lunedì 20 novembre 2017

Tra campagne, colli e montagne


Il recupero

Grazie a Silvia, ho deciso di creare una nuova "rubrica". Ogni volta aprirò un post con una poesia, frase, personaggio antico... Il recupero ha senso se lascio libero spazio alla ricerca.



Questa signora è Jane Margaret Cameron (1815-1879), fotografa inglese, esponente del pittoricismo.

A me piace Jane per due motivi: è diventata fotografa all'età di 48 anni;  ha creato una "tecnica" tutta sua, fregandosene altamente dei principi della fotografia.
Come vi direbbe Silvia, un bravo pittore prima di dipingere "male" deve saper dipingere bene.






L'ago e il focolare?



Borsa appartenuta a mia nonna. Anni trenta del novecento. Mia nonna era una contadina veneta, che finì in fabbrica tra i bachi da seta. Mia nonna lavorava.


Quando cammino tra gli alberi, mi slego completamente dalla realtà, stessa cosa accade quando, guardando fuori dal finestrino dell'auto, mi domando come doveva essere il mondo.  Una parte di me smette di respirare, rimane in ascolto. Perfino ieri, mentre camminavo con mio marito, col vento che ci schiaffeggiava la faccia, cercavo di captare, registrare qualsiasi rumore, canto, silenzio. Mi piace recuperare pezzetti di folclore. 
La mia famiglia non mi ha lasciato molto, parlo di racconti, leggende, tradizioni. Non ho storia. Perfino le rocce erose dal mare hanno più cose da raccontare. Attenzione, non rifaccio gli stessi gesti del passato, molti sono anacronistici, ortodossi e "fuori luogo". Del maiale non si buttava via nulla, questo non significa che dobbiamo mangiarlo, ma che c'era un certo "rispetto" delle regole, chiamatele comportamentali. Per assurdo l'uomo moderno è convinto che "un tempo si viveva meglio", che i valori fossero migliori. Il recupero delle tradizioni è una sorta di "cerca". Non sta a me dire quale sfumatura cogliere. Tuttavia, mi limiterò a descrivere esclusivamente, o quasi, il lato positivo. Il rovescio della medaglia non mi compete.

Durante il quilting bee le americane del XVIII secolo si riunivano per scambiarsi trucchi, pareri, tecniche e disegni sull'arte del "trapuntare". Le chiesette talvolta permettevano di ospitare una dozzina di donne. Uno dei requisiti importanti era saper utilizzare alla perfezione l'ago. Mentre gli uomini erano intenti a lavorare o a giocare con i ferri di cavallo, le donne spettegolavano tra disegni acrobatici e fili colorati. La festa si concludeva con l'arrivo degli uomini, con canti, musica e balli.
La trama della trapunta chiamata "Log Cabin" (casetta di legno) è uno dei modelli più conosciuti. Spesso si pensa che la sua origine derivi dai primi pionieri arrivati negli Stati Uniti, tuttavia sembra che tra le mummie egiziane e in una trapunta inglese siano stati trovati disegni simili.
La "Log Cabin" fa la sua apparizione negli anni '60 dell'ottocento, durante la Guerra Civile Americana. Spesso viene identificata con lo spirito dei primi pionieri.

Qui, nel Veneto, il "Filò" era una consuetudine del mondo rurale. Presumibilmente nasce dal verbo "filare", ossia del lavoro che le donne praticavano nelle stalle. Gli incontri serali, nel periodo più freddo dell'anno, avvenivano per stare al caldo, con il passare del tempo, le persone si riunivano per fare piccoli lavori a mano, per recitare il rosario, per parlare e spettegolare. Fare "filò" voleva dire trascorrere del tempo con i propri vicini, tra gruppetti di persone, per custodire e tramandare tradizioni.
Si sopportava l'aria, talvolta malsana, di vacche e maiali, pur di stare al caldo, anche perché era un momento sociale, a cui non ci si poteva, voleva, sottrarre. Mentre i bambini dormivano, le donne e gli uomini si davano appuntamento in stalla. Nelle sere più buie, tra ferri, matasse, lana, fili, gerle, scope, rastrelli si accendeva il mondo.

Quello che rimane del passato


Quilting, punta spilli fatti a cuore - a mano -, cosucce in pasta di sale, gesso e das
Non sono quella che si dice "brava" con le mani, amo le cose altrui. Tutto quello che faccio, e mio marito è uguale a me, è per "archeologia". Entrambi compriamo materiale per carpirne il segreto, quindi non stupitevi se un giorno vi faccio vedere una biglia di vetro fatta in casa. Noi siamo quelli del "ho capito, ho capito!" e dei video su Youtube, dei manuali, tanti, del faidate. Iniziamo un lavoro, ne pensiamo subito un altro; siamo curiosi e ci annoiamo facilmente. Sarà per questo che ero brava nel mio lavoro, se fossi stata una contabile "registra fatture" sarei finita sotto ad un ponte. Ed è uno dei motivi per il quale non sono andata avanti con gli studi, sì, vabbeh, lavoravo tanto...


Questo è un diario fatto a mano di Marta Anzolla - http://www.emozioniinpatchwork.com/

All'ombra della religione - Lessinia 


Santini anni venti e trenta di famiglia - alcuni -
Non sono "religiosa", naturalmente non mi ritengo cattolica, ciò nonostante, invecchiando (ho solo 45 anni) sono diventata saggia, e oggi so che la brava gente è sempre esistita. Credere in qualcosa fa parte della nostra natura,  un tempo era l'essenza stessa della vita. Se si riuscisse a fare un'analisi oggettiva, potremmo, senza tanti preamboli e scusanti, esclamare che senza guerre, religioni e figliate oggi non avremmo computer, cellulari e navi spaziali. Il concetto è così ampio che spesso ci riduciamo a dire "un tempo si viveva meglio". Allora mi scoccio... e l'idea romantica la faccio mia, e guardando i santini e le lettere degli anni venti, trenta, quaranta e cinquanta del novecento mi commuovo. E comprendo che "è tutta vita".






Lassù


Quando cammino nei boschi, tra gli alberi, al tramonto, non riesco a non pensare a come doveva essere il mondo. Questa è la mia spiritualità, ma voi chiamatela pure Lagom, Higge o "amore per le piccole, grandi, cose". E se sono riuscita a trasmettere ad una sola persona il senso di "quiete", per me è già tanto.

Il rosso di alcune foto è naturale (tramonto).






18 commenti:

  1. Un post molto interessante e complimenti per gli scatti.
    Saluti a presto.

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  2. Belle immagini, belle storie, bei racconti. Grazie.
    sinforosa

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  3. Adoro sentire racconti folk! E notevoli le foto, soprattutto la prima e la penultima *.*
    Quando parlavi del filò, mi veniva in mente quando mamma mi diceva che le donne della famiglia (ed erano tante, tutte nella stessa casa) si riunivano la sera a cucire, ricamare, sferruzzare e dire il rosario.
    Se non erro c'è un film americano di un bel pò di anni fa sul quilt, "Gli anni dei ricordi (How to Make an American Quilt")
    Non era meglio o peggio di ora, era così e basta, ed hai ragione che troppo spesso si pensa che ieri era meglio, ma se senti i racconti delle persone dai 70 in su che venivano dalle campagne, essi non sono proprio d'accordo per tante ragioni e chi meglio di loro può dirlo. Però facevano una vita più sana, perlomeno i contadini, e le donne erano meno sole, condividevano molte cose.
    :***

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    1. A me piacciono queste cose. Come racconto qui, e ho detto altre volte, la mia storia si ferma ai miei nonni, e anche anche. Da parte di mamma si sa poco: vita in campagna, casa, chiesa e bachi. Non bella vita, però. Mia madre scappò a Milano. Di mio padre idem, viveva a Napoli, tanti fratelli, finì a Milano. Ho un buon ricordo di mio nonno paterno. Ad ogni modo, sono cresciuta con i profumi del sud, mia nonna materna sapeva fare 5 cose in cucina: brodo, pollo, coniglio, polenta bianca, verdura cotta. Mia nonna paterna insegnò molte cose a mia madre, mia madre non mi insegnò nulla, ma per fortuna ho preso molto dalle mie nonne, nel bene e nel male. Sono cresciuta con i mostaccioli, pastiere, sfogliatelle, zeppole, susamielli, struffoli, parmigiana, spaghetti e vermicelli al pomodoro, polpette alla napoletana, pasta e fagioli, pasta con le polpette,pasta con la carne al pomodoro, polipo, fritture di pesce e cozze come se piovesse (come capisco i belgi)... potrei scrivere, come nat, un libro di ricordi in cucina. Sono legata alle tombolate, ai fuochi di artificio e alle serate napoletane dove tutto diventa una sceneggiata. I miei genitori sono restii a tramandare, e quindi certe cose le so per conto mio. Ho imparato attraverso Vicenza, che esistono le messe per i defunti, che molti, compreso mio marito, ricordano il parente scomparso. Ho imparato la parola filo' perché alcuni paesetti lo fanno ancora, come il rosario di quartiere. Conosco favole venete e campane, e non grazie ai miei. Insomma per certi versi so cosa voglia dire sentirsi orfani. Non frequento zii e cugini, non li vedrò, a parte qualche eccezione, da 20 anni - sono piena di parenti -. I miei nipoti non li vedo molto interessati al folclore, e mi dico che è un peccato. Come dicevo, ammiro i lavori altrui, mi piace parlare con le donne nelle fiere, guardare mio marito che arma il telaio (il nostro è piccolo), carpirne i segreti, poi anche la vista fa la sua parte e la mia pazienza finisce subito... adoro il quilt, e le storie dei disegni... Mi pare che il film fosse quello, sinceramente non ricordo! 😘

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  4. Le foto della fotografa di cui parli , sono molto belle, mi piace la prima, in particolare.
    Anche mia nonna allevava bachi da seta, noi siamo della Lombardia. Bellissima la borsa !!
    Bellissimi i santini, mia nonna ne aveva molti di quelli con il bordo ricamato, purtroppo credo siano andati persi quando lei è mancata.
    Quante volte , in montagna, ho fotografato quelle piccole edicole votive che si trovano isolate sulle strade, magari dove i sentieri fanno una curva, andare a caccia di queste cose è un'altra delle mie passioni. Bel post, belle foto !! Un saluto

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    1. Abbiamo molte cose in comune, ed è per questo che mi piace leggere i tuoi post, i tuoi "giriingiro". Sono piena di santini, non tutti messi bene, ma mi emozionano perché sono centenari, con dei "ricami" pazzeschi (appartenevano ad una zia di mio marito). La borsa è bella, da vicino, nonostante qualche logorio, è notevole. Una volta erano dei veri artigiani, te pensa che ho comprato delle perline per aggiungere, alla fine della borsa, dei fili di perle, in origine li aveva, ma non ho il coraggio. Per le edicole votive ti capisco, le fotografo sempre...

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  5. Ehi questa Silvia deve essere proprio una saccentella! :********
    Mi piace tantissimo questa rubrica, e anche questa fotografa, mi piace scoprire cose nuove e vale anche per la parte di "folklore" :)
    Le foto sono un incanto e il rosso è stupendo (ricorda quello dei tuoi capelli!).

    Non so chi stia peggio tra "noi" e "loro", penso che ad entrambe le generazioni manchi qualcosa, a me manca un tipo di vicinanza con le persone che non è quello degli "amici intimi", ma quello di "comunità", per questo amo il mio quartiere, è un po' paese ma non paese paese. I pettegoli ci sono ma c'è abbastanza gente da non sentirli volendo. Poi esistono persone come Francesco o una mia amica che se vanno troppe volte in un bar e il barista inizia a ricordarsi cosa ordinano di solito cambiano bar :P Un po' con me ha dovuto adeguarsi, io divento "mammona" con tutti, ovunque vado c'è il barista che sa come voglio il cappuccino (una volta mi sono commossa quando il figlio della mia barista storica il primo giorno che mi ha fatto il cappuccino mi ha rabboccato la schiuma quando sono arrivata a metà tazza, come fa la madre <3), il cameriere che sa come voglio la pasta e mi fa la mezza porzione anche se non si può, il pizzaiolo che mi sopporta perché chiedo sempre pizze inventate, la fruttivendola che sa qual è il punto esatto di maturazione a cui mangio la frutta... Sì sono un po' un accollo ma devo avere l'aura da bambina sperduta (così mi dicono) e me le passano tutte, in un paese sarebbe normale credo, no? (Certo non vado dove non conosco a farmi rabboccare la schiuma :P Ma la barista mi conosce da quando ho 11-12 anni.) Sotto casa ho un caffè dove posso andare anche senza prendere nulla a chiacchierare coi vicini (e non sono una chiacchierona, più che altro ascolto), oppure fare colazione, o pranzo, o aperitivo, o cena o... Qui c'è anche il mio piccolo circolo di intellettuali (un prof di liceo artistico e un ricercatore di storia dell'arte) con cui mi fermo a parlare di Romanticismo, storia e altre cose che non interessano a nessuno. I miei amici che vengono (perché questo è anche uno dei quartieri della "movida") non capiscono perché li porto sempre in un posto così dove i "vecchi" ti attaccano bottone e parlano di cose "pesanti", quando nei locali sulla via principale ci sta lo spritz+patatine a 3€ (tralasciando che dove dico io si mangia solo roba BIO di primissima qualità, ma vuoi mettere con lo spritz a 3€?). Stavo pensando se cambiare casa visto che qui sto ad un piano alto senza ascensore e non abbiamo il posto macchina, e non c'è nemmeno tanto verde, ma mi viene un po' una sincope a pensare di perdere queste cose, quando cammino per strada mi salutano tutti per nome, tutti si interessano e lo trovo piacevole. Il pensiero di rinchiudermi in un palazzo-alveare che affaccia su un altro alveare in un quartiere dormitorio per l'ascensore e il posto macchina mi fa venire la nausea. Quando torno nel quartiere di quando ero piccola (che mi è rimasto nel cuore e fantastico sempre di tornarci, un giorno) a distanza di 20 anni le persone anziane ricordano me, mia madre, mia nonna (e questo per me è di importanza capitale), proprio come quando vado in Sicilia "al paese" e sono "la nipute di Peppe" o "la nipute di Maria", e torno a casa commossa e contenta perché "so chi sono". E' stupido vero? La gente scappa dai paesi, dalle campagne, io alla fine ho sempre vissuto in posti che sembrano paesi ma non lo sono, chissà che effetto mi farebbe fare 30 minuti di macchina per raggiungere un servizio o pensare che il mondo finisce dove finisce l'ultima casa (a meno che non prendi la macchina), ma alla fine anche qui vado sempre in "drogheria" e mai al supermercato, la carne la compro in macelleria, la frutta e la verdura al mercato e se voglio andare al cinema o cambiare quartiere son comunque 30 minuti di macchina.

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    1. Sono io che mi comporto da paesana in città, oppure non è vero che la città offre tutte queste opportunità? Non lo so e non so se c'entra qualcosa col tuo post o se è perché non voglio cambiare casa, ma mi sono venuti questi pensieri :)

      Un abbraccio,
      Silvia

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    2. Eccomi, siamo simili,con l'unica differenza, che negli anni il lato asociale ha vinto . Riguardo al passato non saprei, probabilmente dovremmo puntare all'aspetto positivo. Non mi attacco alle cose (la mia casa ne è piena) né ai luoghi, voglio dire, ho cambiato casa e vita più volte, tuttavia quando vado nel quartiere dove ho vissuto per quasi 15 anni con i miei, mi riconoscono in molti, anche se... sono grandicella e i vecchi, ehmm, se ne vanno. Stessa cosa accade quando vado dall'estetista, che sta a pochi passi dal palazzone dove ho abitato per 20 anni. Lì conosco parecchia gente. Come te parlo con tutti, ho preso da mio padre, e quindi i tabaccai, i bar, i giornalai ecc mi volevano bene. Dove sto ora le commesse del supermercato appena mi guardano, l'inquilino sopra di noi è mio suocero e le amicizie, quelle vere, le vedo poco,sono sempre occupate. Ora sto nel mezzo, tra la città e la campagna, ma sono in città! Ho abitato in palazzoni, rumorosi e chiassosi, a volte mi mancano, altre volte no. Della mia vita ho nostalgia dei primi anni ottanta e dei primi anni del 2000. Comunque sì i quartieri, oggi, ti abbracciano di più... :*

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  6. Bellissimo questo post, molto interessante, pieno di storia e di passione.

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  7. Quanto mi ritrovo in questo post. Eccetto per un dettaglio: la mia famiglia è piena di storie, ne ho la testa e le tasche piene :-*

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    1. I miei genitori non sono nostalgici, vivono nel presente. Non erano/sono attaccati ai parenti e quindi... eccomi qua! 😉😘

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  8. Domani torno da queste parti e rispondo con calma. :*

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  9. Sono bellissime quelle statue religiose, mi pare che abbiano un potere magico...

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