martedì 23 ottobre 2018

Ritorno al futuro - la mia rabbia - autocritica

A volte bisognerebbe reinventarsi per divenire. Mutare pelle, colore, idea, essenza.
Fare come la natura. Variare. Trasformarsi. Cambiare il corso degli eventi.

Non comprendo l'odio, la rabbia, il livore, l'invidia che spingono una persona ad odiarne un'altra. Non comprendo il revisionismo storico, le buggerate, i sotterfugi, le affermazioni false, i cartelli pubblicitari, i propagandisti dell'ultima ora. Non concepisco i benaltristi, i complottisti e  quelli che sottolineano gli errori altrui per semplice comodità. 
Non capisco le etichette ma soprattutto gli ignoranti, quelli che non leggono mai e che magari esclamano: "Tu credi a tutto quello che leggi?". Non mi fido di chi segue una sola verità, ripete a pappagallo quello che racconta "il gruppo" o il giornalista tal dei tali e non si pone mai domande. Diffido dei fanatici. Tutti.
Eppure avrei dovuto intuirlo, in fondo vivo in una piccola città dove la cultura è un optional. Avrei dovuto intuirlo da alcune frasi come: "A cosa servono la letteratura, la geografia e la storia?".
Passano gli anni e inciampo ancora in quelli che difendono, ad oltranza, certi dittatori. E "il quando c'era lui" diventa un mantra. La colpa è della scuola, delle istituzioni, dei libri scritti dai potenti, dai giornalisti di parte, dagli scrittori frustrati. La storia è fatta di volti, date, dolore, guerre, massacri, carneficine. Per non creare diatribe, polemiche sterili ci avrebbero dovuto insegnare anche gli sbagli e gli omicidi compiuti dai partigiani (ad esempio il Triangolo della Morte), così oggi non si rivaluterebbero "certe nostalgie". I professori dovrebbero mostrare le luci e le ombre del genere umano, analizzare le sfumature, eliminare le etichette, comprendere le ragioni del "male". I dittatori, rossi o neri, sono dittatori senza tanti ma e tanti se.
Non ci si cosparge mai il capo di cenere. Mai. 
Abbiamo visto città e  paesi schiacciati dai rifiuti. Alcuni centri sono diventati invivibili per la droga, la prostituzione, la malavita e le latrine a cielo aperto. Eppure non abbiamo avuto governanti in grado di proteggerci o di insegnarci la differenza tra male e bene. Ci hanno inculcato la paura. Non abbiamo difeso alcun valore, non proteggiamo le donne e i bambini, no, semmai avvaliamo la tesi che "lo straniero" sia "il criminale". Abbiamo permesso che la droga si spargesse ovunque, che entrasse nelle nostre case. Abbiamo permesso che i bambini corressero nei ristoranti, ribaltassero le sedie, tirassero i sassi alle anatre e ai colombi, imprecassero a scuola, spogliassero i salici. Abbiamo concesso tutto quello che potevamo concedere, tuttavia oggi odiamo chi ha meno per un fottuto cellulare. Ci convinciamo che prima dell'euro vivessimo come dei Pashà, che l'evasione fiscale (che praticano quasi tutti) sia la norma, anzi l'unico modo per campare. Facciamo la morale agli altri, perché ci piace sentirci puliti, superiori, onesti.
E' morale interessarci di quello che fa X a letto? E' morale prendersela con gli omosessuali? E' morale eliminare l'aborto e garantire l'interruzione di gravidanza clandestina? Se non leggete, almeno imparate a guardare qualche pellicola (ad esempio "4 mesi, 3 settimane e 2 giorni" di Christian Mungiu).
E' morale giustificare chi picchia e massacra un colpevole? Quali sono i confini? Non riusciamo a dirci, nonostante la nostra fragilità e bulimia verbale, che la giustizia non deve guardare in faccia a nessuno. Siamo bravi a prendercela con i  parenti o la sorella di Cucchi, siamo bravi a dare giudizi affrettati sulla vita del giovane geometra e perdiamo il senso della parola "giustizia", che va al di là delle antipatie, simpatie, schieramenti politici, opinioni. "Il fai schifo" non è consentito né in rete, né sui giornali, né da chi ricopre certi ruoli. Punto.

Per l'esercizio della giustizia deve esistere un codice che classifica i comportamenti non ammessi in una certa comunità umana, e una struttura giudicante che traduca il dettame della legge in una conseguente azione giudiziaria.

Sono nata nel 1972. Sono una figlia degli anni ottanta, quelli in cui i film creavano stupore, meraviglia e una sana ingenuità. Sono cresciuta, nonostante qualche mostro, grazie al futuro radioso che si respirava in Europa. Temevamo la "Guerra fredda" e la bomba atomica. Eppure saranno stati la Glasonst', la Perestroika, la caduta del muro di Berlino, il trattato Inf... credevamo in un mondo migliore. Negli anni novanta sono caduti altri muri, purtroppo svolte altre guerre, tuttavia abbiamo visto la fine dell'Apartheid (1994). 
Sapevamo tutto sul buco dell'Ozono, sulla fame africana e sul deforestamento della foresta amazzonica. Tutto. Sapevamo!

Nonostante i presupposti siamo diventati cattivi, sporchi, livorosi, ignoranti e maleducati. Un indigente avrebbe qualche ragione per essere arrabbiato; chi ha smartphone, tablet, pc, satellitari, pay tv, armadi pieni di vestiti e scarpe o elettrodomestici dell'ultima ora, come può definirsi povero? Nel mentre le mie amichette, oggi razziste o snob, abitavano con i genitori, la sottoscritta a 24 anni viveva da sola. Ho sempre pagato mutui, finanziamenti, bollette, spese condominiali e straordinari, eppure non mi sembra che negli anni novanta fossi più ricca o che mi sia impoverita grazie agli Euro. Ci piace raccontarci frottole, magari al ristorante, quando i nostri genitori ci rinunciavano per comprarci i libri (i miei ad esempio) o un paio di scarpe. Ci piace fare le vittime, per i nostri figli ai quali insegniamo a inquinare più di prima. Abbiamo creato malumori, razzismo, ignoranza, disprezzo, confini, muri. I nostri figli non sono nati per fare gli impiegati a 1000 Euro al mese, non li abbiamo cresciuti per sporcarsi le mani in fabbrica e soprattutto guai a farli lavorare di domenica! Però, gli altri rubano il lavoro.
Ieri davamo la colpa ai quarantenni, cinquantenni, sessantenni, oggi chi dobbiamo incolpare?