giovedì 17 maggio 2018

Peculiare

Il cielo è ancora grigio, la natura non è molto contenta. Tuttavia, cerco di essere ottimista e mi godo le fragole dell'orto.
Beh, ormai lo sapete, non è un segreto, adoro tutte quelle piccole, grandi, cose che rendono speciale la vita. Ad esempio amo i silenzi, le gite in bici e l'aria frizzante.
Mi piacciono pure gli incontri, quelli speciali, da cui si impara sempre qualcosa.

Talvolta sorrido dell'ingenuità altrui, chi non lo farebbe? Ognuno di noi pensa di essere speciale, di aver quel qualcosa in più. Chiamatelo quid. Ci raccontiamo, e lo sveliamo pure, di come la pioggia sappia di noi. Riveliamo al mondo ogni piccola cellula, pensiero e opinione. Crediamo, o facciamo credere, che la nostra stranezza sia una semplice parola, ad esempio "spiritualità". L'ateo crede di essere più furbo del religioso, il religioso più saggio del filosofo. Per noi "strano" è un vocabolo qualsiasi, spesso non sta bene a nessuno, eppure ci piace utilizzarlo, come un vestito riposto nell'armadio. Si utilizzano le parole "singolare" e "forte" nella stessa frase. A ben guardare, chi è quella persona che si ritiene comune e fragile? Ci piacciono le etichette. Credo nell'essere umano, meno nei gruppi, tuttavia mi incuriosiscono quelle persone che parlano calorosamente di amicizia. Sì, da lontano ammiro le sorellanze e le fratellanze. Da lontano sostengo il femminismo, la vita semplice, l'antropologia rivoluzionaria e tutto quello che ne consegue. Nondimeno mi domando, leggendo le di loro conversazioni, quanto mi somiglino. Stranezza per alcuni è "passeggiare nel bosco", per altri "conoscere le erbe", eppure, per chi non lo sapesse, sarà per l'inquinamento e l'idiozia umana, oggi vanno di moda gli orti sinergici, il giardinaggio spicciolo e la cucina naturalista, da non confondere con il vocabolo "naturismo". Non ci vedo nulla di bizzarro in un libro sulle rose.

Mi hanno chiamata "strana", che novità! Per i silenzi, la loquacità, le risate e la malinconia. Essere sé stessi ci fa apparire peculiari.

Avevo dieci anni quando andai con la famiglia in Valle d'Aosta. Mia madre ci obbligava a camminare tutti i giorni, e la cosa non mi dispiaceva. Si facevano chilometri per mulattiere e sentieri, tra fragoline, ruscelli, ranocchie e chiesette di montagna. La vita appariva straordinaria, quasi perfetta. E perfetta probabilmente lo era. Ogni foglia d'erba, albero, ramo, radice e corso d'acqua mi apparivano incantanti. 

Mi piacciono quegli incontri speciali, che ti cambiano la giornata. A volte può essere un bolide che attraversa il cielo, altre volte una volpe che sbuca dal bosco, altre volte ancora una sfinge testa di morto in giardino.

Cos'è strano? 


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venerdì 11 maggio 2018

Aria - seconda parte

La seconda parte, prima o poi, arriva sempre. Basta avere pazienza.


Dalla primavera (quasi primavera) all'Estate

Alcune foto del Piemonte





Vita


A volte quando scatto una foto, penso a cose del tipo "riuscirò a trasmettere questo istante, questo momento preciso?". Ed è tutta lì. La vita è racchiusa negli istanti. Voci, braccia, mani,  sussurri. La vita è un susseguirsi di suoni, profumi, incanti. Non è fatta soltanto di dispiaceri e insulti. La vita è il sasso raccolto, l'odore del buon vino, gli occhi stropicciati dalle lacrime. Non tutti conoscono l'arte della scrittura, non tutti siamo nati per fare grandi cose. Ci accontentiamo delle frasi da letteratura spicciola: sassi erosi dal mare, capelli scompigliati dal vento, madida di sudore. Mentre dovremmo rincorrere vocaboli come: corrosi, deteriorati, arruffati, ingarbugliati, intrisi, grondanti. Se al posto di madida infilassimo fradicia: fradicia di sudore. Riusciremmo a bloccare l'istante? 
Questo mi domando quando scatto una foto: "Trasmetto il fiore o il tulipano? Il dito o la luna?".

Simona


A volte le parole non bastano.

E allora servono i colori.
E le forme.
E le note.
E le emozioni.


Alessandro Baricco

***

Io


continua...

servizio fotografico fatto con la Lumix