martedì 5 dicembre 2017

Dicembre di ricordi anni ottanta


Anni settanta

Gli anni settanta fanno parte della mia prima infanzia.
Ricordo ancora il profumo del pane, quando i panettieri lavoravano di notte. Ricordo: le patatine San Carlo, gli stivali di gomma, l'impermeabile giallo, i regoli e l'odore degli astucci.
Ero una bambina tranquilla, con la testa tra le nuvole, disordinata e svogliata. Già alle elementari ero considerata strana per i lunghi silenzi, la scrittura fuori dalle righe, nel vero senso del termine, e l'ossatura che mi faceva apparire più grande.
L'immaginazione mi ha salvata!
Le pozzanghere ghiacciate si trasformavano in laghi di montagna e gli alberi in vette da scalare.

Anni ottanta - Generazione X - i figli delle figurine -



Nel 1980 avevo otto anni.

Di quella fetta di storia non è rimasto nulla, se non le prese per i fondelli dei millenium o le rivisitazioni errate della generazione Y.
Da piccolissima vedevo Candy Candy e Heidi, ma sul finire dell'infanzia esplose Lady Oscar.
Di studiare non avevo voglia e alla domanda "cosa vuoi fare da grande?", la risposta era sempre la stessa: "Essere ricca!"
A differenza delle femministe sono vissuta tra gli uomini con una mamma che ammirava John Wayne, i film di guerra, i western e i polizieschi. Non c'era posto per le smancerie, i trucchi e gli abiti da femminuccia.
Adoravo le bambole, soprattutto le Barbie. E mentre alla comunione tutte erano vestite da principessine, io indossavo una terribile gonna azzurra a pieghe. A dieci anni mia madre mi fece tagliare i capelli, e quelli, da quel momento, crebbero crespi e ribelli. Per anni non mi sono fatta fotografare. 
Ero informe, riccia, occhialuta, in compagnia della classica migliore amica magra. Se poi ci aggiungiamo che indossavo pantaloni da uomo, perché alle medie ero fuori misura, il disagio era al culmine. Eppure, nonostante i pianti e la vergogna, l'immaginazione mi ha salvata!



In televisione, soprattutto quando mi fingevo malata, guardavo vecchi film con Vincente Price, Peter Cushing e Cristopher Lee. Ero un'esperta di cartoni animati, film dell'orrore e ingoiavo fiabe, racconti e libri per ragazzi come fossero patatine. A scuola non brillavo, ma fa parte del mio essere "borderline". Sono stata una somara e una secchiona, ho avuto richiami e premi di produzione, ho lavorato ore su ore e oggi mi godo il caffè.



Degli anni ottanta cosa è rimasto? 
I sabati li passavo al cinema, capitava di vedere più volte lo stesso film nello stesso pomeriggio. Faccio parte di quella generazione in cui se si entrava a film incominciato, si rimaneva seduti per guardare l'inizio; faccio parte di quella generazione in cui se la sala era piena, e spesso lo era, si rimaneva in piedi o seduti su uno scalino a guardare la pellicola. Sognavamo di volare nello spazio con "L'impero colpisce ancora" e "Il ritorno dello Jedi". Ci cibavamo di marshmallow, rotoli di liquirizia, caramelle Rossana e bibite colorate. All'epoca non sapevamo che i dolci facessero male, né che la saccarina sarebbe stata peggio. Respiravamo il fumo di sigaretta ovunque, perfino negli ospedali. 
Ogni film era un evento, soprattutto a Natale. Le sceneggiature non si erano ancora piegate agli effetti speciali, checché ne dicano i critici.
I film sfilano tra i miei ricordi, e ogni volto, gesto, immagine accende una lucina: Grosso guaio a Chinatown, Un lupo mannaro americano a Londra, Ritorno al futuro, Stand by me,  Ghostbusters, Excalibur, ET, I predatori dell'arca perduta, 1997 fuga da New York, Piramide di paura, Greemlins, Wargames, Lady Hawke, La storia infinita, I goonies, The Breakfast Club, Labirynt, Willow, Tron, Legend, Una pazza giornata di vacanza, Footloose, Robocop, l'anno del dragone, Annie, Urla nel silenzio, La storia fantastica, Il tempo delle mele, Cercasi Susan disperatamente, Voglia di vincere, L'attimo fuggente, Brazil, Bird, The Elephant man, Christiane F - noi ragazzi dello Zoo di Berlino, Harry ti presento Sally, The Blues Brothers, Poltergeist, Terminator, Gli intoccabili, Amadeus, Platoon, Velluto Blu, L'impero del sole, La cosa, L'ultima tentazione di Cristo, Fog,  Batman, Nightmare, Videodrome, L'ultimo imperatore, Donne sull'orlo di una crisi di nervi, Arizona Junior, Beetlejuice, Il colore viola, Omicidio a luci rosse, Victor Victoria, La mosca, La casa, Full metal Jacket, Shining, Blade Runner...



Si ascoltava e, soprattutto vedeva, la musica con Deejay television, i programmi di Red Ronnie e VideoMusic. Ore e ore di interviste e video e di tentate registrazioni con le nostre apparecchiature d'avanguardia. Appartengo alla generazione delle radioline, i walkman, i walkie talkie. Appartengo alla generazione dei 33 e 45 giri, delle mangiacassette e dei nastri aggiustati per miracolo, dei telefoni a gettoni e "tanti saluti". Appartengo a quella generazione in cui gli insegnanti potevano alzare la voce, darti della somara, mandarti dal direttore/preside, scrivere una nota. 
Quando c'era d'acquistare o regolare un videoregistratore chiamavamo me, l'esperta delle "4 testine".
I cortili erano pieni di bambini e ragazzini; le signore non erano così contente di vederli giocare a pallone. Le madri sbraitavano per chiamare i figli all'ovile. Sono cresciuta così, alla mercé di mostri, pericoli, cadute e bullismo. Eppure, ero più forte dei ragazzini di oggi. Non si poteva e doveva piangere. Non con mia mamma.



Le tragedie ci sfioravano o abbracciavano, talvolta la televisione ci conduceva per mano, come con Alfredino. Nel 1986 non mangiavamo insalata per via della catastrofe di Chernobyl,  tra leggende e falsità temevamo il nucleare. Il film tv "The day after" ci spaventava più dei Visitors. I telefilm ci facevano sognare case nelle praterie o avventure alle Hawaii.



In tv passavano di tutto, da "Grano rosso sangue" a "L'esorcista" (1974).
Eravamo i figli dei cartoni animati, dei Robot, delle Anna dai Capelli Rossi, Hello Spank e Lamù. Ci piacevano i video giochi, Packman e Treasure Island erano i miei preferiti. L'ottimismo era di casa, sempre e nonostante tutto. Un ottimismo fatto di pantaloni a vita alta, maglioni colorati, lacche, paillettes prima e spillette dopo. Sognavamo di vestirci come Madonna o Jennifer Beals. Litigavamo per gli Spandau, i Duran, i Culture Club o i FGTH. Parlavamo di Glasnost e buco dell'ozono, mentre cadevano i muri. 
Ci hanno fatto credere che le band aid avrebbero sfamato il mondo. Ci hanno fatto credere che l'apartheid fosse finita.
A guardare bene i Reagan e i Cernenko sono ancora là. 
La mia anima, per quello che ne so, è sempre stata divisa in due. Una parte solare, disponibile e chiacchierona. L'altra, silenziosa, sognatrice e schiva. Ho avuto una grande amica, con lei ho trascorso mattine, pomeriggi e sere. 



Mi piaceva la musica Dark, eppure oggi mi commuovo nel vedere Billie Jean di  Jackson. Vedete, non si possono spiegare gli anni ottanta a chi è nato all'inizio degli anni sessanta, a chi è nato negli anni ottanta, novanta, duemila... Gli anni novanta li ho passati lavorando e non sono paragonabili a quelli dell'infanzia o della pubertà.



Non si può spiegare l'attesa per un film di Landis o capire cosa volesse dire per me sentire la voce di Vincent Price alla fine di Thriller. Ad oggi non riesco a spiegare l'amore che ho per Burton e Poe, ma questa è un'altra storia.



Mi piace Strange Thinghs (telefilm di questi anni), tuttavia non mi riconosco, manca la follia e l'ironia che ci rendeva unici e irripetibili.

Simona Emme alias Nerd




ps: questo post è tutto un recupero, non inserisco citazioni, notizie e quant'altro...

Probabilmente continua...



A:

Morfeo, amico scomparso
Freddie Mercury
Wes Craven
Robin Williams
River Phoenix
Mick Karn
David Bowie
Michael Jackson
John Candy
John Belushi
George Micheal
Prince
Pete Burns
Falco
Black
Whitney Houston...



6 commenti:

  1. Buonasera, un saluto veloce perchè sono a lavoro! Grazie per essere passata da noi! Buona serata!

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  2. Avevo messo un commento... boh! Va bè: adoro la foto in cima a questo bellissimo post nostalgico che risveglia in me molti ricordi, ed Exalibur è a tutt'oggi l'unico film da cinema su Artù ecc.. che abbia un senso ed è un mito. Ero una fan di Mazinga e Capitan Harlock, e poi pure io di Lady Oscar. Mi piaceva la fantascienza, preferivo Star Wars al cinema e Spazio 1999 come serie tv a Star Trek. Alle elementari mi prendevo il banco e mi mettevo in un angolo da sola a scrivere storie su marziani e su fantasmi. Ero asociale e amica allo stesso tempo. Ho avuto due amiche da adolescente, e non contemporaneamente. Poi, a vent'anni avevo invece un grande gruppo di amici. Gli anni '80 sono per me un bel ricordo. Adoravo gli Smiths e i Cure, mi compravo un sacco di dischi.
    La fantasia mi salva ancora oggi ��
    Baci ����

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  3. Quanti ricordi hai risvegliato, in quegli anni scoprii Good Morning Vietnam e Robin Williams, l'unico film di guerra che mi sia mai piaciuto, un attore che non ho più abbandonato; la me adolescente negli anni '80 ringrazia per il tuo scritto... ;) ma sono felice che sia rimasta lì. La fantasia fortunatamente me la sono portata dietro :D

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  4. Che nostalgia... forse siamo di stessa generazione. Anch'io vedevo Candy Candy e Heidi quando ero piccola...

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  5. Quando studi storia l'Ottocento viene definito "il secolo lungo" e il Novecento "il secolo breve", questo perché - detto in maniera spiccia - l'Ottocento allunga le sue propaggini storico-culturali almeno fino al 1915, e il Novecento non inizia davvero prima della Grande Guerra.
    A volte, leggendo i ricordi di chi ha vissuto l'infanzia e l'adolescenza negli anni Ottanta, mi stupisco di quanto all'80% siano gli stessi miei che sono nata nell'87 e cresciuta negli anni Novanta. E se penso che per la mia generazione, ossia quella dei millennials, "gli anni Ottanta" sono stati 20 anni fa, mi rendo conto che sono proprio "il decennio lungo", che in qualche modo è durato fino all'inizio del 2000 (vent'anni fa, appunto).
    I cartoni animati, i film (ma in cassetta!), le cabine telefoniche (ricordo il passaggio alle tessere, e le collezionavamo), gli album di figurine (calciatori, Barbie, animali...), i telefilm (e le telenovelas a casa dei nonni :x), i giochi e il tempo all'aria aperta, i videogiochi, la musica, l'inizio del film visto a film finito... Era tutto uguale.
    Noi non c'eravamo ma c'eravamo, e abbiamo vissuto tutto due volte, coi nostri occhi e con quelli di chi ci stava intorno: amici più grandi, fratelli maggiori, giovani zii e genitori. Basta pensare a come tutti ricordiamo con nostalgia il Commodore 64 anche se alcuni di noi hanno fatto appena in tempo a vederlo :P Ma è ancora un mito della programmazione.
    Ecco, siamo cresciuti nel mito degli anni Ottanta, un po' li abbiamo vissuti anche noi e un po' chi ci stava intorno ce li mostrava, da bambini, come qualcosa di epico. La realtà si è mischiata alle trame dei film, dei Goonies e della Storia infinita, di Willow, di Ladyhawke e di Star Wars, dei film di Tim Burton.
    C'eravamo ma senza esserci, come dicevo, e credo che questo faccia un po' l'effetto che fa a chi nasce in un paese da genitori stranieri sentirsi dire "tu non sei di qui". I millennials, come gli autori di Stranger Things, non prendono in giro gli anni Ottanta, li citano, li omaggiano, cercano di mostrare a chi li ha vissuti "in diretta" come li abbiamo vissuti noi.
    Filtrati, mistificati, un po' cambiati, ma la cultura di cui erano portatori è "nostra" quanto "vostra", come il giocattolo del fratello maggiore passato di mano, non è più lo stesso gioco uscito dal negozio ma allo stesso tempo lo è.

    Ho anche un'altra teoria, ma questa vale per tutti i decenni. Secondo me è sbagliato parlare di anni Sessanta, Settanta, Ottanta... A me pare che il giro di boa della cultura sia a metà decennio. Per fare un esempio, il cuore dell'era dei Beatles, dei Rolling Stones, dei Pink Floyd, va dal '65 al '75, nei primissimi anni Sessanta non c'erano ancora nemmeno i prodromi di quella cultura.
    Estendendo a tutti i decenni questo ragionamento, almeno su determinati ambiti (vestiario, musica, cinema...), secondo me i due veri decenni sono '75-'85 e '85-'95. Tornando ai film che citavo prima sono tutti usciti dopo l'85 e "ai miei tempi" erano ancora film attuali, come ora lo sarebbe un film che ha meno di dieci anni. Per cui per chi non era proprio un bebè o un bimbo dell'asilo prima del '95 "gli anni Ottanta" sono a tutti gli effetti anche il suo decennio, almeno quelli dall'85 in poi :)

    Tutto ciò per dire che negli anni Ottanta forse avevo a malapena imparato a parlare e a camminare, ma questo post ha messo un sacco di nostalgia anche a me :***

    Un grande e grosso abbraccio millennials :*

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