martedì 25 settembre 2018

Minorca - terza parte - archeologia

Il viaggio attraverso la Minorca archeologica continua...


Per motivi di tempo le immagini non hanno "cornice e firma", tuttavia ricordo che sono state scattate dalla sottoscritta. E' vietato l'utilizzo!




Villaggio Megalitico di Son Catlar

Il ciclopico muro è quasi intatto. Le pareti spesse due metri circondano l'intera area e si estendono per quasi un chilometro. All'interno si incontrano i resti del villaggio e del recinto di Taula.

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Naveta d'Es Tudons

E' la più grande e meglio conservata Naveta funebre di Minorca. Venne utilizzata, quando non vi erano ancora "le caste", come ossario collettivo tra il 1200 e il 750 a.C.. La sua origine sembrerebbe più antica, pre-talaiotica. Ha la forma di una nave rovesciata, da cui prende il nome (naveta ha origine dal vocabolo "nau", ossia nave).

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Le due navete di Rafal Rubì

Risalenti all'età del bronzo, sul finire della cultura pre-talaiotica e all'inizio di quella talaiotica.

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Ipogeo di Torre del Ram

Si tratta di un ipogeo sepolcrale dell'età del bronzo (1600-1400 a.C.). Con il passare dei secoli, questa cavità venne utilizzata per ospitare animali. 

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"I recinti di Taula" sono edifici religiosi a cielo aperto, costruiti nell'età del ferro in epoca post talaiotica (550-123 a.C.). Le celebrazioni religiose venivano praticate in estate, la divinità era simbolizzata dal pilastro centrale.
Si chiamano Taula (tavola in catalano) per via di una leggenda, in cui si narra di grandi tavole in cui pranzavano e cenavano i giganti...












Insediamenti talaiotici di Torre d'en Galmés

Ci sono monumenti che vanno dal 1700 a.C. fino all'ultimo periodo dell'età Romana

Questo è il sito archeologico più bello dell'isola, almeno tra quelli che ho visto. Le foto "storiche" che vi ho mostrato (in due puntate) rappresentano solo una parte dei siti archeologici di Minorca.

martedì 11 settembre 2018

Minorca - seconda parte - archeologia

Le prime testimonianze umane a Minorca sono di tipo megalitico. La cultura megalitica, risalente al terzo millennio a.C., è segnalata dalla presenza di sepolcri di tipo collettivo, conosciuti come "navetas". La "naveta" è una sorta di nave rovesciata utilizzata fino all'età del ferro (circa 1200 a.C.). 
Verso la fine del secondo millennio a.C. molti popoli si stabilirono a Minorca e costruirono interi villaggi in pietra. Le costruzioni difensive, integrate nel sistema murario, presero il nome di "Talayots".

Per motivi di tempo le immagini non hanno "cornice e firma", tuttavia ricordo che sono state scattate dalla sottoscritta.




Es Coll de Cala Morell

Insediamento costiero risalente all'età del bronzo (1400-1000 a.C.)

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Si pensa che i primi abitanti di Minorca provenissero dalla zona del Golfo del Leone, nel sud della Francia: gruppi dediti all'allevamento di capre e all'agricoltura di cereali. Organizzati in piccoli clan costruivano capanne o vivevano all'interno di grotte naturali.






La necropoli di Cala Morell fu utilizzata come cimitero dall'epoca pretalaiotica fino al II secolo d.C.
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Taula



Il villaggio preistorico di Talati de Dalt

Al suo interno troviamo alcuni monumenti costruiti intorno al 1300 a.C. 

Nella seconda metà del terzo millennio a.C. una comunità di pastori e agricoltori si stabilì in questo luogo, che è stato costruito tra la fine del secondo millennio a.C. e il 123 a.C.. Il 123 a.C. è l'anno in cui Minorca venne conquistata da Roma.
Nelle opere di scavo sono stati rinvenuti materiali di epoche diverse: pretalaiotica, talaiotica, romana, tardo romana, musulmana.
Gli elementi tipici della cultura talaiotica sono: la taula (monumenti dalla forma a T, legati probabilmente alla sfera del sacro), la naveta e i talayots.

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Insediamento talaiotico di Torralba d'en Salord

Il villaggio fu abitato tra l'anno mille a.C. e l'epoca romana. La splendida Taula è alta quasi cinque metri.

Continua...

martedì 4 settembre 2018

Minorca prima parte - ossimoro

Quando si  torna a casa si sente la necessità di raccontare quello che si è visto. Un tempo Adriana, un’amica di infanzia, suggerì di raccogliere le mie impressioni in un libro. Quasi certamente le piacevano le storie che uscivano dalla mia bocca.
Ho sempre invidiato gli esploratori e gli avventurieri. A casa mia non mancano i libri fotografici, quelli della National Geographic per intenderci. Ammiro i reporter come Sebastião Salgado, e quando scatto una foto o torno da una gita, passeggiata o viaggio comprendo che i miei scatti mancano di gesti elegiaci, di vita. La passione, la spettacolarità e la tragedia sono i grandi assenti delle mie avventure, e questa è la mia più grande afflizione. Talvolta si è troppo grandi per cambiare, e altre volte troppo giovani per ammansire il proprio spirito. Sì, le mie foto mancano di pathos.

Minorca è stata una meta quasi casuale. Spinta dal desiderio di mare, e non potendo calcare le terre Caraibiche, ho scelto questa isola grazie ad alcune narrazioni gravide di entusiasmo, le quali hanno fatto centro nella mia fervida, bizzarra, immaginazione.

Minorca non manca di energia e di bellezza, eppure, nonostante il cuore selvaggio, l’essere umano è stato capace di imbrattarne la tela. Le popolari spiagge vergini sono state deflorate dall’incapacità umana, che non comprende le parole “incanto”, “selvaggio”, “incontaminato”. Spiagge di sabbia finissima, acque azzurrissime, pinete, rocce capricciose attirano barche e turisti. I luoghi più belli, verso le undici del mattino, sono presi d’assalto dalla mandria umana. Tra la vegetazione, che non manca di regalare momenti di puro splendore, si possono scorgere lattine, bottiglie (di vetro e plastica) e carta con merda decorativa. Gli zozzoni e gli indifferenti non sanno distinguere un geco da una lucertola, una razza da una medusa. Calpestano o staccano fiori di cappero senza problemi. Piante di fichi selvaggi, ulivi e fichi di india adornano l’intera isola. Nonostante i divieti alcuni turisti debosciati si spargono di sabbia rossa nelle spiagge del nord, e poco importa che la natura ne risenta.
Minorca riserva della biosfera?
Questo raccontiamo quando torniamo a casa agli altri e a noi stessi. Diciamo quanto è bello quello che si è visto, tacendo delle brutture. Queste omissioni distruggono il pianeta.

Tuttavia Minorca ha i suoi prodigi, basta spingersi in uno dei sentieri del “cami de cavalls” e sei completamente fuori dal mondo. Minorca non manca di storia, la trovi lungo la strada, un po’ ovunque.