). 
Di solito un singolo viene trattato monograficamente se è un “grande” o se qualche studioso si innamora di lui/lei al punto di farne l’oggetto della propria tesi di dottorato e magari della sua successiva ricerca (ma chi se le fila le tesi di dottorato fuori dalle università?), per il resto è più probabile che venga citato insieme ad altri per supportare o contestare una nuova teoria o per tracciare una storia degli studi. Questo non è necessariamente perché si tratta di una donna, a volte un “autore minore” è tale perché le sue tesi non sono potute andare oltre, per “insufficienza di prove”, lo stadio di teorie.

La storiografia è piena di studiosi maschi lasciati da parte per questa stessa ragione, ma anche di ex “grandi” che ormai vengono studiati quasi solo per il loro “valore erudito”, perché considerati “superati” (espressione che detesto, ma tant’è). Se chiedessimo agli antropologi di oggi, anche ai giovanissimi, in quanti abbiano scelto questo mestiere dopo aver letto “Il ramo d’oro” probabilmente la risposta sarebbe “tutti”, ma ormai nelle università Frazer e gli antropologi vittoriani in genere vengono studiati di passaggio e per “gusto archeologico”. Nessuno - accademicamente parlando - crede più che l’animismo sia la religione primordiale, perché in seguito sono stati scoperti popoli e luoghi in cui non c’era mai stato uno stadio animistico o dove non è dimostrabile che ci sia stato; nessuno si fida più dei suoi esempi, presi da scritti di viaggiatori, esploratori, naviganti e missionari con assenza di criterio e sguardo eurocentrico e razzista (o se preferiamo con “evoluzionismo culturale”), da lui decontestualizzati, arbitrariamente interpretati e in base alle sue interpretazioni accostati tra loro in barba alle epoche e alle distanze geografiche. Questo non significa che oggi gli studiosi non usino più il “metodo comparativo”, solo che non è più il “comparativismo selvaggio alla vittoriana” di Frazer e Tylor. Non significa neppure che gli studiosi e gli studenti non li leggano, conoscano e apprezzino per ciò che rappresentano.
Il fatto che la Gimbutas non abbia un corso monografico dedicato ai suoi scritti in ogni facoltà di Lettere e filosofia non significa che sia sconosciuta o ostracizzata perché donna, certo la conosceranno solo gli addetti ai lavori e quelli che sono “inciampati” volontariamente o involontariamente negli studi sull’Ancient Europe (cioè l’Europa pre-indoeuropea), ognuno avrà la sua opinione in merito alle sue teorie, qualcuno la seguirà, altri no, probabilmente si scanneranno su chi ha ragione e chi ha torto (ma cos’è la ricerca senza il gusto per la polemica?) ma è anche normale quando ci si occupa di qualcosa di tanto specifico e capita anche agli autori maschi che vengono trattati insieme a lei e allo stesso modo. Essere citati come spunto è già molto per tanti autori.
In generale, comunque, le università non sono immuni alle correnti femministe, mi capita continuamente di sentire ragazze che prendono tesi con argomenti dichiaratamente femministi in storia, storia dell’arte e altre materie umanistiche, a volte secondo me esagerando, come quella docente che teneva un corso sulle petrarchiste pur ammettendo che i petrarchisti uomini erano migliori perché “bisogna conoscere anche la poesia femminile”, sì ma se ne vale la pena, invece di studiare i poeti “migliori” gli studenti devono studiare i più mediocri solo perché erano donne? Forse se nessuno finora le ha mai trattate in un corso universitario è perché non ne valeva la pena.
Da noi una docente teneva un corso sulla Wicca ormai dieci anni fa, ma fuori dall’università quante volte all’epoca sentivo dire che “gli esperti non ne parlano”. Se l’argomento interessa, frugando nei programmi dei vari atenei è possibile trovare anche la bibliografia di riferimento per questo genere di argomenti, a me è capitato persino di trovare un programma di filologia celtica (mi pare dell’Università di Padova) che prima o poi mi procurerò perché sono curiosa di vedere quanto materiale ci sia effettivamente. Bisogna però essere anche preparati al “colpo al cuore” che ciò che interessa a noi non sia di moda in quel momento o che sia addirittura “schifato” dai più.

Nel mio ambito io sono “fan” di Brelich (un uomo), che in questo momento non gode di gran successo tra gli studenti mentre per (mia) fortuna i docenti continuano a proporlo. Eliade (uomo anche lui) invece riscuote gran successo, a me non sta simpaticissimo, ma questo non significa che non abbia studiato “Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi”, ancora oggi la più importante monografia dedicata allo sciamanesimo a tutto tondo che è fondamentale conoscere se - in ambito accademico - si vuole anche solo iniziare a parlare di sciamanesimo, sennò pure quelli a cui non piace molto Eliade (come me) nemmeno ti ascoltano, perché ti mancano le famose “basi”. Se i gusti tra gli studenti di oggi rispecchieranno quelli della prossima generazione di accademici alla Sapienza si insegnerà quasi solo Eliade e Brelich lo conoscerà solo qualcuno. Perché le “normali” e consuete dinamiche che riguardano studiosi e materie varie devono diventare un fatto di genere quando si tratta di donne? 
Se fuori dal mondo accademico o anche solo fuori dal corridoio del mio dipartimento nessuno sa chi siano Eliade, Brelich, Pettazzoni, Simonetti e Sabbatucci (Dario, non Giovanni), e cito solo la generazione ultra-geriatrica, è normale e lo è anche tra i cosiddetti appassionati di religioni che saranno poi pronti a dire che “in Italia non si parla di...”. Al massimo posso notare che all’epoca scarseggiavano le studiose e sicuramente era per motivi culturali, ma questo non vale più per i decenni successivi. Anche di studi di demologia (o folklore) l’Italia è piena, perché ci fu una grossa crisi dell’antropologia culturale dopo la caduta del Fascio a causa della connivenza degli antropologi col regime, così gli studi antropologici vennero in gran parte abbandonati o lasciati nell’ombra, mentre medici, professori di liceo e ogni sorta di eruditi si prodigavano per raccogliere quante più informazioni possibili sul “mondo rurale” che avevano la giusta impressione stesse scomparendo sotto i loro occhi. Il nostro antropologo più importante, Ernesto De Martino, compiva le sue spedizioni sul campo nel sud d’Italia come fosse un paese esotico, in anni in cui non c’erano altro che masse analfabete di contadini ferme al Medioevo, che praticavano forme sincretiche di cristianesimo e paganesimo e quasi tutta la sua produzione accademica verte su di loro. Ma quanti di quelli che dicono “in Italia non si parla di...” hanno letto “Sud e magia” o qualsiasi altro suo testo?
Sono d'accordo col fatto che la scuola e l’insegnamento pre-universitario avrebbero bisogno di essere riformati e i docenti dovrebbero essere più appassionati (ma spesso manco è colpa loro), ma la storia non mi pare messa così male solo perché nel capitolo (già sbrigativo perché accorpa molte informazioni) sulla preistoria non si spiega la Gimbutas. Sono tantissimi gli argomenti di cui non si fa in tempo a parlare alle superiori, perché "secondari" o perché di "nicchia", per questo in tutte le materie ci sono studenti che si sentono mossi a cercarsi da sé degli spunti che vadano oltre il programma scolastico, a volte, se sono fortunati, stimolati da un bravo docente. La curiosità che li muove verso l’approfondimento e la ricerca è quel che ne farà degli studiosi (accademici o meno), mentre gli altri prenderanno altre strade.


Silvia

http://quiet-maelstrom.blogspot.it/

46 commenti:

  1. Sì, è vero, la Luciana è una persona gentilissima, colta ed è un piacere ascoltarla.
    Le tesi della Gimbutas sono fatte sulla base di elementi oggettivi di tipo archeologico, ma sono pur sempre teorie che, come tutte quelle che ipotizzano delle cose su oggetti e non su racconti, non possono essere dimostrabili, o perlomeno non tutte. A me la Gimbutas piace moltissimo e mi piace pensare che le sue teorie siano vere perchè danno la speranza che gli esseri umani cessino il conflitto tra uomo e donna e si considerino finalmente persone, come nelle società gilaniche del passato remotissimo da lei ipotizzate tramite i vari reperti emersi dai suoi scavi e gli studi dei segni lasciati su pietre e sepolture.
    Personalmente però non amo affiancare la Dea preistorica al femminismo odierno, come fanno le femministe matriarcali o eco-matriste ecc..., innanzitutto perché sono teorie, in secondo luogo perché la spiritualità vecchia o nuova non deve condizionare una battaglia civile che è per tutte le donne di qualsiasi credo (magari mettendo in contrasto chi crede in una cosa e chi in un'altra agendo come elemento di divisione), infine perchè penso che il femminismo non ha bisogno di una Dea di 32000 anni fa per affermare le proprie ragioni nella realtà presente così lontana da quella preistorica, che può servire solo a conferirgli un aspetto un pò fricchettone, togliendogli credibilità agli occhi dei più.

    Sei stata molto esaustiva, e le foto delle "dee", o perlomeno questo si pensa che siano, sono affascinanti. Non avevo mai visto la statuina della seconda foto partendo dall'alto.

    :**

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    1. Concordo!
      A me dispiace che ricerche, scoperte e tesi archeologiche siano tenute in ostaggio, per così dire. Forse ci piace, come esseri umani, crederci speciali. Ho un grande rispetto per le battaglie femministe, e capisco il fascino che possa aver avuto una scoperta del genere. Da qui a incolpare l'uomo per ogni manomissione ce ne vuole. Quello che molte femministe chiamano patriarcato io lo chiamo: religione, menefreghismo, lassismo, maschilismo. Quando trasmetto un pensiero e quel pensiero non viene capito, mi incolpo per aver sbagliato il codice. Le femministe "matriarcali" mai! Sostengono che il nostro retaggio è di tipo patriarcale e lo ripetono all'infinito, adottando parole, azioni, pensieri, studi e scoperte altrui. Non dubitano mai di errare nella trasmissione, e mentre corrono su un loro binario, c'è un mondo, là fuori, che sostiene che il femminismo non serva o appartenga a donne frustrate. Ancora più grave è riscontrare che il maschilismo politico, religioso, statale, lavorativo, sportivo, televisivo, cinematografico, artistico, culinario... corre su un altro binario. Gli uomini, in parole povere, non partecipano al GRANDE CAMBIAMENTO, quindi dove sta la rivoluzione? L'altro giorno ho scritto la solita manfrina femminista, me lo dico da sola, scagliandomi contro le donne che additando le donne, e c'è sempre quella che prende per il sedere persone come me o quella che, invece, ripete il "se la sono cercata". Ora, non me la sento di dire che è colpa del patriarcato, semmai sono io, donna, che sbaglio nella trasmissione. Il ghetto, ci insegna la storia, non porta nulla di buono. Il mio post, come tutti i post che scrivo, lo leggono in pochi. Una fetta, e rido, chissà perché non mi rivolge la parola, l'altra non comprende a pieno il messaggio, anzi mi riparla di patriarcato, che per carità ci sta, tuttavia fare un passo in avanti, coinvolgendo tutti e non una fetta di persone, non sarebbe male - fine prima parte, torno -😘

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    2. Eccomi! Converrai con me, che Gimbutas sia comunque un'archeologa e come tale, perlomeno, vada rispettata. Noto, girando per il web, che sia "celebrata" esclusivamente su determinati siti, ed è un peccato. Come è un peccato che a scuola non si parli di veneri paleolitiche; del resto, noi veneti, a malapena sappiamo qualcosa sulla Repubblica di Venezia, di Palladio o del marcio portato da Napoleone. Non so se esistano "forze' che ci vogliano tenere all'oscuro -ironizzo -, in fondo abbiamo la cultura a portata di mano: librerie, biblioteche, archivi di stato, monumenti, mostre, musei, internet, tv... Penso sempre che le persone siano sostanzialmente pigre, amano appartenere ad un gruppo: sportivo, ricreativo, filosofico, religioso ecc. L'individualista sta sempre sulle scatole perché è portato a pensare (mi faccio tante masturbazioni mentali, passami il termine) e non chiude le porte. Dico quel che penso e se ti ci mando lì resti, ma sono più diplomatica di molte femministe, proprio perché sogno un mondo in cui la soggettività sia frutto della passione e non del fanatismo, e l'oggettivita faccia parte della vita di ogni giorno. Per certi versi sono più moderna di quelli che si reputano moderne, ma lasciamo stare. Luciana deve essere una bella persona, e come dicevo, non mi stupiscono i suoi studi, libri, conferenze. Forse, bisognerebbe chiederglielo, sognava pure lei di trasmettere la storia, non un pensiero per poche persone, seppure migliaia. Ho dubbi sul popolo pacifico, quando giro per musei vedo molte armi, anche se nella preistoria, gli studi, precedenti alla Gimbutas, riportano punte di frecce e arnesi per cacciare non per fare la guerra, ma noi che ne sappiamo? Ogni giorno scopriamo qualcosa di nuovo, del resto la mia generazione è cresciuta col mito degli schiavi egiziani o con l'orrore del medioveo, ed entrambi sono stati ridimensionati. Ieri, passeggiando in libreria, ho visto un libro tipo yoga mestruale, dinanzi a questi testi cosa posso dire? Ogni persona è libera di leggere, scrivere, frequentare qualsiasi cosa, io ho comprato il metodo svedese per essere felici, dopo quello danese, che non pubblicizzo altrimenti i tifosi mi sparano 😉. Io so, e lo dico sempre, cosa sono, al di là di tutto sono affascinata, rapita, dalla New age, parliamoci chiaro non avrei budda, oli essenziali, acchiappa sogni, campane tibetane... senza la new age, né avrei incontrato tante belle persone (molte sceme, per carità). Il problema del matriarcato è che si prende fin troppo sul serio. Prendiamo Jessica/Morgana, pur non condividendo in toto il suo mondo e non sposando la sua religione, ha stravinto. Se domani si svegliasse femminista, come intendo io, potrebbe convincere più uomini lei di tutte le paroliere del caso. Finché non si ammette che tanti libri sono pure cazzate, e ora lo dico, prese per i fondelli, fatti per passare il tempo non andremo avanti. Acquisto cose sul vivere meglio, ad esempio, ma non sono testi sacri! Finché ci sono persone che ti vogliono convincere che ogni corso è cosa buona e giusta, mentre credere negli arcani maggiori, per dire, è una cazzata, dove vogliamo andare? Una pietra calda mi fa bene alle ossa? Sì, ma anche se mi metti una barbabietola calda sulla schiena il risultato, nel breve termine, non cambia. Ecco, ci si prende troppo sul serio, e via con massaggi, aghi, camminate, preghiere, bagni mestruali e chi ne ha più ne metta. Io preferisco i metodi del nord: marmellate di stagione, foglie colorate, un tetto sopra la testa e un mondo da salvaguardare. Insomma, la Gimbutas che c'entra con la danza del ventre o lo sciamanesimo? E anche se c'entrasse come si crede di coinvolgere il genere maschile in questi discorsi?
      Tutto qui... a me, già detto, non mi ha sconvolta né la Gray, né la Noble, ma sono figlia del patriarcato e non capisco! Nel frattempo vado a combattere il maschilismo, però 😄😘

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    3. Ah dimenticavo! La prima statuina è ad Amman. La seconda è la Venere di Galgenberg, chiamata Fanny, come una famosa danzatrice austriaca. L'hanno trovata nel 1988 e risale a 36000 anni fa. Vabbeh, poi c'è la venere di willendorf (la foto fa schifo, perché la tengono al buio), è di 29500 anni fa, scoperta nel 1908. Infine c'è la signora di Pazardzhik, del quinto millennio a.C., trovata in Bulgaria. Non sanno se è una donna o una divinità. Ti ho tradotto dal libricino del museo naturale storico di Vienna. Mi auguro di non aver detto cavolate... Ricordo di aver fotografato mezzo museo e altre cose interessanti, devo guardare. Baci

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    4. Concordo su tutto ciò che hai detto. E in merito alla Gimbutas, come disse quello che era stato il suo braccio destro alla conferenza su di lei a Roma organizzata dalla Luciana, la Gimbutas non era una attivista femminista, non era pagana, era una che voleva essere ricordata come una brava archeologa, che ha faticato a farsi largo in un mondo universitario maschilista, e che era legata alle sue tradizioni del suo paese. Quindi penso anche io che sarebbe felice di non essere celebrata solo nei siti femministi, ma ovunque si parla di storia e archeologia.
      :**

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  2. Sono d’accordo su alcuni punti, altri forse non li ho capiti.
    Quando si fa storia in ambito accademico l’onere della prova costringe a districarsi tra i se e i forse, le fonti materiali (primarie) vanno “fatte parlare” e le interpretazioni per forza di cose non sono univoche; le fonti scritte (secondarie) possono essere scarse e arrivare da una sola parte, il ché non le rende necessariamente false ma suscettibili a loro volta di interpretazioni. Gli studiosi non accademici, anche quando dichiarano di fare l’opposto, hanno il vantaggio di poter forzare la mano all’occorrenza, magari non se ne accorgono perché non conoscono tutte le regole “scientifiche” del “fare” storia, magari è sapiente uso della retorica o condizionamento ideologico, ma certo il risultato può essere più simpatico, gradevole, e rivolgersi ad un pubblico che al massimo confronterà la veridicità di ciò che dici con altri testi non specialistici rende il compito assai più semplice. Può capitare anche in ambito accademico di “forzare la mano”, ma di solito non viene perdonato.
    Non tutti gli studiosi condividono la stessa interpretazione, alcuni caposcuola hanno più seguito di altri in certi periodi, poi magari nel decennio successivo cambia il vento. Le tesi cosiddette dominanti variano da continente a continente, da stato a stato, a volte da università ad università. Può succedere che uno studioso appartenente ad una corrente minoritaria all’interno di un ateneo abbia un vasto seguito perché particolarmente efficace nel divulgare la teoria o perché lì trova terreno fertile per farlo, ma difficilmente un autore che offre anche solo qualche spunto verrà dimenticato.
    Per anni la Sapienza ha “ignorato” Eliade, fenomenologo e storico delle religioni, perché “fascista”, ciò non vuol dire che non sia stato per decenni il “caposcuola” della materia negli USA o che gli studenti e gli studiosi della Sapienza non lo conoscessero e non leggessero i suoi libri nonostante non fosse nei programmi d’esame. Oggi il vento ha cambiato totalmente direzione e mentre capita di trovare Eliade negli esami in Sapienza ormai da anni, gli americani si sono stufati di lui e hanno iniziato a guardare alle teorie europee che avevano tralasciato. Chiaramente si tratta di una nicchia, la storia delle religioni (o religioni comparate come mi pare la chiamino negli USA) in cui i “seguaci” di Eliade saranno una nicchia ancora più piccola, ma ciò non significa che non lo conoscano anche tutti gli altri della nicchia più grande e pure di quelle contigue.
    Mi è capitato di trovare citata la Gimbutas e al peggio ciò che si diceva nel testo era che probabilmente il matriarcato così come da lei teorizzato non era mai esistito, questo non significa buttarne dalla finestra l’intero lavoro, far finta che la teoria non sia mai esistita o condannarla, né che in altri testi (parlo sempre a livello accademico) anche recenti non siano invece recuperate le sue teorie (mi viene in mente “Gli Indoeuropei e le origini dell’Europa” di Villar, se non erro del ‘94 ma ancora il miglior testo - accademico - in circolazione sugli indoeuropei).
    Di solito un singolo viene trattato monograficamente se è un “grande” o se qualche studioso si innamora di lui/lei al punto di farne l’oggetto della propria tesi di dottorato e magari della sua successiva ricerca (ma chi se le fila le tesi di dottorato fuori dalle università?), per il resto è più probabile che venga citato insieme ad altri per supportare o contestare una nuova teoria o per tracciare una storia degli studi. Questo non è necessariamente perché si tratta di una donna, a volte un “autore minore” è tale perché le sue tesi non sono potute andare oltre, per “insufficienza di prove”, lo stadio di teorie.

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    1. La storiografia è piena di studiosi maschi lasciati da parte per questa stessa ragione, ma anche di ex “grandi” che ormai vengono studiati quasi solo per il loro “valore erudito”, perché considerati “superati” (espressione che detesto, ma tant’è). Se chiedessimo agli antropologi di oggi, anche ai giovanissimi, in quanti abbiano scelto questo mestiere dopo aver letto “Il ramo d’oro” probabilmente la risposta sarebbe “tutti”, ma ormai nelle università Frazer e gli antropologi vittoriani in genere vengono studiati di passaggio e per “gusto archeologico”. Nessuno - accademicamente parlando - crede più che l’animismo sia la religione primordiale, perché in seguito sono stati scoperti popoli e luoghi in cui non c’era mai stato uno stadio animistico o dove non è dimostrabile che ci sia stato; nessuno si fida più dei suoi esempi, presi da scritti di viaggiatori, esploratori, naviganti e missionari con assenza di criterio e sguardo eurocentrico e razzista (o se preferiamo con “evoluzionismo culturale”), da lui decontestualizzati, arbitrariamente interpretati e in base alle sue interpretazioni accostati tra loro in barba alle epoche e alle distanze geografiche. Questo non significa che oggi gli studiosi non usino più il “metodo comparativo”, solo che non è più il “comparativismo selvaggio alla vittoriana” di Frazer e Tylor. Non significa neppure che gli studiosi e gli studenti non li leggano, conoscano e apprezzino per ciò che rappresentano.
      Il fatto che la Gimbutas non abbia un corso monografico dedicato ai suoi scritti in ogni facoltà di Lettere e filosofia non significa che sia sconosciuta o ostracizzata perché donna, certo la conosceranno solo gli addetti ai lavori e quelli che sono “inciampati” volontariamente o involontariamente negli studi sull’Ancient Europe (cioè l’Europa pre-indoeuropea), ognuno avrà la sua opinione in merito alle sue teorie, qualcuno la seguirà, altri no, probabilmente si scanneranno su chi ha ragione e chi ha torto (ma cos’è la ricerca senza il gusto per la polemica?) ma è anche normale quando ci si occupa di qualcosa di tanto specifico e capita anche agli autori maschi che vengono trattati insieme a lei e allo stesso modo. Essere citati come spunto è già molto per tanti autori.
      In generale, comunque, le università non sono immuni alle correnti femministe, mi capita continuamente di sentire ragazze che prendono tesi con argomenti dichiaratamente femministi in storia, storia dell’arte e altre materie umanistiche, a volte secondo me esagerando, come quella docente che teneva un corso sulle petrarchiste pur ammettendo che i petrarchisti uomini erano migliori perché “bisogna conoscere anche la poesia femminile”, sì ma se ne vale la pena, invece di studiare i poeti “migliori” gli studenti devono studiare i più mediocri solo perché erano donne? Forse se nessuno finora le ha mai trattate in un corso universitario è perché non ne valeva la pena.
      Da noi una docente teneva un corso sulla Wicca ormai dieci anni fa, ma fuori dall’università quante volte all’epoca sentivo dire che “gli esperti non ne parlano”. Se l’argomento interessa, frugando nei programmi dei vari atenei è possibile trovare anche la bibliografia di riferimento per questo genere di argomenti, a me è capitato persino di trovare un programma di filologia celtica (mi pare dell’Università di Padova) che prima o poi mi procurerò perché sono curiosa di vedere quanto materiale ci sia effettivamente. Bisogna però essere anche preparati al “colpo al cuore” che ciò che interessa a noi non sia di moda in quel momento o che sia addirittura “schifato” dai più.

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    2. Nel mio ambito io sono “fan” di Brelich (un uomo), che in questo momento non gode di gran successo tra gli studenti mentre per (mia) fortuna i docenti continuano a proporlo. Eliade (uomo anche lui) invece riscuote gran successo, a me non sta simpaticissimo, ma questo non significa che non abbia studiato “Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi”, ancora oggi la più importante monografia dedicata allo sciamanesimo a tutto tondo che è fondamentale conoscere se - in ambito accademico - si vuole anche solo iniziare a parlare di sciamanesimo, sennò pure quelli a cui non piace molto Eliade (come me) nemmeno ti ascoltano, perché ti mancano le famose “basi”. Se i gusti tra gli studenti di oggi rispecchieranno quelli della prossima generazione di accademici alla Sapienza si insegnerà quasi solo Eliade e Brelich lo conoscerà solo qualcuno. Perché le “normali” e consuete dinamiche che riguardano studiosi e materie varie devono diventare un fatto di genere quando si tratta di donne?
      Se fuori dal mondo accademico o anche solo fuori dal corridoio del mio dipartimento nessuno sa chi siano Eliade, Brelich, Pettazzoni, Simonetti e Sabbatucci (Dario, non Giovanni), e cito solo la generazione ultra-geriatrica, è normale e lo è anche tra i cosiddetti appassionati di religioni che saranno poi pronti a dire che “in Italia non si parla di...”. Al massimo posso notare che all’epoca scarseggiavano le studiose e sicuramente era per motivi culturali, ma questo non vale più per i decenni successivi. Anche di studi di demologia (o folklore) l’Italia è piena, perché ci fu una grossa crisi dell’antropologia culturale dopo la caduta del Fascio a causa della connivenza degli antropologi col regime, così gli studi antropologici vennero in gran parte abbandonati o lasciati nell’ombra, mentre medici, professori di liceo e ogni sorta di eruditi si prodigavano per raccogliere quante più informazioni possibili sul “mondo rurale” che avevano la giusta impressione stesse scomparendo sotto i loro occhi. Il nostro antropologo più importante, Ernesto De Martino, compiva le sue spedizioni sul campo nel sud d’Italia come fosse un paese esotico, in anni in cui non c’erano altro che masse analfabete di contadini ferme al Medioevo, che praticavano forme sincretiche di cristianesimo e paganesimo e quasi tutta la sua produzione accademica verte su di loro. Ma quanti di quelli che dicono “in Italia non si parla di...” hanno letto “Sud e magia” o qualsiasi altro suo testo?
      Sono d'accordo col fatto che la scuola e l’insegnamento pre-universitario avrebbero bisogno di essere riformati e i docenti dovrebbero essere più appassionati (ma spesso manco è colpa loro), ma la storia non mi pare messa così male solo perché nel capitolo (già sbrigativo perché accorpa molte informazioni) sulla preistoria non si spiega la Gimbutas. Sono tantissimi gli argomenti di cui non si fa in tempo a parlare alle superiori, perché "secondari" o perché di "nicchia", per questo in tutte le materie ci sono studenti che si sentono mossi a cercarsi da sé degli spunti che vadano oltre il programma scolastico, a volte, se sono fortunati, stimolati da un bravo docente. La curiosità che li muove verso l’approfondimento e la ricerca è quel che ne farà degli studiosi (accademici o meno), mentre gli altri prenderanno altre strade.

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    3. Silvia, quando ho due minuti posto il tuo commento su questo post perché è davvero interessante! Se mi dai il permesso. No, mi sono probabilmente espressa male. Ormai, qui, mi capisce solo Rossella! ;) Non parlavo di studi accademici, sono riuscita a malapena a studiare medioevo e il papato all'università, ragion per cui c'è poco da dire. In merito al post, invece, provo a spiegare punto per punto (che palle, per te! Ahahahah)
      Tralasciando che non sposo nessuna tesi, e che sì sono femminista, il mio post non è di stampo femminista. Se vuoi che attacchi gli uomini ti faccio un elenco di quello che hanno fatto in duemila anni, a me ne bastano duemila, non occorre che vada al paleolitico! ;)
      Questo post è un “attacco velato” contro chi parla di matriarcato e patriarcato dalla mattina alla sera. Per me ci sono i corsi, la storia, l’antropologia, la cultura, la religione e la spiritualità… Non capisco perché debbano andare a braccetto.
      Luciana Percovich studia la Gimbutas da anni, ho trovato interessante il video che secondo il mio modesto parere dovrebbe essere visto sia dalle donne che dagli uomini. Mentre chi sposa le teorie della Gimbutas parla sempre e solo di PATRIARCATO e di MATRIARCATO.
      Trovo che questa società si fondi sul nulla, perché tolte le persone studiate come te, la maggior parte si interessa ad un paio di cose e non allarga la propria visuale.
      Preferisco i Ghost Hunters, ho passato una bellissima serata, che quelli che si reputano “ricercatori” e che non lo sono.

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    4. Gli archeologi purtroppo, e io ci parlo ogni volta che vado nei musei (quando vuoi ti faccio l’elenco dei luoghi), li hanno buttati , colpa dello stato, in palazzoni a fare da guida, mentre i ricercatori di ‘sto cavolo li trovi ovunque.
      Luciana Percovich mi sembra una bella persona.
      Ovunque, nell’ambiente “matriarcato”- così è più chiaro – sento che non insegnano le divinità femminili a scuola (scuola intesa come elementari, medie e superiori), e rispondo che a ben guardare si fa a malapena la storia. Facendoci gli affari miei, ho fatto due anni di storia su cinque, perché noi RAGIONIERI siamo delle capre e i professori di italiano hanno poca voglia di perdere tempo. Così è chiaro pure agli stronzi che insegnano – male – esclusivamente per lo stipendio. E il primo che mi dice qualcosa, rispondo che io facevo bene il mio lavoro nonostante non amassi la ragioneria, e quando dico bene dico bene (23 ANNI!)!
      Se dovessimo andare a guardare il patriarcato, che la sola parola mi esce dagli occhi, dovrei dire alle signore che basta tornare indietro di cento o duecento anni: manicomi, isterectomia, case per poveri, quartieri londinesi, le “Maddalene” irlandesi…. Non è un vero elenco, ma sono sempre pronta a rigurgitarlo.
      Il mondo si divide in: fanatici e menefreghisti. Io, non sono né fanatica, né menefreghista. Sono, e ormai lo sai, femminista, che non è una parolaccia, ma non significa che io non sopporti gli uomini. Il mio saggio, e che palle ‘sto saggio, parla di pittori, scrittori e inventori – quasi tutti uomini -. Mi sono sposata due volte, e lo rifarei altre mille. Amo l’uomo, il sesso, questo non significa che io sia cieca (e qui l’associazione è caduta per sbaglio).
      L’associazione con Ezra Pound deriva dalla parola “fascio”, il che fa di me una deficiente! Ad ogni modo, divido sempre l’uomo/essere umano dalla scoperta, arte e quant’altro.
      Trovo interessanti, eccezionali le scoperte di Gimbutas, ed è un peccato che se ne parli poco (documentari, tv, web). Te l’hai vista all’università. Bene. Se giri il web la trovi soltanto ad uso e consumo delle femministe. PER ME E’ UN PECCATO.
      Quando dico che le ricerche vengono deprezzate per posizioni e bandiere, parlo proprio di come sia stata presa la Gimbutas e trasformata in una bandiera dalle donne, dalle donne e lo sottolineo. Non mi stupisco che le ragazze se ne sbattano delle suffragette morte in prigione, del delitto d’onore tolto soltanto nel 1981, del diritto al voto femminile arrivato in ITALIA nel 1945… non mi stupisco che molte non sappiano cosa voglia dire fare un colloquio di lavoro e sentirsi fare le domande “E’ sposata? Ha un ragazzo? Ha figli? Ne farà? Ecc..” o come detesti la frase “E’ nervosetta, non ha scopato! E’ nervosetta, avrà il ciclo…” Ovvio, che non posso picchiare tutti gli uomini e tutte le donne che esclamano certe cavolate. Non sono così fanatica!
      Sono femminista, difendo le donne da una vita, ma un post più gender di questo… francamente non l’ho mai scritto!

      Ammiro e condivido quanto hai scritto. Brelich, però, mi manca. Vabbeh, dovrei rifarmi in molte cose. ;)

      Un abbraccio e dammi il permesso di inserire il commento dei commenti :*

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    5. Il permesso te lo dò anche se non penso di aver scritto chissà che :) Ci mancherebbe comunque. In effetti ero un po' confusa perché dalla maggior parte del post e dei commenti capivo una cosa, mentre in alcuni punti l'opposto :D
      Persona studiata forse è troppo, però capisco quello che vuoi dire, purtroppo alcuni studiosi sono vittime delle ideologie che li hanno sposati (il contrario di quello che dovrebbe essere) e chi vi si accosta da esterno deve prima superare la cortina di diffidenza che prova verso quelle stesse ideologie.
      Non so secondo le persone dell'amiente matriarcato dove si dovrebbe infilare a scuola l'insegnamento delle divinità femminili, nell'ora di religione che non si fila nessuno? Io che mi sto laureano in quella materia se dovessi prendere l'abilitazione sarebbe per insegnare storia e filosofia, considerate più "dignitose" dagli studenti. In storia, storia dell'arte e letteratura le divinità di solito si incontrano e si studiano i loro attributi, se si sceglie il classico si fanno anche in latino e greco, per quanto l'approccio sia quello sella scuola filologica e non storico-religiosa, quindi all'università si ristudiano i miti da altre angolazioni se si sceglie storia delle religioni. Certo, sono le divinità classiche, e forse non sono abbastanza trasgressive per l'ambiente matriarcato, peccato però, forse la Potnia Theron le interesserebbe.
      Poi oh, ho il pallino della mitologia da quando andavo alle elementari, ricordo ancora la pagina sul sussidiario di 3° con lo schema delle divinità greco-romane e la loro descrizione, può essere che mi sia stampata in mente queste cose e le ricordi più di altre, o che sia stata semplicemente fortunata al liceo (artistico, preciso) con il prof di italiano e storia fissato con la mitologia greca, e quella di storia dell'arte che ci faceva studiare il manuale e di pari passo le "Metamorfosi" di Ovidio. Non so se per le pro-matriarcato basterebbe però, oltre al fatto che non sono divinità esotiche ci stanno pure quelle maschili.
      Brelich si occupava principalmente di mitologia greca e quando leggo la sua interpretazione dei miti resto estasiata. I miti sono tutti belli e le religioni tutte affascinanti, ma quelli greci toccano dei picchi di profondità di pensiero sorprendente, specie per chi è abituato a fermarsi al numero delle amanti di Zeus. Del resto hanno avuto più secoli e una quantità di ingegno poetico a disposizione che le altre religioni non hanno avuto. Non si tratta solo di Esiodo ed Omero, tutti i tragici e tutti i comici che hanno trattato materia mitica vengono considerati dalla storia delle religioni, la Atena che compare nell'"Aiace" è dèa tanto quanto quella dell'"Odissea".

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  3. Però Silvia, rileggendoti, sei sicura che le poetesse fossero minori? Nella mia ricerca/saggio ho scoperto delle donne davvero interessanti: miniaturiste, avventuriere, pirate, scrittrici, storiche, fotografe, sceggiatrici... spesso ce le siamo dimenticate perché arrivava il critico, uomo, che le affossava. Abbiamo dimenticato Breadsley, uomo, con le sue linee curve, influenzatore dell'art nouveau, perché era amico di Wilde. Abbiamo insabbiato e riscoperto gay, donne e popolazioni minori per misoginia, omofobia e razzismo. Ci sono scrittrici americane e inglesi che non studiamo, se non all'università, perché in fondo non sono "famose" quanto gli uomini. Ma siamo sicuri che Joyce sia migliore di una Gaskell? Non voglio convincerti, non riesco a convincere una femminista "matriarcale" che ci possa essere la via di mezzo, figuriamoci se voglio farti cambiare visione. Non sono così ottimista in merito ai lavori, specialità e campi. Già detto, ho visto troppe schifezze e sentito assurdità, non abbasso la guardia. La cucina, ambiente femminile (?), è in mano agli uomini; i maggiori stilisti (c'è finalmente un'inversione)sono uomini e spesso si dimentica che il primo vero profumo moderno lo si deve ad una donna, Coco Chanel, seppur non l'ha inventato lei... Il femminismo dovrebbe essere uguaglianza nelle differenze, eppure a me pare che master chef sia maschile, e se ci fai caso è difficile vedere il contrario. La tv in mano alle donne è sciocca, come a dire che siamo in grado di parlare solo di pettegolezzi, diete e trucchi... tu sei la dimostrazione vivente che non è così. Ovvio che me ne frego della TV, però non notare che i politici, i religiosi, i potenti della terra hanno una visione maschile è impossibile. Poi, ce lo siamo già detto, non amo le esagerazioni 😘

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    4. In generale posso concordare, tuttavia non sul dolore, misoginia arrecati in questi secoli. Non posso, anche se mi piacerebbe, cancellare la storia. Allora, è ovvio che non tutte le donne furono delle infelici e che gli uomini se la passassero bene, anzi. Tra crociate, guerra dei 100 anni, guerra dei 30 anni, guelfi e ghibellini, risorgimento e chi ne ha più ne metta... Ogni secolo ha avuto le sue vittime, spargimenti di sangue, rivoluzioni contadine, spesso finite male. Una mattina c'era uno come Ivan il terribile che ti buttava giù una città, un'altra i belgi che tagliavano mani e piedi a quelli del Congo, ancora prima pasquensi usati per i campi di cotone e l'industria del guano. L'uomo non è mai stato felice, no. Tuttavia poteva creare, combattere, viaggiare, sognare. Nel medioevo, così arrivo ad un punto, le donne figliavano da subito, e morivano molte volte di parto. Le donne, quelle povere, facevano il grosso del lavoro; le ricche o figliavano, sposate/controllate/cornificate, o finivano spesso in convento. Se avevi un figlio fuori dal matrimonio eri finita, se tradivi eri finita (vedere Dante). Nel Rinascimento le cose non andavano meglio, le artiste, figlie di artisti, fingevano di essere uomini o dipingevano finché non si sposavano. Fino al 1700 le pittrici non potevano dipingere nudi e solo 4 potevano andare all'Accademia francese, nonostante ci fosse una grande richiesta. Non è che disegnassero fiori perché erano portate, lo facevano perché praticamente non potevano fare altro. Non dico che tutto vada letto, ma nel novecento, per fortuna sono state riscoperte scrittrici, artiste, scienziate che prima chissà perché nessuno ricordava. La fotografa vittoriana jane margaret Cameron, famosa per i suoi ritratti a Darwin e Woolf, è conosciuta, ma da noi lo è solo da 30 anni, mentre perfino i sassi sanno che l'inventore di Alice nel paese delle meraviglie fotografasse bambine. Ci insegnano che la Austen è noiosa, ma guarda te è più critica, figlia del suo tempo, di Virginia Woolf. E via discorrendo... Allora, sembra che le donne non sapessero fare nulla, mentre non potevano fare nulla. Non è che la Dickinson non fosse brava come poetessa, anzi. Oggi ci sono le Maggie Taylor che dimostrano che la fantasia non è soltanto maschile. Le varie Austen scrivevano con nomi maschili, le Bronte hanno raccontato un mondo maschilista. Certo, i bambini morivano in fabbrica, in miniera, tuttavia Zola, Hugo, Dickens ci narrano di un mondo che non ha nessuna pietà, soprattutto per il genere femminile. Le donne non potevano studiare, anche per colpa delle donne. La mamma di Virginia Woolf era contro il suffragio femminile, secondo lei le donne dovevano accudire la casa e la famiglia, punto. Poi, che non ci siano artisti come Dante e Shakespeare e che di Dali' ce ne sia soltanto uno, concordo! Naturalmente le figlie del matriarcato sanno, da quello che vedo sul web, la metà delle cose che racconto. Loro hanno altre fisse, io ho le mie 😉😘
      Scritto male, spero si capisca il senso...

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  4. Finita è la notte e la luna
    si scioglie lenta nel sereno,
    tramonta nei canali.

    È così vivo settembre in questa terra
    di pianura, i prati sono verdi
    come nelle valli del sud a primavera.
    Ho lasciato i compagni,
    ho nascosto il cuore dentro le vecchi mura,
    per restare solo a ricordarti.

    Come sei più lontana della luna,
    ora che sale il giorno
    e sulle pietre bette il piede dei cavalli!

    Quasimodo - si fa alle superiori -

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    1. Bellezza

      Ti do me stessa,
      le mie notti insonni,
      i lunghi sorsi
      di cielo e stelle – bevuti
      sulle montagne,
      la brezza dei mari percorsi
      verso albe remote.
      Ti do me stessa,
      il sole vergine dei miei mattini
      su favolose rive
      tra superstiti colonne
      e ulivi e spighe.
      Ti do me stessa,
      i meriggi
      sul ciglio delle cascate,
      i tramonti
      ai piedi delle statue, sulle colline,
      fra tronchi di cipressi animati
      di nidi –
      E tu accogli la mia meraviglia
      di creatura,
      il mio tremito di stelo
      vivo nel cerchio
      degli orizzonti,
      piegato al vento
      limpido – della bellezza:
      e tu lascia ch’io guardi questi occhi
      che Dio ti ha dati,
      così densi di cielo –
      profondi come secoli di luce
      inabissati al di là
      delle vette

      Antonia Pozzi (poetessa importante del 900, non si fa alle superiori)

      Che poi a me non piaccia la poesia se non quella straniera, è un altro paio di maniche. Mi ero iscritta all'università in lettere moderne - letteratura inglese, probabilmente avrei scelto il gotico.

      Vabbeh, basta.

      Baci

      Ps: concordo che non si debba studiare tutto o/e leggere perché donna o uomo. Parafrasando Wilde ci sono libri scritti bene e libri scritti male. Punto.

      Ho finito! 😉


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    2. Posso dire la mia ma da un punto di vista molto terra terra? Non sarei nemmeno in grado di citare tutta le gente che avete citato voi :D. Vedi Silvia, io concordo con te: non bisogna studiare per forza donne come grandi scrittrici se non lo sono state. Ed io ci credo che non lo siano state, e ti spiego perchè. Tu sei una ragazza molto giovane, e quindi hai genitori giovani, e nonni che potrebbero avere la mia età, quindi, l'età di chi ha lottato per l'emancipazione. Io invece a 53 anni sono una che da giovane non sono stata mandata all'università perchè "femmina". Sì, succedeva ancora questo quando avevo 18 anni, il che significa circa 35 anni fa, non nel medioevo. Mia madre aveva fatto la terza elementare ma suo fratello la terza media. Se eri figlia di una famiglia contadina e i soldi erano contati, non sarebbero mai stati spesi per fare studiare una femmina. Mia nonna ancora peggio. Mia madre mi raccontava che quando era bambina, nella famiglia patriarcale dove era nata e viveva (venivano definite così quelle composte da più famiglie della stessa famiglia tutti insieme e che vedevano, a capo, il patriarca), decidevano tutto gli uomini e quando una donna provava a dire qualcosa in merito ad una decisione le rispondevano "Tu stai zitta". Ecco perchè nel passato ci sono poche donne che hanno scritto e fatto cose importanti: mancavano di cultura e libertà sufficienti per farlo, e quando lo facevano alla fine era più facilmente il romanzo d'amore poichè erano figlie dei loro tempi e della loro cultura. La Alcott ha scritto Piccole Donne, Thoreau ha scritto Waldo, lei parlava di vita familiare, lui di una fuga nel bosco, e sai perché? Perchè non avrebbe mai potuto farla una fuga nel bosco la Alcott. Per cui io ti credo, ma è proprio questo il punto: se io fossi nata 10 anni dopo avrei fatto l'università e oggi sarei una 43enne architetto. Vorrei che voi giovani donne di oggi (non dico te, parlo in generale) sappiate che le vostre immense libertà e possibilità non sono scontate e sono state il frutto di dure lotte delle vostre antenate, che meritano la nostra gratitudine.

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    3. Se fossimo ancora ai tempi di mia madre, tu forse avresti la quinta elementare e ti prroccuperesti di sposarti e non di avere in ruolo accademico. Forse faresti la maestra elementate se i tuoi genitori erano benestanti. Queste cose le giovani ragazze non lo sanno perchè nessuno è abbastanza vecchio da poterlo sapere e quindi da averglielo raccontato. La vita delle donne è sempre stata difficile, io non credo nemmeno ci siano state nella preistoria società con uomini dimessi e sottomessi alle donne come le fantasiose femministe eco-matriste affermano senza alcuna prova effettiva e concreta che sia stato così, e prendono "tesi e teorie" come dati di fatto poichè le fa comodo. Nessuno sa cosa è successo nella preistoria, pensa che pure i celti e gli etruschi per molti versi sono ancora popoli misteriosi! Ma a me interessa oggi, e io vedo che, nonostante sia sancito dalla costituzione, non abbiamo nella realtà le stesse opportunità di un uomo. Per noi è sempre tutto più faticoso. Sembra che solo in Norvegia sia stato ottenuto il 100% di vera parità. Invece di appoggiare voi donne gli antifemministi, vorrei che fossero loro, gli uomini, ad appoggiare la "battaglia" per l'uguaglianza vera ed effettiva. Vorrei che voi giovani lottate per la parità di stipendi e di lavoro (una manager donna non prenderà mai le stesse cifre di un uomo al suo livello, e non so come è ora ma poco tempo fa una donna medaglia d'oro olimpionica non riceveva lo stesso compenso di un uomo).Lo dicevo a Simona: ci credo che le ragazze di oggi rifiutano il femminismo quando i loro esempi sono le eco-matriste fricchettone che ne fanno una roba pseudospirituale quasi d'elite! Non sono un valido esempio. Ma potete lottare per i vostri diritti civili, per voi e per le vostre figlie nel futuro. Oggi c'è ancora violenza sulle donne, perchè molti uomini non hanno ancora capito che una donna non è ne un giocattolo per il suo piacere ne una sua proprietà. La costituzione ci riconosce tutto, ma di fatto non è rispettata. È su questo che dovete lottare e se non vi piace la parola femminismo chiamatela in altro modo, ma è importante, perchè ripeto, i diritti ottenuti non sono scontati. Hanno anche rimesso in dubbio l'aborto! Ecco, a me interessa questo, non me ne frega nulla della Gimbutas e delle sue statuine del paleolitico, a me interessa OGGI. Chiamatela "lotta per la vera uguaglianza dei diritti e delle liberta" ma non buttate via tutto. Anche io penso che gli scrittori uomini del passato abbiamo spesso prodotto cose di maggior valore, per ovvi motivi.

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    4. Sono d'accordo con te sul fatto del merito, ma è ancora presto per pensare che sia veramente così. Il mondo del lavoro, perlomeno una buona parte, soprattutto quello delle aziende, è ancora un pochetto razzista, per non parlare del mobbing alle donne nei posti di lavoro. Lo so perchè ho lavorato per anni in una azienda. La mia fortuna era che avevo un datore di lavoro che era molto anziano e che rispettava le donne, e guai a molestarle. Se fosse stato per suo figlio, genero e collaboratori....povera me!
      Pensa che io non sono nemmeno a favore delle quote rosa in politica!!! Ci vanno solo raccomandate e come figure di facciata e non donne di spessore come un tempo la Nilde Iotti e poche altre!! Stanno lì solo a far casini, come molti loro colleghi uomini. Anche io sono per il merito, e l'esperienza. Ma c'è comunque tanto da fare, e immagino che questo lo vedi da te. Ma fino che le donne rifiutano questa realtà, o, per farti un esempio, scendono a compromessi e pensano che per andare avanti bastano due grandi tette e vai che passi facile all'esame, si entra a far la velina in tv, si prende uno stipendio migliore, in barba alla dignità, allora il femminismo ha fallito e il destino delle donne non può essere roseo. Le donne hanno tutto il diritto di giocare ai trucchi, ai capelli, allo shopping ecc... siamo così, ci piace la bellezza, non sono come quelle femministe che credono che essere se stesse significa conciarsi come un uomo e farsi crescere i peli delle ascelle. Ma le donne non verranno mai prese sul serio finchè alcune continueranno a mandare il messaggio che "te la do in cambio di" e l'uomo continuerà a credere di poter usare il proprio potere nel lavoro nella politica ecc... per sottomettere le donne. C'è tanto da fare Silvia, e oggi tocca più a voi che a noi, perchè quando arrivi alla mia età (e non son vecchia, pensa a 70 anni) inizi ad esserti rotta le scatole e a volerti solo godere la vita :D. Insomma, facciamo sì che tutto quello che hanno subito le nostre antenata suffragette, perseguitate, incarcerate, torturate, nutrite a forza, non sia stato vano e ringraziamole, o oggi non andremmo nemmeno a votare e dovremmo solo continuare ad abbassare la testa. Un bacione e scusa l'interferenza :**

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  5. Scusami Silvia, mi sono dimenticata di dire la cosa che da un senso a tutto quello che ho scritto che invece sembra slegato da quello di cui parlavate. Credo che oggi, per una accademica, riportare a galla le opere minori di donne non sia importante farlo in quanto erano donne, ma per dare esempi veri alle donne di oggi tramite donne del passato che nonostante la loro epoca e la loro società hanno fatto cose degne di nota e di importanza, e se ci sono riuscite loro a quei tempi, a maggior ragione oggi le giovani donne possono fare grandi cose senza bisogno di perdere la dignità. Sono esempi importanti. Mi piacerebbe in futuro non sentire più le bambine dire che vorrebbero essere come Belen (l'ho sentito con le mie orecchie, bambine delle medie intervistate in classe) e vorrei invece sentirle fare i nomi della tal scrittrice, o viaggiatrice, o scienziata, o artista ecc... Invece hanno sempre modelli maschili, quelli femminili sono soprattutto bambole televisive, e non se ne viene a capo. E oggi è peggio di ieri: quando ero ragazzina non c'erano le bambole televisive (o non a sto livello) e sognavamo di diventare qualcuno, in tempi in cui ancora veniva detto "no, niente universita". Oggi che possono tutto cercano la via facile e credono che la bellezza (quella stereotipata) sia la vera dote che serve veramente, e ci sono ragazze che chiedono in regalo ai genitori tette e labbra per il 18°compleanno (credimi, succede).
    Servono esempi, serve far vedere alle giovani donne che nella storia del passato c'erano anche loro e che quindi anche quelle di oggi possono fare grandi cose.
    Ecco, ora ho finito, scusa ancora
    :*****

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    1. Ecco hai espresso bene il mio punto di vista, la prossima volta chiamo te per tradurre il mio cervello. Grazie 😘

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    12. Silvia, quello che dovevo dire l'ho detto, non amo le etichette, sono larga di vedute, ho lavorato una vita intera, conosco molte donne e sono figlia del nord e del sud. Baci

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  6. Ma sai Silvia, io di certo non voglio convincere nessuno, ci mancherebbe. ;) Ho solo espresso il mio pensiero, poi certamente il mondo moderno lo conosci meglio di me che ormai per la società sto già (e ho solo 53 anni) tra le vecchie babbione che ogni volta che parlano sembra che vengano dal medioevo, :D :D e certi consigli non li vuole sentire nessuno, e chissà, magari è vero che sono fuori tempo.
    Guarda, a me il termine patriarcato da l'eritema, per cui preferisco parole più chiare tipo maschilismo.
    È ovvio che ogni situazione va vista a se e anche ogni contesto di cultura e luogo. Ma spesso, tra le varie motivazioni, c'è di fondo anche una buona dose di maschilismo. Io ti parlo di quello che so. L'elemento denaro era fondamentale, se i soldi non c'erano a scuola non ci andava nessuno, ma se qualche soldino c'era, magari pochi, di solito ci andavano i maschi, o anche solo il primogenito. Di solito, ripeto, non ho detto sempre, ci sono sempre le eccezioni. Questo ai tempi di mia madre. Ai miei tempi era ovviamente già molto più facile che una donna andasse all'università, molte mie amiche ci andavano, ma io no. Non c'erano abbastanza soldi, dovevo andare fuori città (a Firenze) ed ero donna. Se fossi stata Marco (il nome scelto per me se ero maschio) avrebbero chiuso un'occhio sul fatto che dovevo andare a Firenze ed essere quindi fuori dal controllo che deve avere la brava ragazza, e avrebbero fatto un sacrificio. Ma per una donna no, pensavano che non ne valesse la pena, loro, figli della loro epoca, perchè tanto un giorno "ti sposi, dovrai stare con i figli" io che i figli non li volevo nemmeno allora.Non ero così sfrontata e coraggiosa da scappare di casa. Quindi sono andata a lavorare, facendo la ragioniera, mestiere scelto da loro che pensavano che una donna dovesse essere o maestra o segretaria in ufficio.
    Sì, sarei curiosa di leggere il documento sulle famiglie patriarcali toscane, anche per vedere se collima con i racconti di mia madre. :)
    Smetterla di piangersi addosso è quello che stiamo dicendo anche io e forse anche Simona. Ovvio. Difatti queste femministe che si attaccano anche alla statua della donna obesa paleolitica per cercare pretesti che non stanno ne in cielo ne in terra non le capisco e mi danno anche un pochetto sui nervi per i motivi gia detti. Anche io penso che tanti uomini oggi si sentano in colpa senza motivo, e quelle donne sempre contro gli uomini a prescindere non le sopporto nemmeno io. Insomma, lo sai che penso che anche noi donne siamo terribili spesso, in modo diverso e meno criminoso di molti uomini, ma non siamo sante.
    E certo che bisogna guardare avanti, ma a volte alcune cose del passato possono essere ispiranti (con me ha funzionato) Baci carissima, e buon fine settimana :**

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    1. Ps: non ho detto che tu mi hai dato della babbiona eh! Non vorrei essermi spiegata male
      :*

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  7. Ragazze ho tolto i commenti perché vedo che chiaramente non mi so spiegare :* Non vorrei che qualcuno perdendo tempo a leggerli pensasse che sono anti-femminista, che sono contro le donne e/o la storia e cose simili :)
    Un bacione a entrambe e buon week end :***

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    1. Ah Simo ti ho lasciato i primi commenti perché riguardavano il post, in caso la parte sulle petrarchiste puoi toglierla :)
      Baci :*

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  8. Ma perchè li ha tolti testina? Ognuna/o è libera/o di dire ciò che gli/le pare, o no? Che poi possa condividere in parte quello che esprimi, ma che te frega? Nivy ha una sua storia, tu hai una tua storia e io ho le mie storie (e se no che EGO sarei?). Ma che importa? Ti ho detto "su"? No. Ti ho fatto intendere semmai che sono più "pessimista" di te. Poi, sono d'accordo che la storia annoi e che a molte/i non vada di leggerla, pazienza. Si sta generalizzando, mica ti vengo a menare, semmai l'anno prossimo verso giugno... ecco. Sono io che non sono riuscita a spiegarmi. Sono io che ti ho portato degli esempi e tu mi hai risposto che non si possono fare etichette (riassumendo/parafrasando), ma sul web è difficile capirsi. Non ci sono riuscita in passato con i neo pagani, non ci riesco ora con le figlie della Dea, ho litigato con tutti e con la chiunque per difendere il qualsiasi diritto. Se tu mi avessi parlato di aborigeni ti avrei fatto cento esempi, se tu mi avessi parlato di zoo, ti avrei fatto cento esempi ecc. Te pensa che mi fa incazzare, da amante dell'arte/cinema, che venga preso Kevin Spacey e lanciato nella fogna. Come uomo, se ha sbagliato, paga! Come artista, no! Altrimenti dovremmo prendere Wilde, Pasolini che andavano/si presume che andassero a minorenni e seppellirli (di Pasolini però non si può dire). A me dispiace che Ezra Pound sia ricordato soltanto come fascistone e mi dispiace che in quinta superiore mi abbiano abbassato la media perché ho portato all'esame Mishima (di destra?). E' da una vita che vorrei che la cultura fosse di e per tutti, non per gli intellettuali, gli accademici, di e per tutti! E' da una vita che non sopporto che esista una cultura di destra e una cultura di sinistra, una cultura gay e una cultura etero, figuriamoci se amo che esistano materie o libri sulla "cultura femminile"... Il mio ragionamento parte sul non dimenticare, ma le ragazzine non sanno manco che nel Veneto, ad esempio, fino all'altro giorno il maschio ereditava tutto (non a casa mia, non ci sono mai stati soldi), e ora mi dirai di guardare all'oggi. Perfetto. Prendo atto, comprendo, e vado avanti. Ripeto, avrei rotto le palle anche se mi avessi tirato fuori le giraffe. Mia madre si lamenta dello stato, e io le dico "VAI IN PIAZZA!". Sono fatta così, non critico chi non firma petizioni, non fa donazioni, volontariato o non scenda in piazza. Pazienza. Gli altri si romperanno a sentire parlare dei "dimenticati", io no! Non dobbiamo mica essere tutti uguali, però, nella mia testa, non capisco come si possa essere tolleranti se non conosciamo la storia: immigrazioni, campi di cotone, schiavi, cartoline con impiccati, ceceni, Vietnam e bla bla bla.

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    1. Non capisco come possiamo giudicare sempre il nord coreano o lo yankee senza aver letto, viaggiato o visto un documentario. Non capisco come ci si possa emancipare se, guardandomi indietro, esclamassi ma chissenefrega di Salgari! I gusti sono soggettivi. La bellezza della letteratura e antropologia (in storia come date sono una frana) è che ti avvicini all'essenza umana, con le sue luci e le sue ombre. Ovvio che mi sento ferita se qualcuno mi dice che ad una platea interessa poco di X perché il Petrarca o il Giotto (per dire) sono più famosi, ma chi ha deciso cosa è famoso, cosa non è famoso? E se guardo, ripeto, le linee perfette di Aubrey Beardsley, non posso che rimanerci male sapere che non se lo fila nessuno per colpa di una ex(?) cultura misogina e omofoba. Se studi storia dell'arte, oggi non lo so, non ti scontri con Mackintosh Margaret, eppure lei ha influenzato Klimt. Allora, ovvio che per me il recupero è importante, ho una testa da archeologa? Può essere. Non ho bisogno di sbandierare le mie scoperte, anzi le metto direttamente nel saggio (ahahah), però noto che è un peccato non conoscere anche certi artisti. Ho visto una mostra bellissima su Munch, anni fa, e ho scoperto dei romantici superbi, ma chi se li fila? Poi, sono un'animalista, femminista, "buonista" moderna, non rompo le palle ogni minuti con "ricordati!", ma se domani mi regalassi un libro o se mi facessi vedere un artista che non conosco, mi dovrei scocciare? Parlo per la mia esperienza scolastica, a me il pessimismo di Leopardi mi ha rotto! E il nido di Pascoli non funziona più... Gli insegnanti devono spiegare, amare, accompagnare, andare oltre il programma. Come posso spiegare "I promessi sposi" se non conosco la peste del 1630 (credo)? Come posso essere contro il nazismo se non so chi sia Anna Frank? Come posso pensare di difendere le minoranze, se non conosco la storia Europea e Americana? Come posso pensare di far comprendere il perchè dell'ingiustizia ad una donna come mia madre (così non offendiamo nessuno), se non sa manco che sia esistita una Rosa Parks che negli anni cinquanta del novecento, praticamente ieri, si è rifiutata di cedere il posto sull'autobus ad un bianco? O come posso spiegare il razzismo ai miei nipoti se non gli racconto che l'apartheid è rimasta in vigore fino al 1994? Quindi io sono pesante, pesantissima, ma a te che te frega? Sono io che ho sbagliato il messaggio, e a ben guardare lo stanno sbagliando tutti di questi tempi. Quello che volevo dire era essenzialmente questo, la storia insegna, punto. Le domande sono generiche, non è che devi rispondere... ahahahah... Baci:*
      Ho il pc lento, non riesco a rileggermi... quindi Amen per gli errori!
      Ciao Testina! :*

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  9. Ma nooooo!!!! Erano belli!!!! :((
    Ce ne fossero di commenti così! Quando suscitano uno scambio di idee significa che sono commenti importanti. Se lo avevi fatto da me ti costringevo a riscrivere tutto!! :DDD
    Quindi per il futuro sei avvertita, se mai ti venisse in mente: nun ce provà ;))
    Un abbraccio bellissima :**

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  10. Belle :* Non li ho tolti per divergenza di opinioni, ma perché dalle vostre reply non ero più tanto sicura di essere riuscita a comunicare ciò che volevo :) Magari un giorno farò un post assicurandomi di essere più chiara, quando parto con gli esempi rischio di divagare troppo :D

    A proposito di esempi.
    Ho conosciuto programmatori, laureati, che leggono solo manga e guardano solo anime, il ché non significa che amino la cultura giapponese perché di culturale non amano niente.
    Ho conosciuto 30enni e 40enni vantarsi (v a n t a r s i) di non aver mai letto un libro e di guardare solo Grey's Anatomy o X-Factor.
    Ho conosciuto persone la cui materia più odiata era, di volta in volta, storia, lettere, storia dell'arte, filosofia (molti detestano il prof di turno, è vero, ma di solito per questo hanno un voto basso, non dicono di odiare la materia, anzi).
    Ho conosciuto persone che dicono che si studia la "Divina Commedia" solo per stimolare la memoria.
    Ho conosciuto persone che non studiano né guardano documentari né frequentano mostre né leggono per diletto né ascoltano Musica né guardano Film.
    Ho conosciuto persone che usano PC e smartphone tutto il giorno ma non sanno "googlare".
    Alcuni di quelli che amano le scienze tendono ad avere un'idiosincrasia per le materie umanistiche (cito: "studi storia? cheppalle, ci credo che non riesci a laurearti, è roba noiosa"), del resto ci si può laureare in fisica senza conoscerne la storia, le formule obsolete, come tali, non servono più.
    Sono d'accordo con loro? No. Ma che ci facciamo con questa gente? Dal momento che queste persone esistono (sono la maggioranza?), e che comunque vanno in qualche modo educate contro la violenza sulle donne, il razzismo, la xenofobia ecc., come possiamo conquistarli senza la storia e le opere? (Magari tutti gli "esperti" e gli insegnanti fossero in grado di trasmettere a tutti la loro passione! Magari tutti gli "uditori" fossero terreno fertile!) Non ho la risposta, ma a volte ci provo e lo faccio giocando con le mie armi ma alle regole altrui.
    Ho un'amica che ama leggere ma non ama la letteratura, legge principalmente libri di auto-realizzazione e psicologia da reparto "hobby e tempo libero". Dopo che mi ha fatto il discorso di cui sopra sulla "Divina Commedia" ho pensato che dovevo assolutamente convincerla a leggere qualcosa di "impegnato", per farle vedere che i "mattoni" non servono solo a stimolare la memoria. Così, dato che ama leggere ed è femminista (alla vecchia maniera) le ho regalato "Donne che corrono coi lupi", nella speranza di avvicinarla alle mie idee sul suo terreno. L'avrà finito? L'avrò convinta che anche i "mattoni" sono interessanti? Non lo so, ma ci ho provato e forse avrei avuto ancora meno speranze di riuscita se le avessi regalato un romanzo o delle poesie (eppure la "Commedia" è così bella! Aah). Ma se avrà funzionato la prossima volta potrei provare con Jodorowsky.
    Buffo no? Tu ti impegni a far conoscere gli sconosciuti a chi conosce solo i grandi, io per far accettare a chi non ha voglia di conoscerli che i "grandi" sono tali per una ragione. E a scuola, be', insegnano le opere sbagliate o nel modo sbagliato :P

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    1. « Ascoltami, i poeti laureati
      si muovono soltanto fra le piante
      dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
      Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
      fossi dove in pozzanghere
      mezzo seccate agguantano i ragazzi
      qualche sparuta anguilla:
      le viuzze che seguono i ciglioni,
      discendono tra i ciuffi delle canne
      e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
      Meglio se le gazzarre degli uccelli
      si spengono inghiottite dall'azzurro:
      più chiaro si ascolta il susurro
      dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
      e i sensi di quest'odore
      che non sa staccarsi da terra
      e piove in petto una dolcezza inquieta.
      Qui delle divertite passioni
      per miracolo tace la guerra,
      qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
      ed è l'odore dei limoni.
      Vedi, in questi silenzi in cui le cose
      s'abbandonano e sembrano vicine
      a tradire il loro ultimo segreto,
      talora ci si aspetta
      di scoprire uno sbaglio di Natura,
      il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
      il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
      nel mezzo di una verità.
      Lo sguardo fruga d'intorno,
      la mente indaga accorda disunisce
      nel profumo che dilaga
      quando il giorno più languisce.
      Sono i silenzi in cui si vede
      in ogni ombra umana che si allontana
      qualche disturbata Divinità.
      Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
      nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra
      soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
      La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
      il tedio dell'inverno sulle case,
      la luce si fa avara – amara l'anima.
      Quando un giorno da un malchiuso portone
      tra gli alberi di una corte
      ci si mostrano i gialli dei limoni;
      e il gelo del cuore si sfa,
      e in petto ci scrosciano
      le loro canzoni
      le trombe d'oro della solarità. »

      "I limoni", Eugenio Montale

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    2. Apro e chiudo questa parentesi letteraria (scusa, ma non riesco a prendermi su serio). Fino ai 30 riuscivo ad influenzare le persone che mi circondavano, poi, lentamente, l'incanto si è spezzato. Voglio dire, è difficile trasmettere qualcosa che ti piace ad un "adulto". Una frase del telefilm "L'altra Grace", tratto dal libro della Atwood, è la seguente (circa): ci sono gli stupidi e gli ignoranti, per i secondi c'è speranza. Ecco, mi sono sempra vista come un'ignorante, una sorta di vaso da riempire. Quando leggevo, che ne so, Tahar Ben Jelloun (grazie ad un'amica che studiava l'arabo a Venezia), pubblicizzavo "Cratura di sabbia" come fosse la Bibbia, e alla fine chi mi circondava finiva per leggerlo. Così è capitato per Kawabata, che manco mi piaceva ma gli occidentali non potevano non leggere. Tra le mie amiche ero quella che trasmettevo la cultura giapponese, senza rinnegare le tante ombre che la permeava. Ero una fan di Forster, al di là dei film di Lean e Ivory, e quindi rompevo con "Passaggio in India". Volevo che i miei compagni di classe, alle superiori, leggessero "A ritroso" per le mie manie "estetiche", e qualcuno, poveraccio, l'ho pure convinto. Così capitava con il teatro, il cinema, l'arte. Piano piano, la magia si è spezzata. La passione è stata vista come "antipatia" e saccenza, infine i social mi hanno superata. Parlo delle amicizie e conoscenti. Ieri si discuteva, che ne so, di cibo con "allegria", oggi chi prende una strada è "estremista". Ci sono ragazze/donne che mi hanno "superata", che ne so vedono tutto e sanno tutto di Almodovar, e ti rinfacciano che tu non hai guardato il capolavoro XJ. C'è quella che fino all'altro ieri, finché ero nella sua vita, leggeva Capote, e oggi mi dice quanto è figo Fabio Volo, e Vabbeh. C'è quella che si lamenta perché è lei che influenza gli altri, mentre a lei nessuno le dà niente, ed è praticamente impossibile. A volte, ho creato mostri, mentre a me piace trasmettere, e senza tanti intellettualismi (sembra che ce l'abbia con gli intellettuali, ma non saprei spiegarmi meglio). Voglio dire passo da Ash Vs Devil a Shakespeare. Mio fratello più piccolo, bravissimo con i lavori nanuali, ha letto Freud, william Blake e la vita di Jim Morrison perché aveva una rompi balle come me che gli spiegava quanto fosse importante la memoria degli uomini, del resto sono una fan di Bradbury. Oggi? Mio fratello lavora parecchio, non legge più. Mio marito, che ha cultura, non legge più. E pazienza, mi dico. Sinceramente preferisco Dante a "donne che corrono coi lupi", tuttavia capisco l'intento. Jodorowski lo conosco come regista, mi sa che ora mi tocca pure leggerlo. Per Natale mandami una lista, così vado avanti a riempire il vaso. Ad una mia ex collega che non leggeva nulla ho regalato Neve di Fermine e la solita Banana Yoshimoto con kitchen. Li ha amati entrambi, tuttavia non penso che abbia letto altro... Montale lo amo da quando, alle medie, nell'ora di italiano, mentre la prof spiegava di Xcf trovavo stupende le parole come "incartocciarsi" o "stramazzato". Amavo la prof delle medie, ma ho sempre avuto problemi di attenzione, per questo, mi dico, non scrivo bene. 100 pensieri nella stessa frase non è cosa buona e giusta, probabilmente sono bipolare. Completamente fuori tema! 😘

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