giovedì 13 dicembre 2018

Di tutto un po' - post di fine anno - probabilmente continua...

Immagine di Cornacchia.ru

Della scrittura

Intercalando

Quando scrivo una storia non so dove conduca. Sebbene non mi reputi un'artista, mi tuffo nella narrazione. La trama cambia a seconda dell'umore dei protagonisti.
Mi piace pensare che i veri scrittori facciano la stessa cosa. Non so se avete mai fatto un corso di scrittura, creativa o meno non sta a me dirlo, talvolta insegnano a "progettare un romanzo". Io, che sono indisciplinata per natura, non conosco "il finale". Per questo, mi dico, non sono una scrittrice.
Oh sì, mi piace pensare che gli scrittori creino storie alla Buster Keaton. 





o storie struggenti come la canzone dei CCCP


Ci si preoccupa troppo di quello che pensa la gente e si dimentica il cuore, la  "creatività". Non so se sia vera la storia dell'artista che brucia le opere, in ogni caso sono tra quelle che getta, cancella, distrugge. Non conservo poesie, frasi, disegni, siti, blog. Vado avanti. Come un treno. A parte qualche ricerca, post strampalato e fotografie (ho 3 pc colmi di immagini), cambio come i protagonisti dei miei racconti. Non ho una scrittura, ma tre, quattro, cinque. Scrivo malissimo quando "commento" (sgrammaticata è dir poco), sono naturale quando posto, onirica - è solo presunzione - quando filosofeggio e di una semplicità imbarazzante quando scrivo racconti. Né più né meno.

Della fotografia

Ad un certo punto ci ho creduto pure. Poi, di colpo, ho smesso. 

Non è una questione di Egocentrismo. Di modestia. Semplicemente mi sono stancata di rincorrere le falene.

La fotografia è un hobby, un po' come la ragioneria. Non è che io abbia una mente matematica, anzi... semplicemente capisco il dare e l'avere, come comprendo la luce e le ombre. 

Questa foto è finita su una rivista canadese

Amo creare storie, anche quando fotografo. Mi piace visualizzare quello che scrivo e poi, tutto ad un tratto, di getto appare qualcosa. Ed è un piccolo miracolo. Una sorpresa. Un prodigio. Un incanto. Un soffio. Un respiro. WoW. Mi dico. Mi convinco. Lo riporto. Ci credo. Mi credi. Corro come un treno. Deraglio. - da leggere tutto d'un fiato! -


Anche le foto più assurde, sono studiate. Come fai? Mi chiedo. Non lo so. Ti rispondo.
Mi piace osservare la rana dentro lo stagno, il falchetto sui pali della luce, l'ultima ape prima del grande freddo. Mi piace pensare che, da qualche parte nel mondo, ci sia un altro Bradbury che dia vita a un racconto. Il mio più grande rammarico? Non aver conosciuto Raymond Douglas Bradbury.


Chi lo avrebbe mai detto?

A Niviane: se non fosse stato per te oggi sarebbe un Harmony (magari ci avrei fatto i soldi ;)). Le critiche, vere, ci migliorano. Grazie per la tua amicizia sincera.

Come dicevo da un'altra parte, per 20 anni ho postato migliaia di foto ed elaborazioni grafiche (in rete ho cancellato quasi tutto), ricevendo in cambio "calci nel sedere", un tempo avrei usato altri termini. E non sono una persona che crede di essere chissà chi, anzi. Per gioco scrivo "fotografa per caso". Sono eccentrica non egocentrica.
Nel giro di un mese, un semplice e dimenticato racconto mi ha dato più di tutti i miei: siti, ricerche, blog, foto, saggi, negozi, calendari, mostre... Di questi progetti ti/mi verrebbe da fare un gran falò e buonanotte! Quanti anni persi a rincorrere le falene. L'oblio è il mio purgatorio.

Chi lo avrebbe mai detto? Mi sono commossa dopo aver letto il messaggio di Raffaella, "Lo sto leggendo di notte... come ti è venuto in mente... Potrebbe essere un film..." e subito dopo quello di Paola "Come cazzo hai fatto a cambiare le carte in tavola?" (testuali parole). Per non parlare di Sara di Amazon, che con il suo accento sardo, nel mentre cercava di aiutarmi, ha esclamato: "Lo ha scritto lei? Che bella copertina! Davvero la foto è sua?". E il "davvero la foto è sua?" è da incorniciare, e non spiego. Sto invecchiando, mi commuovono i complimenti.

Non cambierà la mia vita, no.


racconto gotico

Dopo una vita trascorsa tra casa e ufficio, Alice si procura un lavoro come bibliotecaria presso il castello di un misterioso proprietario irlandese. Un incredibile segreto respira tra le mura di quell'antica magione. Un segreto che cambierà per sempre il destino di Alice.

Aveva un modo di raccontare del tutto unico, non si soffermava soltanto sulle costruzioni, sugli abiti, sugli usi e i costumi. Riuscivi a percepire l'odore dei vicoli, il rumore del mercato, i bisbigli dei muri, la musica del suonatore di strada, lo sguardo del viaggiatore, il gusto del miele, il tocco della pioggia.
Ti coinvolgeva nella narrazione, senza troppe imbottiture, come se fosse lui lo spettatore e non noi che ascoltavamo. 





A me e Stefano: ci piace rincorrere le nebulose e le stelle comete su... nel cielo.

Un tempo qualcuno disegnò la rugiada, la brina e le stelle. Quanta bellezza!





Grazie: a Silvia. Come ho detto altrove, ci sei sempre ad ogni mio progetto (di cavolate ne ho fatte tante). Un GRAZIE pubblico è doveroso. Sei sempre la prima a venirmi incontro, sei sempre, o quasi, la prima a testare le mie follie (anche economicamente), ad assecondare una matta come me. Talvolta ho bisogno di qualcuno che non giudichi. Non sono un'artista, né una scrittrice, ma, avevi ragione, a dispetto di altri/e,  sono stata più che "raggiungibile" e  in qualche modo pago le conseguenze (ndb, che sta per nota della blogger e non per "non directional beacon"). So di non essere buona con te come tu lo sei, sei stata, e spero lo sarai sempre con me. Che ho scritto non lo so. Grazie.

Avviso per i naviganti: non credo sia difficile inserire le fonti. Chi fotografa, elabora, disegna, dipinge... utilizza tempo, danaro, fatica, studio. Non esistono solo le parole/i testi e se si può inserire il nome di chi fa cosa non è cortesia è un dovere!


Mi scuso per le mie assenze e "arrabbiature". Ci vediamo direttamente l'anno prossimo, se riesco passerò a salutarvi.

La vita è un teatro, il palcoscenico mi sta stretto! (Cit. Simona Emme... eh beh)

Hanno partecipato:

Buster Keaton
Cornacchia.ru
CCCP
SimonaEmme 


Amarti m'affatica mi svuota dentro Qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto Amarti m'affatica mi da' malinconia Che vuoi farci ? la vita E' la vita, la mia Amami ancora fallo dolcemente Un anno un mese un'ora perdutamente Amarti mi consola le notti bianche Qualcosa che riempie vecchie storie fumanti Amarti mi consola mi da' allegria Che vuoi farci ? la vita E' la vita, la mia Amami ancora fallo dolcemente Un anno un mese un'ora perdutamente Amami ancora fallo dolcemente Solo per un'ora perdutamente

CCCP

mercoledì 5 dicembre 2018

Post di transizione

... è in questo sostanziale malinteso che inciampano molte esistenze. Nell'idea completamente sbagliata che tutto sia sotto controllo. Che si possa scegliere di andare o stare, senza soffrire. Dopo tutto, avevo solo perso la mia anima privatamente, a un party, dove gli altri non potevano vedere...

Il danno di Josephine Hart

Fotografare, elaborare una foto, creare un sito, scrivere, sperimentare, leggere.. sono tutte cose che nascono dalla stessa matrice: curiosità. Senza non si va da nessuna parte. 

Un tempo utilizzavo la rete per "sfogarmi", per narrare alcune briciole della mia giornata. Nel rileggermi non mi "vedo".
Conosco il termine "livore", sono ancora arrabbiata, perché negarlo? Ci sono storie che non si possono raccontare e altre che non si possono capire. C'è chi parla di stress scambiando la stanchezza per ansia patologica e chi vi narrerà di "mobbing" senza averlo mai sfiorato. In fondo non è colpa vostra, ho avuto, nonostante l'età, una vita piuttosto "piena".
Per questo non mi scompongo quando parlano male di me, semmai sorrido, semmai ho i famosi 5 minuti, ma poi, diciamolo, perdono sempre. Eppure nel giro di due mesi 6 persone alle spalle, in rete, per motivi differenti, mi hanno definita: asociale (il che è vero), stramba (potete fare di meglio!), invidiosa (che novità!), stronza (stronza mi piace, da leggere alla Alessandro Borghese), impicciona (non è stato utilizzato questo termine, ma ho riassunto) e cuore nero (cuore nero mi mancava!). Diciamolo, probabilmente ho sbagliato qualcosa nella comunicazione, e quindi accetto "gli insulti"! Francamente, alla mia veneranda età, il gioco è bello finché dura poco. Due pettegolezzi (ho detto due, non sto parlando di malelingue) non hanno mai ucciso nessuno, ma il livore non è un buon amico. Il livore vi scava dentro. Pensateci.

Tornerò con qualcosa di più allegro. Ho chiuso questo capitolo definitivamente! 


Dal film "Un angelo alla mia tavola"



Post Vecchi 2006/2007

Perché mi sarebbe piaciuto fare grandi cose. Mi sarebbe piaciuto passare gli attimi della mia vita fotografando. Mi sono accontentata di un macchinetta da quattro soldi, e di sogni ripiegati in un cassetto. Quella piccola tasca che chiameresti "speranze". Tu ridi, sì. Perché ti sei arreso da un pezzo, e non riesci a cogliere il bacio delle farfalle. Perché nonostante tutto sono piccola. Dentro.


Ho dipinto le unghie di nero nascosto la pelle e sono uscita/Ho cercato un rifugio tra le stelle sono scivolata tra Giove e Mercurio/ hanno riso della mia ombra mi sono detta "non capiterà più"/ Ho disegnato gli astri e le nuvole ho aperto la bocca e inghiottito vento/Mi sono tolta le scarpe e ho sentito l'asfalto, caldo/ Ho guardato infondo al pozzo non ci ho trovato nulla/ solo arroganza e gelo/ Ho inseguito la coda di un gatto e mi sono ritrovata una maschera, quattro carte ed una risata/ Ho parlato con i cugini e mi hanno respirato contro / Quando le ragnatele si leveranno io rimarrò a guardare/ Ho dipinto le unghie di nero e scoperto il collo e i seni/ Qualcuno riderà/  Qualcuno non presterà attenzione/ Ascolti soltanto la tua voce/ intonazione superflua/ Canto la canzone della vita/ quello che fai, io l'ho già fatto/ offrimi un posto tra le muse, potrei cambiare idea/ Sono imprendibile/ Un giorno di sospensione euforica/ Un'ora di sotterfugi. Un minuto di odio. Un'eterna bugia/ Cambio il mio abito ogni giorno che passa Muto/ E quando credi di conoscere un solo microbo della mia essenza/ Sorrido. Lo sai che sei prevedibile? Ho parlato con il venditore di sogni/Mi ha suggerito un nuovo sound/Ho dipinto le unghie di nero e l'ho graffiato/Giurerei di averlo fatto secco, povero uomo/Ho sentito le stagioni passare e le nuvole camminare tra i miei capelli/ Ho sentito rompersi i ponti/Ho avvertito il silenzio della tua anima. Mi sono detta "non capiterà più".

Del guscio e della seta:

Tratto da una storia vera... 

A 16 anni mia madre decise di portarmi dal dietologo. Ero affetta da "un piccolo disturbo alimentare", che io chiamo "crisi da bruco". Giustamente qualcuno potrebbe obbiettare, ma prima che lo faccia, devo aggiungere che il bruco, per diventare farfalla, aumenta fino a 8000 volte il suo peso. Non sono mai stata "grassa", diciamo piuttosto "grossa". A 16 anni pesavo 78/79 chili per 1.73 m di altezza. Il problema non era il peso, era il cibo. Mangiavo in continuazione. Il problema non era il peso, erano i vestiti. Indossavo abiti da uomo, perché la taglia 50 era un optional. Il problema non era il peso, era l'insieme. A 16 anni non ero un "fiorellino". Il dietologo mi misurò le ossa: i fianchi, i polsi, il bacino, le spalle. .. e mi disse:"Potrà perdere una decina di chili, non di più". All'epoca, 10 chili in meno mi sembravano un sogno. A 16 anni mancavo di "grazia". La mia migliore amica pesava sì e no 40/44 chili. I ragazzi che volevano uscire con lei cercavano di attirare le mie simpatie... 

Le lettere d'amore di Anna le scrivevo io. Non sono mai stata un granché con le parole, ma scrivevo meglio di lei. Raccontavo i "miei" sogni, parlavo dei "miei" gusti. Anna non ci pensava, era presa dal suo amore. E io... ero troppo presa da voler "mostrare" la mia anima. La polverina, che sta sulle ali delle farfalle, serve a dar forma ai colori. Senza di essa... le farfalle non volano. Finché un bel giorno, il tizio delle lettere decise d'incontrarla. E se uno ci pensa impazzisce, gli esseri umani s'innamorano delle "parole" o dell'involucro? Stranamente Anna mi disse:"Simo, dovresti andarci tu! Tanto non mi ha mai vista... e in fondo le cose le hai scritte tu."
"Sai come mi hanno chiamata al mare quest'estate? Mostro di Lochness! Nemmeno per tutto l'oro del mondo!"

Il bozzolo è una protezione di seta fatta dal bruco di alcune falene prima di mutare in crisalide... La crisalide è la forma di transizione tra il bruco e la farfalla. 

giovedì 22 novembre 2018

Merlature e vento



Binari

Rincorriamo tutti qualcosa, e se c'è una voce, che ci piace più delle altre, la ascoltiamo. Quanto ci piacciono le parole altrui. Ci ammaliano. Ci coinvolgono. Ci posseggono. Come direbbe Francis Scott Fitzegerald, "... continuiamo a remare barche controcorrente risospinti senza posa nel passato". Ci sono giorni in cui vorrei fuggire dal web, l'ho già fatto. Sono stata così tante cose e non sono stata niente. Ho la pazienza di un bradipo, però, e l'eleganza di un elefante. Per questo, mi dico, gli angoli mi si addicono. Il rifugio perfetto di un'anima complessa.
Lo capisci da una faccia se una persona è simpatica. Quante cose si capiscono da un sorriso, da uno sguardo, una ruga, una piega agli angoli della bocca.
La rete non è fatta di facce, ma di parole. A volte leggo i bellissimi post di Rossella e mi domando se non sia più brava di Erika. 
Sapete, mi innamoro spesso delle parole altrui. Prendete Maya Cent, ha quel modo di scrivere che sembra di conoscerla da una vita o Silvia, che, come me, più di me, ha cambiato volto così tante volte che entrambe abbiamo perso il conto. Mi affeziono alle persone che sanno scrivere. Perché scrivere non è una sequenza matematica, non è infilare una frase poetica a caso, scrivere è rubare la scena: coup de théâtre. Imbrogliare. Non c'è nessuna logica, intento. E' un gioco di addizioni.
La rete ha i suoi difetti.
Ci sono certi treni che non si incontrano mai, troppo avvezzi a correre sui binari. E a forza di correre si perde il paesaggio, gli alberi, le case. Si perde il senso della parola "noi", "tu", "lei", "lui". Rimane l'IO.
Di fregature, signori e signore, ne ho prese tante. A volte, malgrado la maturità e i grattacapi della vita reale, casco nei giochetti altrui. Che importa se ci rimango male, ho una pelle di elefante e l'anima di un'equilibrista. La rete, in fondo, è anche questo: lamentele, lingue lunghe, cattiverie, pugni sui muri. E di cicola ciaccola, come direbbe mia madre, ne ho piene le tasche.
Sì, lo capisci da una faccia se una persona è simpatica. La scrittura è e rimane "un colpo di scena". 

Se mi piace qualcosa lo dico, ed è forse arrivato il momento di cambiare. Perché in fondo i diamanti grezzi sono pur sempre diamanti.




Terra

La bellezza delle piccole cose la conservo in una tasca:

brina, ricamatrice tra le foglie
nebbia, l'incantatrice 
inverno, il dormiente

Quando vado sull'orto, tra le piante aromatiche ascolto il loro sbadiglio. Si avvicina l'inverno.
A volte piove, altre volte fa freddo. Un freddo che raggrinzisce le mani, fino a farle sembrare carta vetrata. Altre volte si alza il vento e allora basta rimanere in silenzio, per sentirlo parlottare tra i rami degli alberi.
La bellezza è la terra sotto le unghie, il codibugnolo che ti sveglia al mattino, il merlo che ti ruba i vermetti in giardino. 
La brina si impiglia dovunque, disegna i contorni e le virgole. Geometrie aliene.
La bellezza non si può spiegare. Ti riempie i polmoni, ti soffoca, è come una scheggia di legno che  penetra il cuore. I poeti parlano di bellezza, ci si riempie la bocca, la si sogna e, spesso, non si capisce. Eppure ci piace romanzarla, tramandarla, cantarla, come se a lei importasse davvero.
La bellezza non è solo candore è fatta di fango e silenzio, di merlature lasciate dai vermi, di cumuli di terra abbandonati dalle talpe, di odore di marcio, di animaletti che sono venuti a morire sul prato. 

La terra non è un diletto. E' ossa, piume, cibo masticato, orme, vita, morte.

Ma a noi piace mentire. E allora ecco la brina che incastona le foglie, il freddo che allunga le braccia e un capriolo che sbuca tra i larici rossi (i larici rossi ci stanno sempre bene)...


A te, che a marzo avresti fatto due anni.



***


Notizie: il mio saggio, che non ho ancora deciso se chiamarlo "La cosa in sè" o "Quando l'uomo s'innamorò del mondo", è in fase di visione e ringrazio Silvia. Probabilmente mancherà il finale, ma io da che mondo è mondo odio i finali! Sto scrivendo un'altra cosa (e ti pareva), mi sto dedicando allo stop motion, uncinetto e a breve seguirò un corso per il solito lavoro stagionale. 

Il mio primo lavoro:




Dal mio giardino, orto, prato...






venerdì 16 novembre 2018

Cambiamenti

dal film "E' Ricca, la sposo, l'ammazzo"


Rifletto sulla mia persona. Cosa facevo ieri, cosa faccio oggi. Amo la mia libertà, sono quella che sono, senza tante problematiche del caso. Voglio dire, non sono una scrittrice eppure mi piace scrivere. Non sono una cuoca eppure mi piace cucinare. Non sono una fotografa eppure mi piace fotografare. Ho molta fantasia, questo sì.
Vent'anni di web e sentirli tutti. Mi mancano le lunghe mail di Miriam, di Salvatore e di Silvia (la mia Silvia). Mi mancano le mail. Sì.
Un tempo, e Silvia lo sa, mi divertivo a fare post complicatissimi o semplicissimi, ingarbugliati o sfigurati. Errori, orrori e chissenefrega! Mi piacevano i commenti, Miss Kundalini alias Francesca mi bacchettava, e si fa per dire, se ero troppo seriosa. E oggi mi sento una donna, porca miseriaccia, di mezza età (e ho solo 46 anni, cazzo! E come Silvia, o la Silvia che fu, odio invecchiare, lo odio dal profondo delle viscere), tutta composta, educata, manco fosse arrivata la pace dei sensi. Perché io ai sensi ci penso ancora, e non voglio che pensiate male, anzi, ma che importa, pensate male! E mi piacciono le virgole! E le pause. E i puntini di sospensione...
C'è sempre stato qualcuno o qualcuna che criticava il mio linguaggio scurrile, i miei post strampalati, i miei amori sofferti, i miei post sull'imbranataggine, come se sognare un Darcy (quello di "Il diario di Bridget Jones" primo film, primo libro) fosse reato. No, non si fa! Devi comportarti con educazione! Ma io di educazione, signore e signori, ne ho da vendere. Non sono MAI andata a rompere le palle ad altri blogger, webmaster o social vattelapesca. Ho sempre speso, già raccontato, una buona parola per tutti. Ti offendi? Scusa. Ti arrabbi? Lascia perdere. Non ti piace? Non ci pensare. Non ami il mio blog? Pazienza me ne farò una ragione. Quanto mi sono divertita. Da una parte musi lunghi, dall'altra avevo Miriam, Francesca, Salvatore (non che Morfeo fosse così divertente, e ora starà sorridendo nel luogo in cui si trova, da qualche parte...), Silvia, Adrenalina, Absinth, Marina (la mia Marina) e Julysan... un esercito di commentatori. "Rispondo qui, da me, no, vengo da te! Aspè che mi sono persa...", oddio le risate. Risate alle nove o dieci di sera. Si litigava? Sì. Si commentava? Tanto. Sempre persi in una marea di cazzate, che a pensarci mi piange il cuore. Sono nostalgica come mio nonno, prima di me.
Mi manca quando parlavo di uomini e c'era sempre qualcuna che mi diceva: "Eh no, noi donne ci salviamo da sole."
"Ci salviamo da sole." Che bella frase, non trovate? Devi sempre giustificarti, devi sempre raccontarti, devi sempre ricordare chi eri, cosa sei e cosa farai. Devi sempre spiegare le tue intenzioni, i tuoi problemi, i tuoi lavori, le tue disgrazie, perché, no, Mr Darcy non va bene. Eppure  Mr Darcy non l'ho mai incontrato e non penso esista. Sono stata con brave persone, ho sposato degli uomini buoni, pacati, gentili, orsi e maledettamente strani. Mio marito è talmente pacioso che ci, non gli o mi, ci dovrebbero fare un monumento: lui sopporta le mie paturnie, io le sue mancanze. E ora ci sarà qualcuno che dirà "Che brutto il verbo sopportare gnè gnè gnè". 
Non mi piacciono i film o i libri romantici, amo gli Horror, ho sempre voluto essere salvata, da me stessa in primis. Se raccontavo di un mobbing o di una violenza subita, c'era sempre qualcuno che interpretava male il messaggio, lasciava banalità o commentava cattiverie del tipo "non sei l'unica a soffrire" o "non sei così speciale". E ora, guardandomi indietro, mi chiedo ancora il perché di questo astio. I miei post erano solo post, come oggi. Non mi prendo sul serio nemmeno quando racconto cose serie, sui miei drammi rido sempre. Questa "bipolarità" mi ha resa la donna che sono. Marina è sparita per la mia distrazione, non ho salutato Salvatore/Morfeo per l'ultima volta... perché lavoravo troppo, di tanto in tanto penso a loro, al mio fallimento come amica. Penso a quella schiera di persone che ascoltavo: io aiutavo loro e loro, in qualche modo, mi salvavano. Penso a quando facevo la webmaster (avevo un paio di siti) e mi scrivevano a decine ogni settimana. Penso a loro, sì.
Da bambina non sognavo di diventare una principessa, ero già goffa e in sovrappeso,  me lo si ricordava in ogni momento. Mostro di Loch Ness era il mio secondo nome. Non ho avuto tempo per essere una femminuccia, non sono stata un maschiaccio, ero e sono Simona, pensierosa, fantasiosa, sognatrice e soprattutto sbadata. Volevo viaggiare e fare l'archeologa, volevo costruire robot, diventare una pirata. Non sognavo il vestito da sposa e non mi sono vestita da sposa, se non per i guanti. Non mi trucco, ho le mani rovinate e sarebbero bellissime, sono imbranata, leggo anche per strada (riviste, libri, giornali, cellulare...), sono femminista, sbatto contro i cartelli pubblicitari, non guido, mi metto spesso gli slip al contrario, talvolta pure i maglioni, e più che a Bridget Jones, come carattere, somiglio all'imbranata del film "E' ricca, la sposo, l'ammazzo",  ma amo l'intimo, i metalli preziosi e le creme da morire. Nonostante le premesse, nonostante abbia affrontato i miei mostri, pur non facendo parte della categoria delle donne fighe, c'è sempre quella che mi ricorda: "No, ti devi salvare da sola!". Ora, ci sta... sono pure d'accordo, ma a forza di salvarmi da sola, non essendo un peso piuma, non mi reggo più! 😉

Ho pubblicato un racconto anni fa di una donna che ama un uomo, a me interessava il punto di vista di lei, perché fino a prova contraria sono una lei, e seppur romantico, e ci stanno le critiche (ripeto, ci stanno!), ho deciso di pubblicarlo perché i Mr Darcy e i Gatsby non moriranno mai, fanno parte di quella che ero, che sono. Non amo Stefano perché è  pacioso, lo amo soprattutto perché mi ha aspettata per anni. Quante persone lo farebbero? Lo amo perché non parliamo la lingua dei "ruoli".

Il mio racconto, scritto anni fa, lo trovate qui:

https://www.amazon.it/Racconto-Gotico-Simona-Matarazzo-ebook/dp/B07KJ8ZFPV/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1542395545&sr=8-1&keywords=racconto+gotico+matarazzo


giovedì 1 novembre 2018

Raccontarsi - super post 2018

Mi piace scrivere. Non dico di saperlo fare bene, tuttavia mi circondo di vocaboli. Mi piacciono le parole, le virgole, che a dir la verità nelle mie frasi abbondano. Come le parentesi. I punti di sospensione. Le pause.
Mi piace leggere, spiare, invidiare i regni altrui. Mi piace la bellezza. Oddio come mi piace la bellezza. Quel certo tocco. Quell'eleganza, mai stravolta dall'eccesso, in cui mi ci vorrei tuffare anima e corpo. Mi piacciono le mani delicate, i visi pallidi, gli occhi enormi. Mi piacciono le imperfezioni. Le lentiggini. Mi piacciono quei blog curati, quelle foto, espropriate dalla rete, in cui c'è sempre il luogo e la luce giusta. Mi piacciono le polaroid e la giovinezza. 

Vorrei fuggire da me stessa, inciampare altrove. Ovunque. Uscire dal mio corpo. Svuotare la testa.

Mi piace fotografare, eppure non sono mai contenta. 

Le fotografie narrano storie, custodiscono istanti della nostra vita. 

Se guardo gli scatti fatti negli USA troverò dettagli apparentemente poco interessanti, ma la vita è fatta anche di questo. Soprattutto di questo.

Foto "scartate" del WY, Route 66 e Gran Canyon






Cuore selvaggio

La madre

Oggi ci sono movimenti che valorizzano la Dea Madre, la divinità femminile primordiale. Il mio spirito selvaggio insegue le gesta primitive perché lì mi ci ritrovo, tra gli sciamani e gli animisti. Chissà come doveva essere il mondo prima della civilizzazione... Ogni percorso - religioso, spirituale, creativo - passa attraverso "La cerca". Ogni persona compie un viaggio, fatto di corsi, letture, incontri, parole. Di idee, in rete, me ne sono state rubate tante, si sa, eppure sono riuscita ad addomesticare la rabbia. Sono istintiva, "basica", a modo mio spirituale. Quando esco con i cani al mattino annuso l'aria per comprenderne il codice. Non ho una madre e un padre da pregare ma una schiera di spiriti che vivono, ascoltano, respirano tra i sassi, il fango e le foglie. Mi piacerebbe chiamarli Kodama, come gli scintoisti. Dialogo con la Natura che non è né giusta né spietata. La Natura è equilibrio. Il virus della Terra è l'uomo, il vaccino si chiama "cambiamento climatico", tuttavia, noi sottostiamo al "sé". 

Ora vi dico cosa mi piace del "Matriarcato". Mi piace l'idea romantica, perché come direbbe Baricco viviamo in un'epoca romantica. Riane Eisler, nel libro "Il calice e la spada", contrappone una società dominatrice (la spada) con una collaborativa (il calice). Mi piace pensare, come Eisler, che una madre non voglia la guerra, eppure la nostra società è fondata sullo "stupro". 
Si pensa che un tempo le donne avessero una posizione magico-religiosa, che fossero la base della coesione sociale. Se dovessimo analizzare le ricerche di studiosi, archeologi, filosofi ci scontreremmo con idee e posizione articolate, come quelle che dividono il mito del matriarcato (parola poco amata dalla sottoscritta e da Riane Eisler) in: demetriano, che esalta la ciclicità della natura; amazzoniano, che mette in luce la libertà e afroditico che inneggia al piacere. Leggendo le ricerche di Robbie Davis-Floyd o/e Vicky Noble scopriamo che la maternità e il ciclo mestruale erano considerati sacri. Ovulazione e mestruazione erano momenti di meditazione e creatività. Non entro nel merito dei cerchi e delle "rivisitazioni" moderne, da mancata "folclorista/studiosa" sono più interessata a sapere il dove, il come e il perché che intromettermi nei percorsi altrui.

Leggendo la tesi e gli appunti di un'amica, mi ritrovo smembrata da animali mistici, antichi spiriti e demoni. Come gli sciamani prima di me, sono immersa nella mia isteria. Non c'è saggezza, espiazione, solo una solitaria consapevolezza. Ed è per questo che scrivo in rete. Non mi basta la vita reale, mi piace trasmettere quello che vedo, respiro, leggo, provo. Religiosamente/spiritualmente parlando mi sento vicina ai "primitivi", provo una sincera commozione nel visitare una grotta, porta di accesso all'altro mondo. Mi commuovono le incisioni rupestri e i resti di palafitte. Poi, finisce là. Nell'ammirare l'ambra, le frecce di selce, gli scheletri, gli antichi reperti archeologici mi sale il freddo. Come vivevano? Avranno patito la fame, la sete? Avranno avuto paura? Oggi ci sono le diete paleolitiche e dai nostri pc scriviamo di saggezza, libertà e recupero di valori. 

Penso alla "Terra", alla parola "Madre". Penso alla Madre Nutrice, alla Genitrice di Dio e sarebbe bello se riuscissimo a cogliere il significato del verbo accudire. 

Guardando le immagini cristiane si avverte un senso di pace, forse gli artisti sognavano un mondo fatto di cura e amore.




Jesus Christ Superstar



Da bambina, per chi non lo sapesse, ero religiosa. A mio modo. Seguivo perfino una sorta di "calendario delle buone azioni": preparare e spreparare la tavola, buttare l'immondizia, aiutare una persona anziana ad attraversare la strada... insomma cose così! Per certi versi sono sempre stata ossessionata dai rituali, durante l'eucarestia ero tra quelle bambine paffutelle e rotolanti che portavano i "doni" sull'altare e naturalmente leggevo la prima o la seconda lettura. Per me Dio era il sole o il salice vicino casa, quando lo tagliarono piansi per giorni. Nel mentre facevo domande assurde agli insegnanti di religione e mi chiedevo la necessità dei santi,  riflettevo sul cattolicesimo. All'epoca non simpatizzavo per quello o quell'altro personaggio biblico, l'unica cosa che mi importasse davvero erano i "regalini", tutte quelle cose kitsch come le candele, le medagliette argentate e le preghierine sul legno della prima comunione. Perché la prima comunione era un affare serio, come la benedizione del Papa per mia nonna Ancilla, che non mancava di prenderla in diretta TV tutte le domeniche, in quella cucina piccolina, di un paese piccolino, con un bagno ancor più piccolo situato fuori dalla casa.
Avrò avuto all'incirca nove o dieci anni quando capii che la mia religione era tutto fuorché gioiosa. I santini, che mia nonna Adelaide portava con sé, narravano storie dell'orrore: c'era la santa a cui avevano strappato un seno, quella a cui avevano cavato gli occhi, quella con disturbi alimentari...  e quando entravi in una chiesa ti imbattevi spesso nel dito o nella lingua di qualcuno. Per non parlare delle pellicole: bambini strappati alla vita dopo aver dialogato con Dio, Gesù tormentati, ragazzine visionarie e santi sofferenti. 
Finché un bel giorno vidi "Jesus Christ Superstar". Nella mia galoppante immaginazione quello era Gesù, un essere umano che parlava ad un popolo arrabbiato, stanco e oppresso. Un essere umano fragile dinanzi ad una folla di lebbrosi. In quel momento capii che la religione non poteva essere eterno dolore, pentimento, volti afflitti, capi chini, lapidazioni, frecce, flagellazioni, stigmate, sangue. Doveva essere qualcosa di più.  
Con gli anni ho smesso di andare in chiesa, sempre più distante dal mio sentire, semplice, umano, spogliato da tanti orpelli. A 14 anni credevo in una grande Energia, a 20 ho capito di essere Animista. Ogni cosa, per me, ha un'anima, femminile e maschile. Eppure sono sempre stata affascinata dai miti, il "cosa c'è di vero" mi conquista più di una torta al cioccolato. A 27 anni stavo partendo alla volta della Francia per una piccola spedizione sulle tracce del Graal, ma questa è un'altra storia.
Ogni cosa ha un senso. La differenza che passa tra una persona religiosa e la sottoscritta, è che il religioso compie un atto di fede, attenendosi alle regole del gruppo, io credo nella Natura e mi baso su quello che vedo. Negare le origini significherebbe cancellare una parte di me.



E poi arriva il musical. Luci sparate, giocolieri, canti e balli e ovviamente Lui, il mio piccolo grande eroe: Ted Neeley.



Finalmente ho visto a teatro uno dei miei musical preferiti, quel "Jesus Christ Superstar" della mia rivoluzione religiosa. E' stato tutto perfetto: regia, attori, balli, canti, musica. Talmente perfetto che quasi mi sono commossa. Ed è difficile spiegare la bellezza quando te la trovi davanti. Il mio eroe era lì, settantacinquenne dalla voce potente, che con il suo "Get out" nella scena del Tempio quasi cascava la sala. Perfino io, che manco se vedo Leonardo DiCaprio mi scompongo, mi sono alzata in piedi ad applaudire. 

Io

Ed è tutta lì la mia essenza. Letture, passeggiate, sguardi. Amo leggere. Mi lancio nello spazio virtuale come un'astronauta. Ogni tanto inciampo su qualche pagina, post, amica. Oh... l'amicizia. Mi commuovo nel sapere che Luna, ad esempio, vive in una casa piccina picciò o che Violet ami scrivere sorseggiando una tisana calda. Ogni loro azione muove la mia immaginazione. Avrei voluto avere una madre allegra come Jessica, scrivere come Viola, amare come Niviene, ridere come Francesca,  possedere l'intelligenza e la cultura di Silvia o Nat, avere una bimba come Silvia. A volte mi piacerebbe essere competitiva, utilizzare form e foto altrui, quelle di Pinterest ad esempio, senza preoccuparmi di citare le fonti e la provenienza, arrabbiarmi, magari, se qualcuno mi ruba un'idea. A volte mi piacerebbe essere nata magra e tremendamente bella, perché, diciamolo, sono stufa di esserlo dentro. Citando Wilde "Tutta l'arte è completamente inutile", e io ne so qualcosa.

365 giorni

Seguire un progetto come 365 giorni non è facile. Soprattutto quando stai male, il morale è a terra o hai avuto una brutta giornata. Come dicevo, mi piace scrivere, "esibirmi". Probabilmente è uno sbaglio.

Fotografia




Le fotografie narrano storie. Quello che mi piace degli spazi altrui è la scelta delle foto. Dove tutto è perfetto. Lineare. Nero su bianco. Luci. Ombre. Fiamme. Ed è lì che molti si perdono. Sulla superficie, dimenticando l'essenza.




Piccoli consigli:  Erika Maderna e Viola del Lago

martedì 23 ottobre 2018

Ritorno al futuro - la mia rabbia - autocritica

A volte bisognerebbe reinventarsi per divenire. Mutare pelle, colore, idea, essenza.
Fare come la natura. Variare. Trasformarsi. Cambiare il corso degli eventi.

Non comprendo l'odio, la rabbia, il livore, l'invidia che spingono una persona ad odiarne un'altra. Non comprendo il revisionismo storico, le buggerate, i sotterfugi, le affermazioni false, i cartelli pubblicitari, i propagandisti dell'ultima ora. Non concepisco i benaltristi, i complottisti e  quelli che sottolineano gli errori altrui per semplice comodità. 
Non capisco le etichette ma soprattutto gli ignoranti, quelli che non leggono mai e che magari esclamano: "Tu credi a tutto quello che leggi?". Non mi fido di chi segue una sola verità, ripete a pappagallo quello che racconta "il gruppo" o il giornalista tal dei tali e non si pone mai domande. Diffido dei fanatici. Tutti.
Eppure avrei dovuto intuirlo, in fondo vivo in una piccola città dove la cultura è un optional. Avrei dovuto intuirlo da alcune frasi come: "A cosa servono la letteratura, la geografia e la storia?".
Passano gli anni e inciampo ancora in quelli che difendono, ad oltranza, certi dittatori. E "il quando c'era lui" diventa un mantra. La colpa è della scuola, delle istituzioni, dei libri scritti dai potenti, dai giornalisti di parte, dagli scrittori frustrati. La storia è fatta di volti, date, dolore, guerre, massacri, carneficine. Per non creare diatribe, polemiche sterili ci avrebbero dovuto insegnare anche gli sbagli e gli omicidi compiuti dai partigiani (ad esempio il Triangolo della Morte), così oggi non si rivaluterebbero "certe nostalgie". I professori dovrebbero mostrare le luci e le ombre del genere umano, analizzare le sfumature, eliminare le etichette, comprendere le ragioni del "male". I dittatori, rossi o neri, sono dittatori senza tanti ma e tanti se.
Non ci si cosparge mai il capo di cenere. Mai. 
Abbiamo visto città e  paesi schiacciati dai rifiuti. Alcuni centri sono diventati invivibili per la droga, la prostituzione, la malavita e le latrine a cielo aperto. Eppure non abbiamo avuto governanti in grado di proteggerci o di insegnarci la differenza tra male e bene. Ci hanno inculcato la paura. Non abbiamo difeso alcun valore, non proteggiamo le donne e i bambini, no, semmai avvaliamo la tesi che "lo straniero" sia "il criminale". Abbiamo permesso che la droga si spargesse ovunque, che entrasse nelle nostre case. Abbiamo permesso che i bambini corressero nei ristoranti, ribaltassero le sedie, tirassero i sassi alle anatre e ai colombi, imprecassero a scuola, spogliassero i salici. Abbiamo concesso tutto quello che potevamo concedere, tuttavia oggi odiamo chi ha meno per un fottuto cellulare. Ci convinciamo che prima dell'euro vivessimo come dei Pashà, che l'evasione fiscale (che praticano quasi tutti) sia la norma, anzi l'unico modo per campare. Facciamo la morale agli altri, perché ci piace sentirci puliti, superiori, onesti.
E' morale interessarci di quello che fa X a letto? E' morale prendersela con gli omosessuali? E' morale eliminare l'aborto e garantire l'interruzione di gravidanza clandestina? Se non leggete, almeno imparate a guardare qualche pellicola (ad esempio "4 mesi, 3 settimane e 2 giorni" di Christian Mungiu).
E' morale giustificare chi picchia e massacra un colpevole? Quali sono i confini? Non riusciamo a dirci, nonostante la nostra fragilità e bulimia verbale, che la giustizia non deve guardare in faccia a nessuno. Siamo bravi a prendercela con i  parenti o la sorella di Cucchi, siamo bravi a dare giudizi affrettati sulla vita del giovane geometra e perdiamo il senso della parola "giustizia", che va al di là delle antipatie, simpatie, schieramenti politici, opinioni. "Il fai schifo" non è consentito né in rete, né sui giornali, né da chi ricopre certi ruoli. Punto.

Per l'esercizio della giustizia deve esistere un codice che classifica i comportamenti non ammessi in una certa comunità umana, e una struttura giudicante che traduca il dettame della legge in una conseguente azione giudiziaria.

Sono nata nel 1972. Sono una figlia degli anni ottanta, quelli in cui i film creavano stupore, meraviglia e una sana ingenuità. Sono cresciuta, nonostante qualche mostro, grazie al futuro radioso che si respirava in Europa. Temevamo la "Guerra fredda" e la bomba atomica. Eppure saranno stati la Glasonst', la Perestroika, la caduta del muro di Berlino, il trattato Inf... credevamo in un mondo migliore. Negli anni novanta sono caduti altri muri, purtroppo svolte altre guerre, tuttavia abbiamo visto la fine dell'Apartheid (1994). 
Sapevamo tutto sul buco dell'Ozono, sulla fame africana e sul deforestamento della foresta amazzonica. Tutto. Sapevamo!

Nonostante i presupposti siamo diventati cattivi, sporchi, livorosi, ignoranti e maleducati. Un indigente avrebbe qualche ragione per essere arrabbiato; chi ha smartphone, tablet, pc, satellitari, pay tv, armadi pieni di vestiti e scarpe o elettrodomestici dell'ultima ora, come può definirsi povero? Nel mentre le mie amichette, oggi razziste o snob, abitavano con i genitori, la sottoscritta a 24 anni viveva da sola. Ho sempre pagato mutui, finanziamenti, bollette, spese condominiali e straordinari, eppure non mi sembra che negli anni novanta fossi più ricca o che mi sia impoverita grazie agli Euro. Ci piace raccontarci frottole, magari al ristorante, quando i nostri genitori ci rinunciavano per comprarci i libri (i miei ad esempio) o un paio di scarpe. Ci piace fare le vittime, per i nostri figli ai quali insegniamo a inquinare più di prima. Abbiamo creato malumori, razzismo, ignoranza, disprezzo, confini, muri. I nostri figli non sono nati per fare gli impiegati a 1000 Euro al mese, non li abbiamo cresciuti per sporcarsi le mani in fabbrica e soprattutto guai a farli lavorare di domenica! Però, gli altri rubano il lavoro.
Ieri davamo la colpa ai quarantenni, cinquantenni, sessantenni, oggi chi dobbiamo incolpare? 

martedì 25 settembre 2018

Minorca - terza parte - archeologia

Il viaggio attraverso la Minorca archeologica continua...


Per motivi di tempo le immagini non hanno "cornice e firma", tuttavia ricordo che sono state scattate dalla sottoscritta. E' vietato l'utilizzo!




Villaggio Megalitico di Son Catlar

Il ciclopico muro è quasi intatto. Le pareti spesse due metri circondano l'intera area e si estendono per quasi un chilometro. All'interno si incontrano i resti del villaggio e del recinto di Taula.

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Naveta d'Es Tudons

E' la più grande e meglio conservata Naveta funebre di Minorca. Venne utilizzata, quando non vi erano ancora "le caste", come ossario collettivo tra il 1200 e il 750 a.C.. La sua origine sembrerebbe più antica, pre-talaiotica. Ha la forma di una nave rovesciata, da cui prende il nome (naveta ha origine dal vocabolo "nau", ossia nave).

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Le due navete di Rafal Rubì

Risalenti all'età del bronzo, sul finire della cultura pre-talaiotica e all'inizio di quella talaiotica.

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Ipogeo di Torre del Ram

Si tratta di un ipogeo sepolcrale dell'età del bronzo (1600-1400 a.C.). Con il passare dei secoli, questa cavità venne utilizzata per ospitare animali. 

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"I recinti di Taula" sono edifici religiosi a cielo aperto, costruiti nell'età del ferro in epoca post talaiotica (550-123 a.C.). Le celebrazioni religiose venivano praticate in estate, la divinità era simbolizzata dal pilastro centrale.
Si chiamano Taula (tavola in catalano) per via di una leggenda, in cui si narra di grandi tavole in cui pranzavano e cenavano i giganti...












Insediamenti talaiotici di Torre d'en Galmés

Ci sono monumenti che vanno dal 1700 a.C. fino all'ultimo periodo dell'età Romana

Questo è il sito archeologico più bello dell'isola, almeno tra quelli che ho visto. Le foto "storiche" che vi ho mostrato (in due puntate) rappresentano solo una parte dei siti archeologici di Minorca.