lunedì 30 aprile 2018

Di promesse

Da quando è iniziato l'anno, non ho avuto un attimo di tregua. Tra influenza, traslochi, spalla, lavoro stagionale e chi ne ha più ne metta, rubo questa oretta per un saluto. Breve.
Non andrò al nord, ci spingeremo nei mari del sud. Probabilmente non così a sud, tuttavia mi piace dirlo. Ricordi di pirata, Rum e tante cose.

La rete non mi dispiace. Ogni tanto incontro personcine magiche, la cui essenza accarezza i rami delle nuvole. Perché, dovete sapere, anche le nubi hanno le fronde... costituite da vapore acqueo. Ed è così che ne avverto il profumo.

Nota di testa: la prima sensazione è quella dello zenzero, i cui fiori sono rossi, arancioni e gialli. Non so se sia vero, ma mi piace pensarli così.

Nota di cuore: la seconda sensazione, quella centrale, annulla la precedente e ti trasporta tra i boschi. Se chiudi gli occhi, ne avverti l'essenza. Battito di ciglia, linfa e fiorellini dall'apparenza fragile.

Nota di fondo: quando sei sicuro di non percepire più la nota di cuore, ecco che arriva l'ultima. Una fragranza che ricorda quelle case improvvisate sugli alberi, di cui la nostra fantasia si nutre fino allo sfinimento.

Quando incontri persone così, credi nell'impossibile.

foto di Laurence Dutton

Del saggio al sapore d'estate

L'anno scorso, per un paio di volte alla settimana, ho ripreso a scrivere. Il saggio, accantonato in un angolo sperduto della casa, grida vendetta. 

Visto che va di moda, non chiedetemi perché, anticipare qualche pagina... Ecco qui una briciola del mio lavoro incompiuto. 


E’ una giornata di fine estate, l’aria è meno calda e fuori piove, ormai da ore. Il vento soffia accompagnato dalla danza incessante dell’acqua, che batte, con ritmo cadenzato, sulle finestre. Robert Louis Stevenson (1850-1894) non si dà pace, non ama l’uggiosa e umida Braemar, nelle sue vene scorre la vivacità francese di Margaret, sua madre. Lui e la famiglia sono costretti a stringersi intorno al fuoco nel villino della compianta signorina McGregor. Il dodicenne Lloyd trasforma ben presto la casa in una pinacoteca, con tanto di penne, inchiostro, fogli e acquarelli. Robert inizia a giocare con il figliastro, prima tratteggiando bizzarri paesaggi, poi dipingendo un’insolita mappa: la mappa di un’isola. A quel punto, preso dall’entusiasmo, disegna insenature, colline, arricchendoli di dettagli. Ben presto la mappa diventa l’argomento del giorno, un allegro passatempo per tutta la famiglia. Margaret sorride, la moglie e il figliastro applaudono. Il padre, Thomas, non può che esserne entusiasta, da giovane costruiva fari ed è ancora stregato dAl mare. Le mappe Stevenson ce l’ha nel sangue, suo nonno, Robert, costruisce il faro di Bell Rock e poi pubblica una relazione con tanto di pianta dettagliata di scogli e titoli. Il libro “L’isola del tesoro”, pubblicato nel 1883, nasce per caso, in un giorno di pioggia. (...) Alla morte dello scrittore, a detta del figlio adottivo Lloyd, gli uomini di Samoa ricoprono la bara con tappeti di stuoie intrecciate, che rappresentano ricchezza e posizione sociale. Iniziano a intonare antiche melodie, canti di addio. E’ notte, al lume delle torce, gli abitanti del luogo, armati di picconi e machete aprono un varco per trasportare la bara. Una fitta vegetazione circonda la cima e gli indigeni s’inerpicano lungo il sentiero da loro stessi aperto per condurlo nella nuova casa. Alcuni alberi caduti ostacolano il cammino, il terreno è scivoloso e il caldo è insopportabile. Il giorno seguente avanzano ancora a fatica, portano a turno la pesante cassa di legno, cadono e si rialzano più volte, tuttavia procedono. Giunti sulla vetta, da cui si intravede il mare, finalmente possono seppellire Tusitala. Sulla tomba sono incisi dei versi, scritti dallo stesso Stevenson: “… Qui riposa, dove agognava stare: a casa è il marinaio, a casa, tornato dal mare, e il cacciatore è tornato a casa dalla collina.”

Emilio Salgari (1862-1911) non viaggia, non sperimenta l’avventura. Conosce il Mar dei Caraibi, l’India e la Malesia sui libri. A Negrar, dove trascorre l’infanzia, non c’è il mare, semmai rocce marnose, colline dominate dai vigneti. (...) Salgari è un abile alchimista, uno scrittore ebbro di mari e paesi sperduti. Abitua i lettori ad esercitare la propria fantasia, narrando storie di uomini e donne giramondo, di eroi e spadaccine, di pirati e corsare. Sogniamo, con lui, filibustieri, vascelli, jungle e odori esotici. Sandokan, principe del Borneo, incontra e si innamora di Marianna Guillonk, anglo-italiana, mentre Tremal-Naik, cacciatore bengalese, si sposa con l’inglese Ada Corishant. Nei racconti di Salgari l’amore non ha confini e spesso il nemico è il dominatore dei grandi imperi.(...)
Di rado conosciamo le sciagure che colpiscono gli scrittori, a noi interessano le storie. Come direbbe Bradbury, i libri rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive.
I libri di London e Salgari contengono quelle tracce, fatte di uomini, umanità, amicizia, esistenza. Non possiamo fare a meno della loro eredità: immaginazione, avventura e speranza.

Quando il capitano Salgari descrive le donne, queste sono giramondo, capitane di navi, eroine. L’epoca in cui vive è ancora intrisa di vecchi valori, dove le donne si muovono soltanto se accompagnate. Nondimeno è un assiduo lettore, non può non conoscere le avventure di Alexandrine Tinné (1835-1869).
Tinnè ha appena ventidue anni quando parte, con la madre, per esplorare il Nilo, ed è la prima donna a raggiungere il confine delle terre Zande. (...)
Eroine bizzarre spuntano qua e là dal passato, tra queste ve n’è una che, per ritrovare l’uomo che ama, decide di attraversare l’Amazzonia. Jean Godin prende parte ad una spedizione guidata da Charles-Marie de la Condamine.
Una volta terminata la missione, il giovane francese, sposato con Isabel Godine des Odonai (1728-1792)  in Perù, arriva in Guyana, per far ritorno a casa.
Qui una serie di complicazioni lo attendono, per ragioni politiche gli impediscono di rientrare nei territori controllati dagli spagnoli. Nell’ottobre del 1769, Isabel parte per l’Amazzonia. Lei e i suoi compagni di viaggio si scontrano con una natura ostile e selvaggia. Muoiono quasi tutti, mentre Isabel vaga affamata e sola nella foresta, dove viene tratta in salvo da una coppia di Indios. Finalmente nel luglio del 1770 si riunisce con l’amato marito, dopo venti lunghissimi anni...


domenica 8 aprile 2018

Aria - prima parte -

Ultimamente sono poco presente. Il lavoro e la famiglia occupano, al momento, la maggior parte del tempo. Tornerò in luglio. Un'altra mutazione è in atto.

Faccio parlare le mie foto, dove è possibile...

In Giro in Giro per il Piemonte (tra i luoghi... Pralormo...)
















Continua...

Il prato dietro casa - prima che passassimo col trattorino (solitamente lasciamo sempre fiori per le api e non siamo fanatici del prato)






Continua...